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	<title>Alberto Sanavia &#187; Arte</title>
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		<title>Michele Marieschi e le fortune spezzate</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 16:34:20 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Misteri, fonti incerte e confusioni storiche. Quello di <strong>Michele Marieschi</strong> è il racconto di una vita meglio delineatasi nel tempo, riordinata e fuoriuscita lentamente da soffici e offuscate nuvole, come quelle da lui dipinte in diverse opere. Banalizzando, oggi lo si definisce brevemente “<em>pittore vedutista e incisore</em>”, ma solo la ricostruzione degli storici – nonostante le poche fonti a loro disposizione – è riuscita a collocarlo come tra i maggiori vedutisti del Settecento. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per questo, ribaltando il classico incedere delle biografie, è bene partire dalla fine.</span></p>
<div id="attachment_2162" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Punta-della-Dogana-e-San-Giorgio-Maggiore-1739-40.jpg"><img class="size-medium wp-image-2162" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Punta-della-Dogana-e-San-Giorgio-Maggiore-1739-40-300x187.jpg" alt="Michele Marieschi - Punta della Dogana e San Giorgio Maggiore (1739-40)" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Punta della Dogana e San Giorgio Maggiore (1739-40)</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA MORTE, L’ALLIEVO, LA MOGLIE E LA MALEDIZIONE<br />
</strong>E’ il <strong>18 gennaio 1744</strong> (1743 more veneto) e Michele ha appena <strong>33 anni</strong>. Cinque giorni prima ha compilato il testamento. La sua morte è prematura anche per l’epoca, ma ancora oggi non se ne conosce la specifica ragione. La causa della sua scomparsa si attribuisce in maniera quasi filosofeggiante «per la troppa assiduità della fatica e lo studio soverchiamente intenso». Un po’ poco per comprendere quale malattia avesse invaso il suo corpo. A piangerlo c’è la moglie <strong>Aurola Zanetta Fontana</strong> (meglio conosciuta come Angela), con cui era convolata a nozze nel 1737. Figlia del pittore <strong>Domenico Fontana</strong>, si unì a Marieschi un anno dopo l’iscrizione dello stesso Michele alla Fraglia veneziana dei pittori, ossia al principio del suo massimo momento di splendore professionale (seppur per pochi anni). Alla morte di Marieschi, egli non è ancora così ricco come avrebbe meritato: non è un caso se il suo funerale sarà economicamente organizzato dalla moglie con l’assistenza del Capitolo dei pittori. </span></p>
<div id="attachment_2168" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Capriccio-con-edificio-gotico-e-obelisco.jpg"><img class="size-medium wp-image-2168" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Capriccio-con-edificio-gotico-e-obelisco-300x200.jpg" alt="Michele Marieschi - Capriccio con edificio gotico e obelisco" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Capriccio con edificio gotico e obelisco</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Facendo un po’ di “<strong>gossip storico</strong>”, il 29 ottobre 1744, la vedova del Marieschi convola nuovamente a nozze con <strong>Francesco Albotto</strong>, definito nell’ambiente “il secondo Marieschi”. Quest’ultimo, anch’egli pittore, era appunto allievo del Marieschi. Che la simpatia tra la moglie del maestro e l’allievo sia nata prima o dopo la morte del Marieschi stesso non è dato a sapere e, ovviamente, rimarrà per sempre avvolto nel mistero. Quello che è certo, è che per Angela Fontana si trattava di una seconda chance offerta dalla vita. Un’opportunità, però, che sarà <strong>interrotta bruscamente dalla sfortuna</strong>. Infatti, dalla loro unione, il 29 novembre 1751 nasce Pietro Andrea Maria Albotto, che muore appena dieci giorni dopo. Angela Fontana si spegne il 31 dicembre dello stesso anno e così Albotto si risposa poco dopo con <strong>Giovanna Protesana</strong>. Ma questo idillio dura pochi anni in quanto, il 13 gennaio 1757, Francesco Albotto muore a sua volta a 36 anni a causa di «febre et congestioni di fegato». Una vera e propria <strong>maledizione</strong>.</span></p>
<div id="attachment_2163" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-fantastica-con-ponte.jpg"><img class="size-medium wp-image-2163" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-fantastica-con-ponte-300x194.jpg" alt="Michele Marieschi - Veduta fantastica con ponte" width="300" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Veduta fantastica con ponte</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>JACOPO E MICHELE, LA CONFUSIONE STORICA<br />
</strong>Per molti anni le opere di Michele Marieschi saranno letteralmente confuse e attribuite a Jacopo Marieschi. I due condividevano il cognome, ma non la parentela. <strong>Jacopo Marieschi</strong>, allievo di <strong>Gaspare Diziani</strong>, nasce nel 1711 e la contemporaneità con Michele diviene oggetto di sfortunati scambi di persona. La confusione è oltremodo giustificabile dato che il Diziani collabora con entrambi. </span></p>
<div id="attachment_2169" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Cortile-di-palazzo-con-scale.jpg"><img class="size-medium wp-image-2169" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Cortile-di-palazzo-con-scale-300x205.jpg" alt="Michele Marieschi - Cortile di palazzo con scale" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Cortile di palazzo con scale</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Michele Marieschi nasce l’<strong>1 dicembre 1710</strong> in <strong>Calle dei Caleri</strong> ai Servi a Venezia. E’ figlio di un modesto intagliatore di legno, Antonio, che lascia Michele <strong>orfano</strong> all’età di 11 anni. Difficile che il babbo gli abbia insegnato tutti i segreti dell’arte ed è qui che entrano in gioco non solo Gaspare Diziani, ma anche il nonno materno <strong>Antonio Meneghini</strong>, pittore che per mestiere è incaricato di creare scenografie teatrali. Non è un caso se nel 1731 l’impresario <strong>Francesco Tasso </strong>ordina al ventenne Michele la realizzazione della <strong>scenografia</strong> per il Carnevale Veneziano in piazza. E’ grazie all’<strong>influenza del teatro</strong> che riesce a differenziarsi dagli altri vedutisti, tanto da «portarsi in Germania, dove con la bizzarria e copia delle sue idee piacque a molti personaggi, che lo impiegarono in grandi e piccole operazioni». Qui non solo si specializza nella raffigurazione delle scene, ma anche a «progetti di fantastici edifici». </span><br />
<span style="color: #000000;"> Michele torna in Italia nel maggio del 1735, invitato a <strong>Fano</strong> per le onoranze funebri alla regina di Polonia, <strong>Maria Clementina Sobiesky</strong>. Come già detto in precedenza, nel 1736 è iscritto alla Fraglia dei pittori veneziani e fino al 1740 il collezionista J<strong>ohann Matthias von der Schulenburg</strong> acquista sei tele dell’artista. Per “Corte di Palazzo”<em>, </em>gli viene offerta la cifra eccezionale di 50 zecchini. A spingerlo verso queste conoscenze sono i “rapporti umani”, dato che la casa del collezionista <strong>Anton Maria Zanetti</strong> è frequentata dal pittore Sebastiano Ricci, conoscente della famiglia Marieschi e che di fatto fa da intermediario con von der Schulenburg. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Michele Marieschi ormai si definisce «pittore e architetto», utilizza le incisioni per rendere ancora più note le sue opere e nel 1741 arriva a pubblicare “<strong>Magnificentiores selectioresque Urbis Venetiarum prospectus</strong>”: 21 vedute da lui stesso intagliate intitolandole «prospettive scelte». </span><br />
<span style="color: #000000;"> La fama ormai è al massimo, ma giunge poco prima della morte.</span></p>
<div id="attachment_2164" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Santa-Maria-della-Salute.jpg"><img class="size-medium wp-image-2164" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Santa-Maria-della-Salute-300x196.jpg" alt="Michele Marieschi - Santa Maria della Salute" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Santa Maria della Salute</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LO STILE<br />
</strong>Quelle di Michele Marieschi sono spesso vedute che ritraggono personaggi dallo spiccato gusto teatrale. Il critico <strong>Antonio Morassi</strong> scrive: «pur partendo dai presupposti canalettiani, il Marieschi acquistò presto una sua fisionomia artistica individuale, un suo <strong>stile ben definito</strong>, che lo rende riconoscibile fra i tanti altri vedutisti veneziani del suo tempo». Egli “si distingue” e ciò fa la differenza. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche i suoi cieli sono «cilestrini e perlacei, come pervasi da vapori leggeri, qua e là cosparsi di nuvole vaghe, quasi batuffoli bambagiosi, appena distinte nell’atmosfera». </span></p>
<div id="attachment_2166" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Il-ponte-di-Rialto-da-Sud.jpg"><img class="size-medium wp-image-2166" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Il-ponte-di-Rialto-da-Sud-300x196.jpg" alt="Michele Marieschi - Il ponte di Rialto da Sud" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Il ponte di Rialto da Sud</p></div>
<p><span style="color: #000000;">L’<strong>attenzione ai dettagli</strong> è massima e affronta le più svariate tematiche: dalle barche alle insenature di laghi, fiumi o lagune, rovine, castelli, case rustiche, villaggi lontani, obelischi, templi, minareti, monumenti, paesaggi alberati e atmosfere. Marieschi <strong>s’ispira a tutti per non essere nessuno</strong>: nelle sue composizioni si vedono reminescenze che ricordano Luca Carlevarijs, Canaletto, Francesco Guardi e Marco Ricci, solo per citarne alcuni. Fonde l’architettura col paesaggio, ma non si limita a una foto puramente architettonica, <strong>donando allo spettatore la vita pulsante di Venezia</strong>, capricci, giochi e rappresentazioni. </span></p>
<div id="attachment_2167" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-di-San-Marco-dalla-piazzetta-dei-leoncini.jpg"><img class="size-medium wp-image-2167" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-di-San-Marco-dalla-piazzetta-dei-leoncini-300x214.jpg" alt="Michele Marieschi - Veduta di San Marco dalla piazzetta dei leoncini" width="300" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Veduta di San Marco dalla piazzetta dei leoncini</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Grazie allo sguardo si possono sentire i suoni perduti, gli odori dei caminetti e il chiacchierare di lavoratori, servi o nobili. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad oggi si contano circa 200 opere complessive: un numero limitato rispetto a quanto Marieschi avrebbe potuto ancora dare, ma in misura sufficiente per averlo reso “grande” pur essendosene andato troppo presto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><em><span style="color: #000000;">Alberto Sanavia</span> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2165" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-La-regata.jpg"><img class="size-medium wp-image-2165" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-La-regata-300x218.jpg" alt="Michele Marieschi - La Regata" width="300" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; La Regata</p></div>
<p><u>Bibliografia:<br />
</u>Argentieri Giuseppe – Pittori veneti del ‘700 – Mondadori (1968)<br />
Bortoluzzi Valentina – Anton Maria Zanetti e il ruolo di promotore della cultura artistica del suo tempo – Tesi (2014)<br />
