Riflessioni sulla Venezia che fa pagare l’ingresso in chiesa

Venezia è lunga circa 5 chilometri e larga 3. Non è una forma geometrica perfetta, per cui i chilometri quadrati totali sono circa 414.
Venezia ha complessivamente 148 chiese, quasi 3 ogni chilometro quadrato.
Per fare una proporzione, Roma – che può vantare circa 900 chiese tanto da essere la città con più chiese al mondo – conta circa 1,4 chiese ogni chilometro quadrato.
In proporzione, Venezia presenta quindi una concentrazione di chiese incredibile all’interno di un’area tutto sommato modesta.

Secondo i dati Istat del 2017, in ambito turistico Venezia ha registrato circa 10,5 milioni di presenze posizionandosi al terzo posto in Italia dopo Roma (25,1 milioni) e Milano (10,9 milioni).

Dove voglio arrivare con tutti questi numeri? Non a una conclusione, bensì a una domanda.
Secondo voi, quanti di questi 10,5 milioni di turisti hanno visitato le chiese di Venezia al di fuori della Basilica di San Marco?

La percezione mi porta a dire “pochi”, perché sono diverse le volte che mi inoltro alla scoperta di chiese meno conosciute quasi in totale solitudine. Eppure ogni volta trovo in esse storie, opere, curiosità che le renderebbero altrettanto protagoniste di un flusso di visite che si concentra per lo più nelle solite aree note.

Esistono decine e decine di libri che suggeriscono ai lettori itinerari alternativi, eppure la stragrande maggioranza dei turisti si limita a seguire le scritte “Per Rialto”, “Per S. Marco”.
Venezia è diventata un immenso museo nel quale si visitano solo poche stanze. Deve far inoltre riflettere che si parli di Venezia come “museo”, in quanto il repentino calo demografico (qui i dati) si somma a quello dei sacerdoti (qui i dati).

Venezia ha iniziato da tempo un processo di svuotamento del vissuto quotidiano, lasciando alla storia del passato il maggior – se non unico – elemento di traino dell’economia. Il libro-saggio di Salvatore Settis, “Se Venezia muore”, affronta in maniera approfondita questo argomento, spaziando con esempi di altre città del pianeta.

Il mondo sta cambiando, Venezia no. E per assurdo è l’effetto “bomboniera” quello su cui si sta investendo, tanto da creare una Veniceland (nell’accezione negativa del termine) simile a un parco giochi di opere artistiche e architettoniche.
La cronaca recente parla tra l’altro del rischio di chiusura del mercato del pesce di Rialto (leggi qui) e della trasformazione dei bacini dell’Arsenale in magazzini per il Mose (leggi qui).

A questo posso aggiungere la mia preoccupata testimonianza nel parlare con volontari o dipendenti di chiese e musei. “Ormai ogni parroco deve seguire più chiese – mi hanno raccontato – e pertanto si fatica pure a dire messa. Anche perché spesso non ci sono i fedeli, se non i più anziani che ancora vivono qui”.
In alcune chiese si deve pagare per entrare.
A meno che tu non voglia entrare per sederti e semplicemente pregare. Addirittura è nata un Chorus Pass, presente anche nella versione Family, che riunisce sedici tra le maggiori chiese di Venezia permettendo di visitarle a un prezzo vantaggioso (leggi qui).
In mancanza delle offerte dei fedeli, speriamo nei turisti.

“Sono nato a Venezia e ci rimango perché non voglio abbandonarla, anche se non è facile”, mi ha confidato un giovane dipendente di un museo. “Vivo qui da sempre e non smetto mai di scoprirla”. Parole semplici ma che spesso mi risuonano in testa come la campanella di un allarme sociale.

E’ facendo pagare l’ingresso in una chiesa che si risolverà il problema di Venezia?
O è facendo vivere i veneziani che si potrà dare a Venezia un vero futuro?

 

 

Alberto Sanavia