Brusegan Marcello – I personaggi che hanno fatto grande Venezia – Newton (2006)<br />
Fogolari Gino – Michele Marieschi pittore prospettico veneziano (1909)<br />
Galli Alessandro – Catalogo Porro Art consulting – Asta 54 (2009)<br />
Morassi Antonio – Circa gli esordi del vedutismo di Francesco Guardi con qualche cenno sul Marieschi (1959)<br />
Trastulli Federico &#8211; Dizionario Biografico degli Italiani &#8211; Volume 70 (2008)<br />
https://www.salamonfineart.it/bio.php?codice=82</p>
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		<title>Pietro Longhi e le tele di Giovanni Grimani</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 16:16:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nel 1838 lo storico Fapanni scrive all’amico artista Bosa, fornendo una descrizione di alcuni dipinti più o meno noti di Pietro Longhi, commissionati dal nobile Giovanni Grimani. Ecco il significato di queste opere, alcune finalmente &#8220;svelate&#8221;   E’ il 22 settembre 1838. Sul numero 38 della rivista “Il Vaglio – Antologia della letteratura periodica” si&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/pietro-longhi-e-le-tele-di-giovanni-grimani/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Nel 1838 lo storico Fapanni scrive all’amico artista Bosa, fornendo una descrizione di alcuni dipinti più o meno noti di Pietro Longhi, commissionati dal nobile Giovanni Grimani. Ecco il significato di queste opere, alcune finalmente &#8220;svelate&#8221;<br />
</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">E’ il 22 settembre 1838. Sul numero 38 della rivista “Il Vaglio – Antologia della letteratura periodica” si pubblica una preziosa lettera dello storico e letterato <strong>Francesco Scipione Fapanni</strong> (di Martellago ma la cui famiglia era originaria di Venezia). Questa è inviata all’amico pittore <strong>Eugenio Bosa</strong> (1807-1875), che iniziò la sua carriera come scultore per passare poi alla pittura con soggetto storico, specializzandosi nel costume veneziano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> All’interno di questa missiva si descrivono 13 opere del pittore <strong>Pietro Longhi</strong>, originariamente conservate nella villa Grimani-Morosini e poi trasferite a Ca’ Rezzonico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Secondo Fapanni, a ordinare tali tele al noto Pietro Longhi (1701-1785) fu “un patrizio delle primarie famiglie veneziane”, ossia <strong>Giovanni Grimani</strong>, “ritratto più volte nelle amichevoli conversazioni e nelle gioie di un viver signorile, scevro da cure e da tristezze”.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Pietro-Longhi-pittore.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2121" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Pietro-Longhi-pittore-234x300.jpg" alt="Pietro Longhi pittore" width="234" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>IL BINOMIO GRIMANI-MOROSINI<br />
</strong>Elisabetta Morosini (sposata con Paolo Gattenburg), era nipote di Maria Loredana, figlia di Giovanni Grimani del ramo dei Servi e moglie di Francesco Morosini del ramo di Santo Stefano. Le tele saranno ereditate quindi dalla contessa Loredana Morosini-Gattenburg. La sorella di Giovanni Grimani si chiamava Elisabetta e nel 1748 prese marito Lodovico Manin, ultimo doge di Venezia. Dato che la figlia Maria Loredana si sposerà con Francesco Morosini, ecco che quest’ultima famiglia erediterà le opere d’arte dei Grimani.</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA TRIADE GRIMANI-LONGHI-GOLDONI<br />
</strong>Il 27 aprile 1750, in occasione delle nozze tra Giovanni Grimani e <strong>Caterina Contarini</strong>, il celebre commediografo <strong>Carlo Goldoni</strong> scrive questo sonetto: </span><br />
<span style="color: #000000;"> <em><br />
“Longhi tu che la mia Musa sorella</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Chiami del tuo pennel che cerca il vero,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Ecco per la tua man, pel mio pensiero</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Argomento sublime, idea novella.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Ritrar tu puoi Vergine illustre e bella,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Di dolce viso e portamento altero;</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Finger puoi di Giovanni il ciglio arciero,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Che il dardo scocca alla gentil Donzella,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>lo canterò di Lui le glorie e il nome,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Di Lei la fé, non ordinario vanto;</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>E divise saran fra noi le some.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Tu coi vivi colori, ed io col canto:</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Io le grazie dirò, tu l&#8217;auree chiome:</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>E del suo amor godran gli Sposi intanto”</em></span></p>
<div id="attachment_2122" style="width: 270px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Ritratto-di-Carlo-Goldoni-realizzato-da-Alessandro-Longhi-figlio-di-Pietro.jpg"><img class="size-medium wp-image-2122" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Ritratto-di-Carlo-Goldoni-realizzato-da-Alessandro-Longhi-figlio-di-Pietro-260x300.jpg" alt="Ritratto di Carlo Goldoni realizzato da Alessandro Longhi, figlio di Pietro" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ritratto di Carlo Goldoni realizzato da Alessandro Longhi, figlio di Pietro</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Ecco che il Longhi – secondo quanto afferma Fapanni – inserirà in 8 dei 13 quadri “una gentil donnina” accompagnata da un “Cavaliere”. Sono forse loro la coppia Contarini-Grimani?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Aldo Ravà, nel suo libro “Pietro Longhi”, unisce il pittore e Goldoni quali interpreti – in arti diverse – di un soggetto a loro caro: la rappresentazione della vita veneziana. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> “<em>Di questo mondo egli</em> (Longhi) <em>è il riproduttore fedele e un pochino indiscreto. Tutto è messo in evidenza dal suo pennello preciso e colorito: i sorrisi, gli sguardi, le mosse affettate, le moine adulatrici, le leziosaggini preziose, le riverenze, gli inchini. Egli ci fa scoprire un neo provocante o un impaziente piedino che esce di sotto alla gonna; coglie uno sguardo insistente attraverso l&#8217;occhialino, o una confidenza sussurrata dietro il ventaglio; segue il propalarsi rapido e sommesso di un piccolo scandalo, accolto da risa soffocate, rende la cadenza misurata e aggraziata di un passo di minuetto, o il gesto mellifluo di chi declama un madrigale; egli ci insegna come si porta la bauta, come si regge un guardinfante, come si offre una bomboniera, come ci si presenta o ci si congeda; come un perfetto lacchè deve offrire un vassoio di dolci; e tutto ciò con una delicatezza, una facilità, una efficacia ammirevoli. Così Pietro Longhi ritrova finalmente sé stesso e può estrinsecare pienamente le sue doti naturali, arrivando a una tale perfezione d&#8217;arte, da meritarsi il nome di «Goldoni della pittura»</em>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prima di andare a leggere la descrizione delle 13 opere direttamente dalla penna di Fapanni, dopo la caduta della Repubblica alcune di queste opere prenderanno il largo verso l’estero come “La strolega” che finirà alla National Gallery di Londra o “La ventola maliziosa” che nel 1923 andrà all’Ermitage di San Pietroburgo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<div id="attachment_2136" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-museo-dellErmitage-a-San-Pietroburgo.jpeg"><img class="size-medium wp-image-2136" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-museo-dellErmitage-a-San-Pietroburgo-300x158.jpeg" alt="Il museo dell'Ermitage a San Pietroburgo" width="300" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Il museo dell&#8217;Ermitage a San Pietroburgo</p></div>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>LE 13 OPERE </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ed eccole qui le 13 opere commentate da Fapanni di cui s’è parlato finora. Nella loro descrizione potrete quindi trovare gli sguardi di quel Grimani e della Contarini che si sono soavemente intrufolati nelle tele di un artista che – 200 anni dopo – sarà ancora ricordato come uno dei grandi pittori veneziani nel mondo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Curiosamente, delle 13 opere troverete un doppio nome: quello assegnato dal Fapanni nel 1838 e – tra parentesi – quello con cui tali tele sono conosciute oggi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>La visita in tabarro e bauta (La visita in bauta)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-visita-in-bauta-di-Pietro-Longhi-Ca’-Rezzonico-1760.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2123" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-visita-in-bauta-di-Pietro-Longhi-Ca’-Rezzonico-1760-253x300.jpg" alt="La visita in bauta di Pietro Longhi, Ca’ Rezzonico, 1760" width="253" height="300" /></a><br />
</strong>“Una gentile donnina, che sarà amoroso soggetto ai primi otto quadri, s&#8217;era posta a cucire intorno alcune biancherie, quando un giovine mascherato in bautta (1) se le sedette di fronte. &#8211; Chi è desso? lo ravvisi al primo sguardo? &#8211; Quell&#8217;aria di nota confidenza, ond&#8217;è sdraiato sulla scranna (2), le ricche maniche della <em>velada </em>(3), che si scorgono di sotto il tabarro (4), e sopra tutto quegli occhi vivaci che spiccano dalla candida mascheretta, appalesano che la visita misteriosa è del Cavaliere. In piedi, colle sonatine da spinetta (5) sporgenti dalla scarsella, sta il maestro di musica, che alla faccia mostra d&#8217;essere un buon giovialone. Frattanto viene col caffè nella stanza un goffo ragazzo dei Grisoni (6): &#8211; abbisogna qui forse il caffè perché la graziosa bautta si scopra?”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE</u></span><br />
<span style="color: #000000;"> (1) La “bauta” è la tipica maschera veneziana, che consente di mangiare e bere senza essere tolta. La sua struttura, con la parte inferiore allungata orizzontalmente, permette di modificare leggermente la voce da parte di chi la indossa, rendendone più difficile il riconoscimento. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Sedia.<br />
(3) Giubba maschile lunga fino al ginocchio e stretta alla vita da una cintura. Prende anche il nome di “giustacuore”. Velada è una corruzione del termine “velata”. La sua evoluzione negli anni sarà quella della marsina, che poi verrà chiamata più comunemente “frac”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (4) Mantello a ruota portato lungo fino al polpaccio. Di stoffa pesante, poteva essere reso impermeabile. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (5) La spinetta era uno strumento a tastiera con corde pizzicate simile al clavicembalo. A differenza di quest’ultimo, però, era di dimensione ridotta tale da consentirne un più facile spostamento. Ecco perché tornava molto utile nelle case dei nobili veneziani, in quanto si prestava ad essere spostato in occasione dell’organizzazione di feste.<br />
(6) Quella dei Grisoni era una famiglia patrizia veneziana, estintasi poi nel 1841.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>I buzzolai della vecchia (La scuola di lavoro)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/I-buzzolai-della-vecchia-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2124" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/I-buzzolai-della-vecchia-di-Pietro-Longhi-237x300.jpg" alt="I buzzolai della vecchia di Pietro Longhi" width="237" height="300" /></a><br />
</strong>“Quanto val sta cestella de buzzolai (1)? Chiede alla vecchia uno che non è il Cavaliere di prima. –<em> I xe biancheti de le muneghe </em>(2)<em>, Lustrissimo; tre soldi l&#8217;un</em>. &#8211; Vorrà egli farne regalo alla bella giovinetta , che gli stapresso cucendo una camicia? Ma li accetterà ella? Oh <em>i bianchetti de le muneghe</em> si accettano sempre: questi poi della vecchietta devono essere squisiti. E la vecchietta li porge con un tal viso caratteristico, e con un tal atto sicuro della loro bontà, che sarebbe scortesia a non mangiarne. Dall&#8217;altro canto attendono al lavoro due brune giovinotte: e nell’alto sta appeso il <em>quagiolo svegiarin</em> (3) delle leste lavoratrici. Una testiera con sopravi una cuffia, e un <em>omo de legno</em> (4) con un abito appeso fanno pur talvolta ragione dell’utilità di quei arnesi”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) I bussolà o bussolai sono biscotti tipici veneziani, realizzati con uova, farina e burro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Monache. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (3) Quagiolo: Coturnice comune e quaglia maschio. Svegiarin: atto a svegliare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (4) Attaccapanni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>La toelette (La toeletta) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-toeletta-Ca’-Rezzonico-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2125" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-toeletta-Ca’-Rezzonico-di-Pietro-Longhi-241x300.jpg" alt="La toeletta (Ca’ Rezzonico) di Pietro Longhi" width="241" height="300" /></a><br />
</strong>“E’ l’ora dell’abbigliarsi. – Ella in <em>cotolin</em> (1) cilestro sta in piedi dinanzi un piccolo specchio, attendendo la cameriera che le indossi l’abito color di rosa. Da un alto, seduta ad una tavola con bel tappeto, un’altra cameriera assennata pare che  approvi l’abbigliamento della signorina, cucindo de’ merletti ad una biancheria. Più indietro, con la chicchera da caffè, il piccolo <em>Grison</em> (2) aspetta il cenno della padrona. Ma questo è momento ben più importante che bere il caffè: &#8211; la è una seria consulta collo specchio confidente e colle ascelle ministre”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Gonnellina, in questo caso sottoveste.<br />
(2) Dei Grisoni, famiglia patrizia veneziana, estintasi poi nel 1841. </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>La ventola maliziosa (La ventola maliziosa)<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-ventola-maliziosa-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2126" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-ventola-maliziosa-di-Pietro-Longhi-244x300.jpg" alt="La ventola maliziosa di Pietro Longhi" width="244" height="300" /></a><br />
“E’ una scena spiritosa. Il Cavaliere è sdraiato traversalmente su basso letto. La Signorina, vestita di bianco, siede sullo stesso letto, dalla parte de’ piedi, dinanzi a lui; e stendendogli sul viso la ventola spiegata, lo nasconde per ischerzo al prete sopraggiunto, che lo vorrebbe riconoscere. Il sopraggiunto è grosso e corto, ne dubito che sia un ritratto. Gli sta alle spalle la cameriera sorridente in atto di levargli il tabarro (1). Il letto ha grande testiera rotonda e dipinta con arzigogoli, e sopracoperta verde. – Qui l’occhio del riguardante farà miglior ufficio che la penna dello scrittore”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>Curiosità</u>: ufficialmente il museo Ermitage descrive così la scena, con una variante forse “meno ragionata” di quanto non faccia il Fapelli: “Il contenuto preciso del dipinto dell&#8217;Ermitage non è del tutto chiaro. Una ragazza siede sul bordo di un divano, coprendo con il suo ventaglio un giovane sdraiato sullo stesso divano, mentre un uomo grasso (probabilmente suo padre) sembra minacciarla teatralmente. Si tratta probabilmente di personaggi tratti da un&#8217;opera del drammaturgo contemporaneo Carlo Goldoni, i cui soggetti sono stati tratti anche dalla vita quotidiana veneziana”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Mantello a ruota portato lungo fino al polpaccio. Di stoffa pesante, poteva essere reso impermeabile</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>L’ambasciata del Moro (L’ambasciata del moro)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Lambasciata-del-moro-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2127" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Lambasciata-del-moro-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-243x300.jpg" alt="Ca' Rezzonico - L'ambasciata del moro 1751 - Pietro Longhi" width="243" height="300" /></a><br />
</strong>“La gentile biondina (ti ho detto mai, Eugenio, che ella è bionda, con occhi neri, carnagione bianchissima e delicata?) la gentile biondina dunque è vestita elegantemente: &#8211; abito candido <em>fiorato</em>, una gorgieretta (1) nera con nastro al collo, fiori al seno. È seduta in aspetto di alcuna festa cui deve intervenire. Arriva intanto il noto paggio, ch&#8217;è un Moro, con una lettera: ella la tiene in mano spiegata, e sta pensierosa. &#8211; E che ? forse non verrà anch&#8217;egli alla festa? Possibile? &#8211; Vicino lei lavora una leggiadra rossettina. La furbetta guarda colla coda dell&#8217;occhio al foglio, se mai parola le rivela il mistero. Dall’altro lato, una serva fa tacere e carezza non so che puttino ciarliero. E&#8217; a’ piedi il cagnetto che abbaia a quella brutta figura del Moro. Egli, vestito tutto di rosso, con guernizioni di pelo bianco, e berretta bianca in testa accenna alla lettera, e vi aggiunge del suo quel meglio che al momento sta bene”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Striscia di tessuto che si portava al collo, soprattutto in ambito medievale. La sua funzione è ornamentale nelle donne, mentre in ambito maschile la “goletta” era parte dell’antica armatura dei soldati a protezione del collo in caso di attacchi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>Il parere sul libro di lettura (Visita del frate)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-parere-sul-libro-di-lettura-Visita-del-frate-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2128" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-parere-sul-libro-di-lettura-Visita-del-frate-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-237x300.jpg" alt="Ca' Rezzonico - Visita del frate - Pietro Longhi" width="237" height="300" /></a><br />
</strong>“Vestita da estate su grande poltrona a braccioli ella tiene un libro aperto in mano: non legge; aspetta il giudizio del buon frate degli osservanti, che in piedi l&#8217;è vicino; ed è certo un ritratto. Egli forse le dice: &#8211; Sono ciarle, Signora: non legga quelle ciarle. &#8211; Le siede appresso altra giovine matrona, e pare che approvi il giudizio del frate. Di dietro ad esse, indifferente e colla destra al seno entro la velada (1), sta ritto il Cavaliere. Direbbesi che guardi e attenda piuttosto alle ciambelle recate nella guantiera (2) della giovincella”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Giubba lunga o con falde. Si distingue dalla “giacheta”, che è una giubba corta o senza falde.<br />
(2) Vassoio per i pasticcini</span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>L’invito al ballo (Il concerto familiare)<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linvito-al-ballo-Il-concerto-familiare-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2129" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linvito-al-ballo-Il-concerto-familiare-di-Pietro-Longhi-247x300.jpg" alt="L'invito al ballo (Il concerto familiare) di Pietro Longhi" width="247" height="300" /></a><br />
“Graziosissima scena! La bella signorina con abito color canarino, ricco, fluente, colla rosa favorita in testa, coi candidi guanti, è in atto di porsi a ballare, destatavi all’arpeggio della chitarra, che placidamente suona il pingue boemo <em>Giacomo Scumar</em>. Consigliata, anzi spinta confidentemente per di dietro dall&#8217;altra vezzosa donnina, invita a ballar seco il magro vecchio severo, seduto in seggiolone, e ravvolto in pelliccia: e già si vede che gli è uno scherzo spiritoso delle due giovani, poste in bellissimo e natural movimento. &#8211; Come mai ballare quel rigido vecchione colle gambe di sughero? &#8211; Pure un attimo le sorride: e chi non sorriderà all&#8217;incanto della bellezza e delle grazie?”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>La strolega (La chiromante) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-strolega-La-chiromante-di-Pietro-Longhi-National-Gallery-Londra.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2130" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-strolega-La-chiromante-di-Pietro-Longhi-National-Gallery-Londra-240x300.jpg" alt="La strolega (La chiromante) di Pietro Longhi (National Gallery Londra)" width="240" height="300" /></a><br />
</strong>“Sempre leggiadra, ella è travestita in bautta, candido tabarro e cappello; con quella seducente bautta, di cui <em>Lord Byron</em> (1) era perdutamente innamorato. Uscita fuori di casa, si è fatta animosa vicino alla strolega (2) e le chiese… Oh! Ti puoi immaginare ben che. La strolega (come dovevano essere tutte le stroleghe, vecchia, con abito dimesso e cuffione nero) la strolega, dico, lasciata la canna presso al banco, fa certi rustici segni coll’indice sulla palma destra della gentile chiedente. Dietro le sta la fida ancella, tenendole in mano la mascheretta levata. Dall’altra parte un curioso, che fuma, ed uno in bautta ascoltano quelle predizioni – E vi pensa su anch’ella , tenendo incantati quegli occhietti neri vivacissimi – Vi crede forse? – Oh! sta sempre bene a lusingarsi del meglio!”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Poeta e politico britannico – amante delle belle donne – che soggiornò a Venezia per tre anni dal 1816, dove frequentò vari salotti tra cui quello di Marina Chiara Querini. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Dal verbo “strolegar”, ossia astrologoare e fantasticare. L’assonanza con il termine “strega” si capisce bene nella descrizione scritta qui dal Fapanni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>Gli alchimisti (Gli alchimisti)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Gli-alchimisti-di-Pietro-Longhi-Musei-civici-di-Venezia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2131" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Gli-alchimisti-di-Pietro-Longhi-Musei-civici-di-Venezia-247x300.jpg" alt="Gli alchimisti di Pietro Longhi (Musei civici di Venezia)" width="247" height="300" /></a><br />
</strong>“Come la vezzosa, che interrogava del futuro la strolega, questi tre fanno invece Dio sa! che matta ricerca. Uno di questi, in vesta da camera, mostra una lunga ampolla con un certo liquido, il quale, al meno che sia, dev’essere prodigioso. Attonito, maravigliato, vi guarda per entro il frate osservante cogli occhiali sul naso: sotto il braccio ha un libro, che è l’opera di <em>Raimondo Lullo</em> (1). Per terzo avvi un prete, in arnese pure di confidenza, che sta con grande attenzione ad un fornetto, soffiandovi, e meschiando con un ferro dentro un’olla. Qui vi sono pentole fumanti, ampolle, boccie, carte con geroglifici, e l’orologio da polve, per numerarvi l’ore perdute nel cercare il<em> lapis philosophorum </em>(2). Non so perché, questo soggetto medesimo è copiato da altra mano in un secondo quadro, con piccolissime variazioni: &#8211; fosse che l’ordinatore cercasse anche egli il <em>lapis philosophorum</em>? – Ma pare che l’avesse trovato, con assai meno studii, nei dipinti già descritti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Raimondo Lullo è l’italianizzazione di Ramon Llull, missionario e scrittore spagnolo che nei suoi viaggi si spinse pure a Venezia. Scrisse opere di carattere alchemico in cui sosteneva che l’uomo può esercitare sia il bene che il male, ma grazie alla fede può trovare la retta via. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) La pietra filosofale, ossia la sostanza catalizzatrice simbolo dell’alchimia e in grado di risanare la corruzione della materia. Non è un caso, dato che Raimondo Lullo è ritenuto autore dell’opera Fugax Vitae, una ricerca interiore della pietra filosofale, simboleggiata con il termine “Vitriol”, visita interiora terra rectifficando invenium occultum lapidem.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>Il ballo dei barcaiuoli (La furlana) </strong>(1)</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-ballo-dei-barcaiuoli-La-furlana-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2132" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-ballo-dei-barcaiuoli-La-furlana-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-256x300.jpg" alt="Il ballo dei barcaiuoli (La furlana) di Pietro Longhi (Ca' Rezzonico)" width="256" height="300" /></a><br />
</strong>“Batti pure il cembalo, bella moretta, che noi balleremo. Betto, barcaiuolo dell’eccellentissima casa, gettata giù la livrea, balla con una giovinetta di sua condizione. Egli è un pantalonaccio con braghesse rosse e sott&#8217;abito giallo: – dessa è proprio una fanciulla, che con ingenua semplicità tiene e allarga la cotola (2) fiorata con ambe le mani. Altre due donnine osservano con piacere quel ballo familiare. Sulla tavola presso una boccia di buon vino infonde allegria e moto alla brigata. – Batti, batti pure il cembalo, graziosa testina in bel movimento: non lasciarti fuggire i giorni della gioia e della pace domestica”.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) La furlana è una danza allegra che grazie a Venezia ebbe ampia diffusione nel nord della penisola italiana e in Francia. Il suo nome deriva dalla probabile regione d’origine, il Friuli, anche se potrebbe essere a sua volta di origine slava. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Gonna.</span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>Le frittelle della sagra (La venditrice di frittelle) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Le-frittelle-della-sagra-La-venditrice-di-frittelle-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2133" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Le-frittelle-della-sagra-La-venditrice-di-frittelle-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-238x300.jpg" alt="Le frittelle della sagra (La venditrice di frittelle) di Pietro Longhi, (Ca' Rezzonico)" width="238" height="300" /></a><br />
</strong>“E’ giorno di festa per l’ingresso del piovan (1) di san <em>Baseggio </em>(2): <em>damaschi</em> e <em>baloni</em> (3) vi pendono dalle case. Le frittelle non mancano mai alle sagre in Venezia. Ne infilza alcune dal catino nello stecco la donna seduta, per darle al galantuomo che le sta dinnanzi. Egli accenna colla destra bastar gliene tre soltanto, così per assaggiarle, e poter dire che sapore avesse la sagra. Al vestito e’ pare un cittadino, e nulla più; come che si scorgono due giovani donne del popolo in <em>bocassin</em> (4) quelle che le stanno osservando. E spero che gliene pagherà un piatto, s’egli è cortesan; tanto più che sopraggiunge il putto con un catino ripieno di quelle inzuccherate delizie”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Parroco </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Chiesa presente nell’omonimo campo a cavallo del ‘900, anche se i primi documenti che la citano sono del 1143. Chiusa nel 1810, sarà demolita 14 anni dopo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (3) Tessuti floreali e palloni. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (4) Gonnella usata dalle donne volgari per coprirsi il volto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><strong>L’insalata al fresco (La merenda)</strong></span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linsalata-al-fresco-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2134" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linsalata-al-fresco-di-Pietro-Longhi-236x300.jpg" alt="L'insalata al fresco di Pietro Longhi" width="236" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">“Qui siamo a Chioggia: è apprestata la tavola in un orto sulle rive del largo canale: vi si scorgono da lungi le case e un ponte. Ova sode ed insalata è la merenda vespertina. Sono tre le donnine, con graziosi cappellini, nastri, fiori alla testa, e vestito nel costume delle isolane. Una d’esse, avendo già condito l’insalata, la mesce con le forchette: l’altra invita a tener loro compagnia… oh! chi mai? – il  Cavaliere appunto, che soprarriva dalla vicina Chioggia, ove fu ben amato podestà (1), ed a cui non sono nuove quelle facce allegre. Io ci scommetto che il sere non vi ricusa: &#8211; sono tre matone ed una insalatina, di cui sarebbesi degnato anche messer lo doge”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>Curiosità</u>: secondo altre interpretazioni, la scena potrebbe rappresentare una merenda negli orti dell&#8217;estuario veneto, alla Certosa o alle Vignole, dato che il forte nello sfondo potrebbe rappresentare quello di San Nicolò.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Il Grimani fu podestà di Chioggia dal 1756 al 1758</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il rinoceronte ai casotti (Il rinoceronte) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-rinoceronte-ai-casoni-Il-rinoceronte-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2135" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-rinoceronte-ai-casoni-Il-rinoceronte-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-239x300.jpg" alt="Ca' Rezzonico - Il rinoceronte 1751 - Pietro Longhi" width="239" height="300" /></a><br />
</strong>“L’ordinatore di questi quadri, amantissimo com’era di tener animali stranieri, avendone un serraglio nella sua villa, si facea poi anche ritrarre quelli che più difficilmente poteva acquistare e mantenere (1). Perciò rimangono da lui ordinati una serie di quadri [Ricordo fra questi i quattro di <em>Carlo Shmank</em>, in due de’ quali sono ritratte due <em>Cavalle</em>, in un terzo un <em>Cavallo intero</em>, e nel quarto un <em>Caprone di Guinea</em> dipinti nel 1774]. Del Longhi però non vi ha che questo solo col rinoceronte, avendovi anzi scritto il proprio nome (locchè non fece negli altri) e l’epoca del 1751 in cui si fece vedere a Venezia questo animale. Mangiando fieno egli è dentro lo steccato dei casotti. Il custode, con una faccia malinconica e propriamente straniera, scuote la bestiaccia collo scudiscio. – Spettatori fra varii altri, la stessa signorina in tabarro e bautta, descritta nella <em>Strolega</em>: da lato il Cavaliere cupidamente attento al bruto bestione”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">NOTE</span></span><br />
<span style="color: #000000;"> (1) Nello specifico, è ipotizzabile che “in occasione del carnevale del 1751 arrivò a Venezia, dopo una fortunatissima tournée europea, un rinoceronte indiano femmina chiamato Clara. Il proprietario, Douwe Mout van der Meer, un capitano della compagnia delle indie olandesi, l’aveva portata con sé dal Bengala facendone ben presto un’attrazione che fece tappa in tutte le principali città europee fino al 1758, anno della morte di Clara. Questo ritratto del Rinoceronte fu compiuto per Giovanni Grimani come recita il cartiglio sulla destra del dipinto che non a caso possedeva nella sua villa in terraferma una specie di zoo privato con molti animali esotici” (Fondazione Musei Civici di Venezia, Ca’ Rezzonico).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em><u>Fonti bibliografiche:</p>
<p></u></em><em>&#8211; Il Vaglio, Antologia della letteratura perdiodica – Rivista – Anno III – Numero 38<br />
&#8211; Pietro Longhi – Aldo Ravà – 1909<br />
&#8211; Dizionario tascabile delle voci e frasi particolari del dialetto veneziano – Pietro Contarini – 1850<br />
&#8211; Luce di taglio: preziosi momenti di una nobildonna veneziana – Filippo Pedrocco – 2002<br />
&#8211; Capolavori nascosti dell’Ermitage – Irina Artemʹeva, ‎Giuseppe Bergamini, Giuseppe Pavanello – 1998<br />
&#8211; </em><a style="color: #000000;" href="https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-collection/01.+paintings/32451"><em>https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-collection/01.+paintings/32451</em></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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		<title>La stele di Padova che rischiò d’essere dedicata a… Napoleone</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 01:57:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La straordinaria e incredibile storia della stele Giustiniani di Antonio Canova. “Nascosta” per anni, per poco non fu dedicata a Bonaparte. Un’opera che ha trovato pace solo dopo un secolo dalla sua realizzazione &#160; Nato a Possagno (TV) il 1° novembre 1757, il pittore e scultore Antonio Canova fu uno dei principali esponenti degli ideali&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/la-stele-di-padova-che-rischio-dessere-dedicata-a-napoleone/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La straordinaria e incredibile storia della stele Giustiniani di Antonio Canova. “Nascosta” per anni, per poco non fu dedicata a Bonaparte. Un’opera che ha trovato pace solo dopo un secolo dalla sua realizzazione</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato a Possagno (TV) il 1° novembre 1757, il pittore e scultore Antonio Canova fu uno dei principali esponenti degli ideali estetici del neoclassicismo. Fin qui, nulla di nuovo. Basta sfogliare un qualsiasi manuale per scoprirlo. A soli 20 anni, su sollecitazione del letterato e politico veneziano Andrea Memmo, Canova ricevette da Ernestina Stahrenberg e da Leonardo Venier il compito di realizzare le statue in onore del Provveditore Alvise Valaresso e dello scienziato Giovanni Poleni, da posizionare in Prato della Valle a Padova.<br />
Il suo legame con la città di Padova ebbe però la definitiva consacrazione con un bassorilievo datato 1795 e conservato senza troppo scalpore nel museo civico degli Eremitani dal 1896. Esposto ancora oggi al pubblico in un angolo al piano superiore dell’edificio, in pochi sanno che questa splendida opera nasconde una storia molto travagliata.<br />
Una storia fatta di promesse, lunghe attese, spostamenti ma soprattutto di “dediche”. La stele Giustiniani, così immobile nella sua docile maestosità, cela invece un passato movimentato. Perché raccontare tutto questo? Perché il valore di un’opera non è data solo da ciò che rappresenta, ma dalla vicenda che – ad oggi – l’ha portata così ai nostri occhi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il viaggio può iniziare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA NASCITA DELLA STELE GIUSTINIANI<br />
</strong>E’ il 21 dicembre 1795. Il letterato Giovanni Scardova, “annotatore diligente di cose patrie” e al quale oggi (2020) è dedicata una piccola via nel quartiere San Gregorio di Padova, aggiunse il nome del capitano e vice podestà veneziano Girolamo Giustiniani – in prossimità di lasciare l’incarico – nel libro intitolato “Cittadini nobili che compongono il Consiglio della Magnifica Città di Padova”.<br />
Il Prof. Antonio Selva, in quanto amico intimo di Canova, intercesse con l’artista per la realizzazione di un’opera marmorea che non solo avrebbe reso onore all’operato del Giustiniani, ma che a tutti gli effetti si sarebbe trasformata in un dono rappresentativo della città di Padova.<br />
Nei primi giorni del gennaio 1796, Canova visitò la Sala del Consiglio sopra la Loggia della Gran Guardia in Piazza dei Signori. E’ lì che il bassorilievo sarebbe stato posizionato, tanto che il 23 dello stesso mese Antonio Canova scrisse al Selva: “<em>il lume sarà ottimo, ed io penso di comporlo con una figura sedente, rappresentante Padova con li suoi attributi</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I MODELLI DELLA STELE<br />
</strong>Nei mesi seguenti Canova proseguì il suo lavoro a Roma e il 14 maggio del 1796 informò</p>
<div id="attachment_1376" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/disegno-stele-giustiniani.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1376" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/disegno-stele-giustiniani-150x150.jpg" alt="Disegno preparatorio della stele Giustiniani" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Disegno preparatorio della stele Giustiniani</p></div>
<p>Selva che il modello era pronto. “<em>Sono stato obbligato a farne due di questi modelli</em>”, scrisse, “<em>perché il primo aveva voltata la figura di Padova verso la scala, e non poteva farmi bene con il lume della finestra; dimodoché ne ho composto un’altra che guarda al lume, e sembra che faccia bene</em>”.<br />
A luglio dello stesso anno realizzò inoltre un disegno e un ulteriore modello (probabilmente preparato dalla sua “officina”) che fece spedire a Padova.<br />
<strong>Nel mese di maggio del 1797 l’opera trovò il suo compimento, ma bisognava fare i conti con la minaccia francese</strong>.<br />
Una minaccia che stava per cambiare il corso di questa storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA STELE “BONAPARTE”<br />
</strong>Il 1797 è l’anno dell’ingresso dei francesi in Italia. Il 12 maggio l’ultimo doge di Venezia – Ludovico Manin – abdica decretando la fine della Serenissima Repubblica.<br />
Canova riceve indicazioni da Padova di sospendere l’iscrizione dedicata a Giustiniani sulla stele, ma dopo 15 giorni dalla caduta della Serenissima, l’artista contrariato impugna carta e penna scrivendo a Selva che – rinunciando a queste iscrizioni – “<em>…resterà una tabella di forma poco conveniente. Vogliatemi bene, e credetemi</em>”.<br />
I mesi trascorrono, la stele rimane a Roma e nel frattempo Canova attende i 26 zecchini necessari per spedirla a Padova. Tutto tace fino all’ottobre dell’anno <strong>1800</strong>. Sotto la minaccia francesce, il segretario Renato Arrigoni scrive a Canova che “<em>nell’epoca democratica chiesero i Padovani che venisse levato dal loro Basso-rilievo il ritratto del Giustiniani, sostituendovi quello di Bonaparte</em>”.<br />
Vuoi per paura, vuoi per un probabile fascino comunque esercitato dal nuovo <em>eroe</em> del secolo, Canova realizza un disegno nel quale <strong>scompare la dedica al Giustiniani</strong>.<br />
La donna rappresentata nel disegno ora scrive: “NAPOLEON ME AVSPICAT”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL TEMPO GUARISCE: DA BONAPARTE AL “NUOVO” GIUSTINIANI<br />
</strong>La realizzazione del disegno pro-Napoleone e il sopito fervore politico dei primi tempi,</p>
<div id="attachment_1380" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-01.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1380" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-01-150x150.jpg" alt="La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova</p></div>
<p>giocano a favore della stele che, a tutti gli effetti, non subisce modifiche e viene messa in secondo piano rispetto alle esigenze dell’epoca.<br />
Nel 1802 il nobile Antonio Conte Zacco-Lion si fa portavoce di quei padovani che volevano finalmente portare l’opera in quel di Padova. Ecco che questa fu l’occasione per sfruttare l’iscrizione dedicatoria apposta sulla tabella in onore dello zio di Girolamo Giustiniani, ossia <strong>Nicolò</strong>, vescovo di Padova e fondatore dell’Ospedale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IMBALLATO A LUNGO: IL VENTENNIO DI “PRIGIONIA” E LA PACE NEL MUSEO<br />
</strong>Giunta finalmente a Padova nel giugno del <strong>1802</strong>, la stele rimase imballata per un mese, in quanto il Selva doveva trovare un luogo idoneo e “in buon lume”. Non solo. La famosa dedica da incidere sulla stele ottenne la definitiva approvazione nell’ottobre del <strong>1803</strong>, quando tutti convennero sullo scrivere:<br />
<a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-01.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1381" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-01-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 01" width="150" height="150" /></a><br />
NIC. ANT. IVSTINIANO<br />
PONTIFICI<br />
NOSOCOMI AVCTORI<br />
ME<br />
GRATES MIEDITANTEM VNVS<br />
SCVLPAT CANOVA</p>
<p>Finita qui? Assolutamente no. Custodita per tre anni nel Collegio dei Giuristi nel Palazzo Vescovile, nel <strong>1806</strong> la stele venne spostata nella Sala Sedute della Congregazione. L’attesa di definitiva collocazione proseguì fino al <strong>1821</strong> quando lo stesso Antonio Canova si decise di venire a Padova col suo allievo Rinaldi per posizionarla nell’Ospedale Giustinianeo. Inizialmente collocata all’ingresso, fu poi trasferita in un’altra ala a maggior riparo “<em>dagli oltraggi di mano profana</em>”.<br />
Il destino nomade della stele Giustiniani potrà godere della definitiva pace solo verso la fine del secolo (<strong>1896</strong>), trovando spazio nel museo civico che ancora oggi la ospita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’OPERA<br />
</strong>Storia a parte, la stele Giustiniani è un capolavoro di grazia e simboli.<br />
&#8211; La <strong>Matrona</strong> rappresenta Pa<a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-05.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1377" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-05-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 05" width="150" height="150" /></a>dova. Appare come una giovane donna, idealizzata e aggraziata nelle forme del viso e del corpo, lasciando intravedere un seno, le forme del corpo, braccia e gambe coperte da un leggero velo. I capelli sono raccolti da un nastro con una ciocca leggera a sfiorarle il collo. Sul capo è posizionata una corona “turrita” e il volto è leggermente chinato a seguire l’incisione di cui abbiamo già parlato.<br />
&#8211; La <strong>tavola</strong> su cui scrive la Matrona è sostenuta da un fanicullo alato, snello e leggero, il cui volto divertito e incuriosito è intento a sbirciare l’iscrizione. Sotto la tavola spuntano due serpenti che si attorcigliano attorno al caduceo, simbolo non solo della città di Padova ma delle scienze e delle arti. Uno dei due serpenti presenta la testa di un caprone, a dimostrare che questa terra era dotata di un suolo fecondo per i pascoli.<br />
&#8211; La <strong>civetta</strong> posta sopra alla tavola, vola verso il basso, a vigilanza degli studi. <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-04.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1378" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-04-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 04" width="150" height="150" /></a><br />
&#8211; Sul braccio della Matrona è posizionata una fettuccia da cui pende un antico <strong>sigillo</strong> tratto dalla nobile famiglia dei Conti di Lazzara. Attorno al sigillo appare una scritta a definire i confini del territorio secondo l’epoca: MUSON, MONS, ATHES, MARE CERTOS DANT MIHI FINES. Sopra all’antico castello appare la scritta PADUA.<br />
&#8211; Lo <strong>scalino in pietra</strong> su cui poggiano i piedi della Matrona è inciso in maniera leggera e aggraziata per non togliere l’attenzione dello spettatore dalla centralità dell’opera.<br />
A partire da sinistra, la punta di un vascello simboleggia l’arrivo dei troiani a Padova che leggenda vuole fondatori della città. Il primo è un soldato che regge un’asta a guardia del luogo, mentre al suo fianco due abitanti del luogo si abbracciano (compiaciuti per ciò che si sta realizzando) osservando un muratore chino su se stesso mentre è intento a solcare il terreno su indicazione di Antenore, che ragiona sulla formazione della nuova città. Dietro di lui, il figlio e la moglie, con quest’ultima che porta lo sguardo al cielo, riconoscente per aver concesso alla loro famiglia un asilo così felice. Le ultime due figure sulla destra sono una pecora e un toro, simboli della fertilità del terreno e della necessità dell’agricoltura. <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-06.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1379" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-06-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 06" width="150" height="150" /></a>Sullo sfondo, a chiudere l’immagine, il profilo dei Colli Euganei in lontananza.<br />
&#8211; La cima della stele è composta da un frontone lavorato con precisione e al cui centro è posizionata una corona d’alloro, simbolo di prestigio per i risultati raggiunti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
&#8211; Albrizzi Isabella, “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova”, Pisa, 1822<br />
&#8211; De Lazara Nicolò, “Per le faustissime nozze Pappafava-Cittadella”, Padova, 1859<br />
&#8211; Gamba Bartolommeo, “Biblioteca canoviana, ossia, Raccolta delle migliori prose, e de&#8217; più scelti componimenti poetici sulla vita, sulle opere ed in morte di Antonio Canova”, Giovanni Parolari Tipografo Editore, Venezia, 1823<br />
&#8211; Missirini Melchior, “Della vita di Antonio Canova”, Milano, 1824<br />
&#8211; “Notizie intorno alla vita di Antonio Canova”, Giuseppe Orlandelli Editore, 1822<br />
&#8211; Orsolato Giuseppe – Notizie storiche e lettere di Antonio Canova sopra il basso-rilievo collocato nella chiesetta della spedale in Padova<br />
&#8211; Rosini Giovanni, “Saggio sulla vita e sulle opere di Antonio Canova”, Niccolò Capurro Editore, Pisa, 1830<br />
IMMAGINI<br />
&#8211; Le foto sono realizzate da Alberto Sanavia<br />
&#8211; Il disegno è tratto dal terzo tomo di “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova” di Albrizzi Isabella, Pisa, 1822</p>
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		<title>Le opere delle Gallerie dell’Accademia al tempo del Coronavirus</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 21:14:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Da qualche settimana le vite di noi veneti &#8211; e ora anche di tutti gli italiani &#8211; sono inevitabilmente coinvolte dall’emergenza Coronavirus, il noto Covid-19 che continua a mietere vittime in tutto il mondo. Un’emergenza sanitaria che è stata ufficialmente definita “pandemia” e che costringe a rivedere le nostre vite, i nostri ritmi e a&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/le-opere-delle-gallerie-dellaccademia-al-tempo-del-coronavirus/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Da qualche settimana le vite di noi veneti &#8211; e ora anche di tutti gli italiani &#8211; sono inevitabilmente coinvolte dall’emergenza Coronavirus, il noto Covid-19 che continua a mietere vittime in tutto il mondo. Un’emergenza sanitaria che è stata ufficialmente definita “pandemia” e che costringe a rivedere le nostre vite, i nostri ritmi e a guardare al futuro con incertezza, nonostante la speranza che questa situazione possa arrestarsi quanto prima. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Le Gallerie dell’Accademia di Venezia, come migliaia di musei in Italia e in Europa, hanno provvisoriamente chiuso le porte al pubblico. Ma è proprio dalle Gallerie che ci arrivano alcune opere (ne ho scelte 7) che, neanche farlo apposta, sembrano descrivere inconsapevolmente alcune delle tante raccomandazioni che ci suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In fondo questo è solo un innocente gioco per sdrammatizzare e per fare in modo che sia l’arte ad accompagnarci verso il domani. La bellezza salverà il mondo. Impariamo a guardarlo e ad ascoltarlo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #999999;"> 1. Lavarsi frequentemente le mani </span><br />
<span style="color: #999999;"> 2. Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani</span><br />
<span style="color: #999999;"> 3. Uscire di casa solo per reale necessità </span><br />
<span style="color: #999999;"> 4. Nei rapporti con le persone mantenere la distanza di 1 metro</span><br />
<span style="color: #999999;"> 5. Evitare gli assembramenti di persone</span><br />
<span style="color: #999999;"> 6. Non prendere farmaci antivirali o antibiotici se non prescritti dal medico</span><br />
<span style="color: #999999;"> 7. Cani e gatti non contagiano gli umani. <strong><br />
</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lavarsi frequentemente le mani</strong></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Sei-storie-di-Cristo-Giovanni-Baronzio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1933" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Sei-storie-di-Cristo-Giovanni-Baronzio-300x240.jpg" alt="Sei storie di Cristo - Giovanni Baronzio" width="300" height="240" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Sei storie di Cristo<br />
(Cattura di Cristo; Pilato si lava le mani; Cristo sale sulla croce; Crocifissione; Deposizione dalla croce; Giudizio universale)</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’opera datata al 1325 circa è attribuita a Giovanni Baronzio, pittore riminese di cui si hanno notizie documentate dal 1345 al 1362 (morì poco prima di questa data). </span><br />
<span style="color: #000000;"> I sei quadri costituivano probabilmente gli sportelli laterali di un dittico, destinato alla devozione privata: al medesimo complesso apparterrebbero le tavole di uguale formato degli Staatliche Museen di Berlino e una Deposizione di collezione privata romana. Le storie della vita di Cristo erano forse distribuite su tre registri. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Curiosità.<br />
</strong>-L’opera fu donata nel 1816 dal Legato Girolamo Molin. Restaurata e restituita alle Gallerie dell’Accademia nel 2011 . </span><br />
<span style="color: #000000;"> -Diverse opere sono d’incerta attribuzione, in quanto vengono legate sia a lui che più generalmente alla scuola riminese. Operò non solo in Emilia ma anche nelle Marche. </span><br />
<span style="color: #000000;"> -Nella sua opera si mostrò “seguace devoto” del fiorentino Giotto (Venturi Adolfo, L’Arte, 1928 Vol.31-32)</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’episodio. </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il lavaggio delle mani di Ponzio Pilato (secondo riquadro al centro) non fu certo un atto di “pulizia” come impongono le regole anti coronavirus. Anzi. Secondo il Vangelo il politico romano, seppur riluttante nel punire Gesù per aver minacciato l’Impero, compie il gesto di “lavarsi le mani” come omissione di responsabilità nel giudizio. Un atto che, a tutti gli effetti, si trasforma nella condanna a morte di Gesù.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
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<p><span style="color: #000000;"><strong>Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/San-Marco-libera-lo-schiavo-dal-supplizio-della-tortura-Jacopo-Robusti-il-Tintoretto.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1934" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/San-Marco-libera-lo-schiavo-dal-supplizio-della-tortura-Jacopo-Robusti-il-Tintoretto-300x230.jpg" alt="San Marco libera lo schiavo dal supplizio della tortura" width="300" height="230" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>San Marco libera lo schiavo dal supplizio della tortura</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il grande telero (414cm x 544 cm) fu realizzato tra il 1547 e il 1548 da Jacopo Robusti detto il Tintoretto. Nato a Venezia nel 1518 e morto nella stessa città nel 1594, è stato uno dei massimi esponenti della pittura veneta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Curiosità.<br />
</strong>-Questa grande tela ha avuto una storia piuttosto travagliata. Realizzata per Sala capitolare della Scuola Grande di San Marco, venne poi sequestrata dalle truppe francesi nel 1797, per fare poi ritorno a Venezia nel 1815 alle Gallerie dell’Accademia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> -L’arteino Giorgio Vasari, pittore, architetto e storico dell’arte, definì Tintoretto “il terribile” per il suo carattere decisamente forte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> -Tintoretto fu così soprannominato in quanto il padre svolgeva il mestiere di tintore di tessuti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Dopo la morte di Tintoretto, per volontà testamentaria, fu disteso a terra per quaranta ore, apparentemente nel tentativo di resuscitare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’episodio. </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Al centro del dipinto si notano due figure, con le mani portate al volto increduli per quanto sta accadendo. Incredulità o no, ai tempi del coronavirus sarebbe meglio evitare di portare le mani alla bocca e agli occhi, se non dopo averle lavate accuratamente. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’episodio tratta della tortura inflitta da un signore di Provenza, rappresentato sulla destra assiso su di un altro trono, ad un servo, immobilizzato a terra, colpevole di aver disobbedito al suo padrone e di essersi recato in pellegrinaggio a Venezia per visitare il corpo dell’Evangelista, facendo voto di affidare le sue membra alla protezione di questi. L’apparizione miracolosa del santo, invocato dallo schiavo, provoca lo spezzarsi degli strumenti del martirio lasciando esterrefatti il signore, i carnefici e la folla degli astanti. Il carattere teatrale, nel monumentale impianto scenografico e nell’abile regia delle masse, tradisce la familiarità del pittore con gli ambienti del teatro veneziano, aprendo una nuova stagione per la tradizione dei teleri narrativi commissionati dalle Scuole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Uscire di casa solo per reale necessità</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Diomede-fugge-nascondendo-il-Palladio-Vincenzo-Giacomelli.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1935" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Diomede-fugge-nascondendo-il-Palladio-Vincenzo-Giacomelli-218x300.jpg" alt="Diomede fugge nascondendo il Palladio - Vincenzo Giacomelli" width="218" height="300" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Diomede fugge nascondendo il Palladio</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Datata 1839, l’opera è di Vincenzo Giacomelli, nato a Grizzo (PN) il 3 aprile 1812 e morto a Venezia nel 1890. Le sue opere furono per lo più di carattere storico e risorgimentale, ma egli ricoprì anche il ruolo di tenente per la Guardia nazionale veneta. Impegnato anche a Milano, Torino e Parigi, fu uno dei precursori del pittorialismo con stampe di fotografia su tela. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Curiosità.<br />
</strong>-L’opera fu donata all’Accademia di Belle Arti nello stesso anno della sua realizzazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’episodio. </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Ammettetelo. Anche voi vi sentite un po’ come Diomede in questi giorni. Quando uscite di casa avete quello sguardo, con la paura di essere scoperti, chiedendosi “e se mi fermano? E’ giustificato quello che sto facendo?”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’episodio fa riferimento all’Illiade, in cui questo eroe della mitologia greca – sbarcato per errore ad Atene – rubò il Palladio (un simulacro ligneo che secondo l’indovino Eleno attribuiva al suo possessore la vittoria della guerra e la protezione della propria città), finito nel frattempo nelle mani di Demofonte (il 12° re di Atene). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo, voi quando ora uscite di casa non state rubando nulla. Ma se avete lo sguardo di Diomede, probabilmente sapete che tutta questa necessità in realtà… non c’è. State a casa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Nei rapporti con le persone mantenere la distanza di 1 metro</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Rinaldo-e-Armida-Francesco-Hayez.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1936" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Rinaldo-e-Armida-Francesco-Hayez-300x202.jpg" alt="Rinaldo e Armida - Francesco Hayez" width="300" height="202" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Rinaldo e Armida</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il quadro è stato realizzato a cavallo tra il 1812 e il 1813 da Francesco Hayez, nato nella parrocchia di S. Maria Mater Domini a Venezia il 10 febbraio 1791.  La sua è un’opera giovanile di pieno gusto neoclassico, che strizza l’occhio alle realizzazioni plastiche del Canova. Nella sua età più matura sarà a Milano, concedendosi una parentesi a Vienna per poi tornare il Lombardia. Diverrà uno dei maggiori esponenti del Romanticismo e morirà a Milano l’11 febbraio del 1882. Il suo corpo sarà seppellito nel cimitero monumentale del capoluogo lombardo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Curiosità.<br />
</strong>-L’opera fu inviata nel 1813 all’Accademia delle Belle Arti di Venezia dallo stesso Hayez quale saggio per il quarto anno di pensionato a Roma. Fu talmente apprezzata che lo storico Leopoldo Cicognara lo sostenne  economicamente in maniera generosa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’episodio. </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Una vicinanza che si trasforma in “schiavitù”, quella di Rinaldo nei confronti di Armida. A descriverci questa scena è Torquato Tasso nella “Gerusalemme liberata”. Questo infatti è quanto vedono i due guerrieri crociati Carlo e Ubaldo, penetrati nel palazzo della maga Armida sulle Isole Fortunate. In un meraviglioso giardino frutto d’incanti diabolici e di tentazioni, i due sono lì per risvegliare Rinaldo da quella sorta d’incantesimo che lo tiene lontano dalla Terra Santa, dove si sta combattendo per liberare Gerusalemme. Una vicinanza che in tempo di coronavirus sarebbe  vietata, in cui il metro di distanza fisico è annullato dalle seduttività amorose. Approfittando del momentaneo rientro a palazzo di Armida, Carlo e Ubaldo risvegliano Rinaldo dal torpore, mostrandogli le armi e facendolo specchiare nello scudo di diamante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Evitare gli assembramenti di persone</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Baccanale-Francesco-Zuccarelli.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1937" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Baccanale-Francesco-Zuccarelli-300x204.jpg" alt="Baccanale - Francesco Zuccarelli" width="300" height="204" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Baccanale</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La data di produzione della tela si colloca tra il 1740 e il 1750. L’autore è Francesco Zuccarelli (o Zuccherelli) nato a Pitigliano (GR) il 15 agosto 1702 e morto a Firenze il 30 dicembre 1788. Dopo aver lavorato a Roma e Firenze, dal 1732 si trasferì a Venezia passando da soggetti storici più generici ad altri a tema arcadico, con frequenti richiami all’ambito greco. All’estero soggiornò a Londra e Parigi per poi fare ritorno a Venezia e in Toscana. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Curiosità.<br />
</strong>-L’opera dal 1807 si trovava nella Villa Pisani di Strà (VE), per passare dal 1923 alle Gallerie dell’Accademia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> -I suoi dipinti spesso portano un marchio che rappresenta una zucca, intesa come rappresentazione pittorica del suo nome.</span><br />
<span style="color: #000000;"> -E’ in Inghilterra che trova fama e fortuna (economica) diventando uno dei membri fondatori della Royal Academy e uno dei pittori preferiti da re Giorgio III. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’episodio. </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli assembramenti di persone sono un chiaro veicolo di trasmissione del coronavirus, motivo per cui essi sono vietati, sia che si stia in casa tra amici o anche fuori al parco. Gruppi di persone = baccano, motivo per cui il “Baccanale” di Zuccarelli è l’esempio perfetto di ciò che si deve evitare in questo momento. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Se in epoca romana si fa riferimento al dio Bacco, in realtà la sua radice affonda le origini nella Magna Grecia, tema con cui il Zuccarelli andava a nozze. Originariamente si trattava di un culto misterico e mistico, con donne protagoniste della scena (le baccanti). Vino, musica e danza sono temi centrali di questa rappresentazione. Una perfetta descrizione dello stile del pittore toscano, presente anche in quest’opera, ce la consegna Pietro Selvatico nel 1863: “I suoi alberi color verde pomo, lumeggiati a giallolino, hanno frondi e tronchi di pura fantasia. I suoi sassi hanno un che di lanoso e di molle che lor toglie l’ aspetto roccioso della pietra infranta ; i suoi orizzonti son languidi. Il meglio sta nei cieli, le cui nubi si svolgono quasi sempre leggiere e ben aggruppate. E allettano pure que&#8217; suoi pastorelli, quelle sue contadinelle, perchè toccate con molto brio, e ben colorite, sebbene nella posa risentano le smorfie del secolo”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Non prendere farmaci antivirali o antibiotici se non prescritti dal medico</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Il-farmacista-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1938" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/Il-farmacista-Pietro-Longhi-239x300.jpg" alt="Il farmacista - Pietro Longhi" width="239" height="300" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Il farmacista </em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pietro Longhi nacque a Venezia il 15 novembre del 1701 e morì nella sua città l’8 maggio del 1785. La pittura sacra o mitologica furono per lui solo un piccolo inizio, perché è nella rappresentazione della realtà che esso trova la chiave di volta del suo stile. Centinaia i suoi quadri, molti dei quali a rappresentare la vita veneziana in tutti i suoi aspetti. L’utilizzo della luce e il posizionamento dei soggetti come in una scena teatrale portano al naturale confronto con il commediografo Carlo Goldoni, con cui condivise stima e amicizia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Curiosità.<br />
</strong>-Questo quadro olio su tela, realizzato nel 1752, fu donato alle Gallerie dell’Accademia nel 1838 da Girolamo Conti. </span><br />
<span style="color: #000000;"> -In precedenza la presente composizione faceva parte della raccolta Contarini a Venezia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> -Dal matrimonio con Caterina Maria Rizzi, Longhi ebbe 10 figli ma solo tre di loro (tra cui Alessandro che ne seguì le orme) raggiunsero la maggiore età.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’episodio. </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fai da te non è contemplato in medicina, soprattutto se le prime avvisaglie del coronavirus rischiano di essere confuse con quelle di una comune influenza che colpisce le vie respiratorie. E’ vero, chi avesse sintomi può chiamare i numeri telefonici predisposti senza mettere a rischio la salute di medici, farmacisti o altre persone presenti sul luogo. Ma un altro messaggio è chiaro: seguiamo gli esperti, non improvvisiamo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una didascalia settecentesca descrive così la situazione: “Vezzosa giovanetta un morbo assale, che rauca rende la parola e il canto, l’esamina un perito e scrive intanto, medica penna la ricetta al male”. Nella scena rappresentata l’ambiente è cupo ma spazioso e si possono notare un fornello con recipiente su cui è chino un garzone, una pianta di aloe o agave (entrambe con proprietà medicinali) e una scrivania sulla quale un anziano scrivano è chino su un libro. Due persone sono probabilmente in attesa di visita (tra cui un prelato), mentre la donna al centro è pronta a farsi scrutare in bocca dal farmacista, la cui ampia veste gialla copre anche i calzoni. Il quadro appeso alla parete di fondo sarebbe una Natività realizzata dal Balestra, che M. Abis trovò in una collezione privata a Venezia (Pietro Longhi, allievo del Balestra, “Arte figurava” 1961). </span><br />
<span style="color: #000000;"> </span></p>
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<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Cani e gatti non contagiano gli umani</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/L’Arcangelo-Raffaele-e-Tobiolo-Tiziano-Vecellio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1939" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2020/03/L’Arcangelo-Raffaele-e-Tobiolo-Tiziano-Vecellio-257x300.jpg" alt="L’Arcangelo Raffaele e Tobiolo - Tiziano Vecellio" width="257" height="300" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>L’Arcangelo Raffaele e Tobiolo</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo dipinto sarebbe stato realizzato a cavallo tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 da un allora giovane Tiziano Vecellio, nato a Pieve di Cadore nella prima decade del 1.480 e morto a Venezia nel 1576. Tra i maggiori esponenti della pittura tonale insieme a Giorgione, fu esempio di artista imprenditore di se stesso. Nonostante nella sua carriera abbia lavorato in diverse città d’Italia (e non solo), restò sempre legato a Venezia divenendo pittore ufficiale della Serenissima dopo la morte di Giovanni Bellini. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Curiosità.<br />
</strong>-E’ un tema ricorrente tra famiglie mercantili che, nell’occasione del primo viaggio intrapreso dai membri più giovani, invocavano la protezione dell’arcangelo Raffaele, associato al ruolo di guida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> -La presenza in basso di uno stemma fa pensare che l’opera di Tiziano sia stata commissionata da un membro della famiglia dell’umanista e letterato Pietro Bembo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> -Il quadro proviene dalla chiesa veneziana di Santa Caterina su un altare dedicato all’Angelo Raffaele sul lato destro della chiesa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> -Secondo alcuni critici, s’individua nel gesto dell’Arcangelo Raffaele un riferimento iconografico preciso alla Creazione di Adamo della Cappella Sistina, motivo per cui collocherebbero il dipinto tra il 1511 e il 1514. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’episodio. </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> E’ come se se lo sentisse Tobiolo, che il suo cagnolino non gli avrebbe attaccato alcun coronavirus e anzi lo avrebbe accompagnato in un viaggio davvero speciale. L’episodio – più volte rappresentato soprattutto nella scuola fiorentina – è tratto dalla Bibbia, più precisamente dal Libro di Tobia. Tobi, uomo povero ma giusto, invocò l’Angelo Raffaele (arcangelo solo nei testi apocrifi) per accompagnare il figlio Tobiolo a riscuotere un credito di dieci talenti d’argento contratto dieci anni prima. Senza rivelarsi – se non alla fine del viaggio – Raffaele indica al giovane la strada più sicura, salvandolo in più occasioni. Sulla mano sinistra Tobiolo trascina un pesce catturato nel Tigri e con la cui bile riuscirà poi a guarire il padre dalla cecità. In questo percorso il cagnolino di Tobiolo lo volle seguire e, anche se qui la sua espressione appare un po’ contrariata (probabilmente dall’improvviso dispiegarsi delle ali di Raffaele), lo riportò a casa. Sano e salvo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">Alberto Sanavia</span> </em></p>
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		<title>Abbiamo l&#8217;arte ma la teniamo da parte</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jan 2020 19:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[alberto sanavia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Riflessioni sulle mancate opportunità nel rendere il passato un vero traino per il futuro Vi è la strana convinzione che l’arte, per essere apprezzata, debba essere pubblica. Eppure, da che mondo è mondo, l’arte è sempre stata un affare privato. Per quanta poca empatia si possa provare nei confronti dei nobili o aristocratici – che&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/abbiamo-larte-ma-la-teniamo-da-parte/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Riflessioni sulle mancate opportunità nel rendere il passato un vero traino per il futuro </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
Vi è la strana convinzione che l’arte, per essere apprezzata, debba essere pubblica. Eppure, da che mondo è mondo, l’arte è sempre stata un affare privato. Per quanta poca empatia si possa provare nei confronti dei nobili o aristocratici – che ad oggi chiamiamo più semplicemente “ricchi” – essi hanno consentito che milioni di opere siano giunte a noi. Altrettante sono ancora nascoste, ma è grazie a quel senso di gelosia che queste potranno sopravvivere ai nostri figli e ai nostri nipoti, giungendo intatte e splendenti alle generazioni future. Ciò vale anche per edifici storici o ville. Premesso ciò, bisogna fare alcune considerazioni. </span><br />
<span style="color: #000000;"> I <strong>musei</strong> sono organizzati male. Non tutti, certo, ma una gran parte di loro sono semplici magazzini sconosciuti. Nel momento in cui un museo apre al pubblico, lo deve fare per attirarlo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Pertanto trovo inutile che si vieti di scattare qualche <strong>foto</strong> alle opere (anche senza flash, ovviamente): molto spesso lo si nega al solo scopo di vendere il libro/catalogo che viene proposto all’uscita dall’ultima stanza del museo. Nel 2020 ogni opera si può ritrovare su internet, anche in alta definizione, pertanto la negazione della foto è la negazione del consentire all’utente di sentirsi partecipe della mostra. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In secondo luogo gli <strong>orari</strong> di apertura sono incomprensibili: quasi sempre combaciano con l’orario di lavoro o di studio, costringendo così la massa a visitarli nei weekend, tra il nervosismo di chi si vorrebbe godere un’opera in santa pace e quella degli addetti ai lavori che devono correre stressati tra le stanze, giusto per redarguire persone che vorrebbero toccare i quadri o per richiamare bambini che gridano e corrono come fossero al Luna Park. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In terza battuta, i musei non dovrebbero essere “<strong>isolati</strong>”: quanto bello sarebbe poter pranzare/cenare (non a prezzi folli) in un ristorante posto all’interno dell’edificio e poi godersi le opere esposte senza aver l’ansia dell’orario di chiusura? Perché non inserire al loro interno concerti o attività teatrali, magari valorizzando le band o le compagnie locali che spesso non sanno dove esibirsi? </span><br />
<span style="color: #000000;"> Infine i musei dovrebbero avere di default l’<strong>audioguida</strong> compresa nel prezzo del biglietto, fornire descrizioni scritte accurate in calce a quanto esposto o dare l’opportunità di collegarsi ad applicazioni per l’ascolto via cellulare, dato che ad oggi tutti ne abbiamo uno. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> La “domenica gratuita” al museo è una bella iniziativa, certo, ma non sarà quella che rilancerà l’interesse per l’arte o che potrà finalmente consentire a questa di essere un volano per l’economia. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Abbiamo una Ferrari. Ma piuttosto che guidarla ci limitiamo ad osservarla dalla vetrina.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
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		<title>“Dentro e fuori luogo”, la consacrazione di Lucia Maragno</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 09:00:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 9 al 31 marzo l’artista padovana esporrà le sue opere nella Galleria del Teatro Accademico a Castelfranco Veneto (TV). All’indomani della Giornata internazionale della donna, eccezionale possibilità di osservare le nuove realizzazioni con ingresso gratuito Le nuove opere dell’artista padovana Lucia Maragno a Castelfranco Veneto (TV). Dopo l’esposizione avvenuta a cavallo tra il 2018&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/dentro-e-fuori-luogo-la-consacrazione-di-lucia-maragno/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Dal 9 al 31 marzo l’artista padovana esporrà le sue opere nella Galleria del Teatro Accademico a Castelfranco Veneto (TV). All’indomani della Giornata internazionale della donna, eccezionale possibilità di osservare le nuove realizzazioni con ingresso gratuito</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le nuove opere dell’artista padovana <strong>Lucia Maragno</strong> a Castelfranco Veneto (TV). Dopo l’esposizione avvenuta a cavallo tra il 2018 e 2019 a Dolo (VE), le realizzazioni artistiche di Lucia Maragno saranno protagoniste a Castelfranco Veneto <strong>dal 9 al 31 marzo </strong>nella Galleria del Teatro Accademico. La mostra aprirà i battenti a seguire della Giornata internazionale della donna: una data simbolica e significativa, che celebrerà la sua arte come fine artigianato dell’intelletto, indagando nei luoghi dell’anima in cui la donna e <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/03/La-locandina-di-Dentro-e-fuori-luogo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1684" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/03/La-locandina-di-Dentro-e-fuori-luogo-146x300.jpg" alt="" width="146" height="300" /></a>l’artista divengono protagoniste delle nuove frontiere espressive. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un percorso che sta riscuotendo esponenziali consensi in ambito regionale e non solo, tanto da ottenere – proprio a Castelfranco Veneto nel 2017 – il primo premio nel concorso nazionale acquerello. Alle <strong>ore 17.30</strong> di <strong>sabato 9 marzo</strong> avverrà così l’inaugurazione della personale intitolata “<em>Dentro e fuori luogo</em>”. La mostra sarà ad ingresso gratuito e seguirà i seguenti orari di apertura: da mercoledì a venerdì dalle 16.00 alle 19.00; sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00. “Dentro e fuori luogo” sarà quindi protagonista per tre settiamane grazie al patrocinio dell’assessorato alla cultura della Città di Castelfranco Veneto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’INAUGURAZIONE CON GABRIELLA NIERO</strong>. A presentare l’esposizione nel pomeriggio di sabato 9 marzo sarà la Dott.ssa <strong>Gabriella Niero</strong>, storico dell’arte che commenta così in anteprima le opere di Lucia Maragno: «l’esperienza artistica di questa originale autrice si definisce nella percezione della realtà attraverso gli aspetti più variabili colti nella trasformazione visiva. Il percorso dedicato alle vedute “Dentro e fuori luogo”, rappresenta una conquista espressiva meditata a lungo e assimilata da linguaggi contemporanei vicini alla propria personale ricerca. Dentro e fuori luogo, dentro e fuori la materia stessa&#8230; la percezione viene spogliata da dettagli per essere essenzializzata, giocata e interpretata attraverso l’arte informale. Nei quadri di Lucia la realtà esterna è il punto di partenza. Successivamente si sviluppano un pensiero e nuovi spazi che si dilatano all’infinito. La pittura ci conduce verso il fascino dell’ignoto non luogo».</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>CHI E’ LUCIA MARAGNO</strong>. Lucia Maragno è nata a Padova ed è diplo</span><span style="color: #000000;">mata in Grafica </span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/03/Lucia-Maragno.jpg"><img class="alignright  wp-image-1685" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/03/Lucia-Maragno-230x300.jpg" alt="Lucia Maragno" width="141" height="184" /></a></span><span style="color: #000000;">Pubblicitaria all’istituto Ruzza. Dal 2012 ha frequentato la  “Scuola Libera del Nudo” all’Accademia Belle Arti di Venezia. Anche i corsi della “Scuola Internazionale di Grafica” – sempre a Venezia – fanno parte del suo percorso formativo. Negli anni la sua esperienza si è arricchita frequentando le scuole dei maestri padovani : Oscar Nalin, Mario Zoppelletto, Elisabetta Marchesi, Bruno Morato, Sergio Bigolin e nell’ultimo periodo Bruno Gorlato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LUCI IN BOTTEGA, IL LUOGO DELLA SUA CREATIVITA’. </strong>Nella sua bottega in via Calogerà 2 a Padova, Lucia Maragno crea costantemente le proprie opere usando tecniche e materiali sempre diversi, condividendole con amiche e amici che trovano significativo lo scambio di esperienze e amicizie. I suoi lavori si possono vedere nel territorio padovano, dei colli euganei e del veneziano, dove in periodi diversi si sono svolte mostre collettive, personali e concorsi. I riconoscimenti non sono mancati con primi, secondi e terzi premi con opere in acquerello e tecniche miste.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>FACEBOOK</strong>. Questa la pagina Facebook ufficiale di Lucia Maragno: <a style="color: #000000;" href="https://www.facebook.com/luciamaragnoartista/">https://www.facebook.com/luciamaragnoartista/</a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>RICONOSCIMENTI<br />
</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> 2008  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Regionale &#8220;Luigi Titto&#8221; Dolo ve, Segnalazione opera ad olio. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2009  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale &#8220;50 e più&#8221;  1° premio Farfalla d&#8217;Argento opera ad olio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2010  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Luvigliano Segnalazione opera acrilico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2011  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Costa di Rovigo segnalazione opera tecnica mista.         </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Salboro Villa Vanna  Menzione Speciale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Padova Fiorisce 3° premio opera tecnica mista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Estemporanea Piazza Erbe Padova con Associazione Xarte 4° premio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2012 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Biennale di pitt. Z.I.P. Menzione Speciale opera acrilico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Stanghella  2° premio acquerello.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Arzergrande 2° premio acquerello</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Este Segnalazione opera ad olio</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Regionale &#8220;Luigi Titto&#8221; Dolo 1° premio acquerello.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Luvigliano 2° premio acquerello</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2013  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale Miniquadro &#8220;Bepi Spolaor&#8221; Mira 3° premio opera olio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Pitt. Curtarolo 3° premio acquerello, pres. comissione maestro Galluppo</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2014</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Stanghella 3° premio acquerello.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso  pitt. Estemporanea Este 1° premio acquerello.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2015  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Este 2° premio acquerello.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2016  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale Miniquadro&#8221;Bepi Spolaor&#8221; dolo 3° premio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2017  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale &#8220;Luigi Titto&#8221; Dolo 2° premio pittura olio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale Acquerello Castelfranco Veneto 1° premio.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8212;</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em><br />
Press Office Lucia Maragno</em></span></p>
<p>Alberto Sanavia<br />
<a style="color: #000000;" href="mailto:info@albertosanavia.com"><em>info@albertosanavia.com</em></a><em><br />
</em><a style="color: #000000;" href="http://www.albertosanavia.com"><em>www.albertosanavia.com</em></a></p>
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		<title>Arte in Comune: le opere di Lucia Maragno in esposizione a Dolo</title>
		<link>https://www.albertosanavia.com/arte-in-comune-dolo-lucia-maragno/</link>
		<comments>https://www.albertosanavia.com/arte-in-comune-dolo-lucia-maragno/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 12:54:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Da giovedì 15 novembre 2018 fino a mercoledì 9 gennaio 2019, l’artista padovana Lucia Maragno esporrà un ciclo di opere all’interno degli spazi del Mucipio di Dolo. “Arte in Comune” è organizzato dall’associazione culturale Arti Visive della Riviera del Brenta in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Dolo. Le realizzazioni pittoriche di Lucia&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/arte-in-comune-dolo-lucia-maragno/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Da giovedì 15 novembre 2018 fino a mercoledì 9 gennaio 2019, l’artista padovana Lucia Maragno esporrà un ciclo di opere all’interno degli spazi del Mucipio di Dolo. “Arte in Comune” è organizzato dall’associazione culturale Arti Visive della Riviera del Brenta in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Dolo. Le realizzazioni pittoriche di Lucia Maragno si potranno vedere liberamente durante l’orario di apertura degli uffici comunali. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lucia Maragno è nata a Padova e diplomata in Grafica Pubblicitaria all&#8217;istituto Ruzza. Dal 2012 ha frequentato la  “Scuola Libera del Nudo” all’Accademia Belle Arti di Venezia. Anche i corsi della “Scuola Internazionale di Grafica” – sempre a Venezia – fanno parte del suo percorso formativo. Negli anni la sua esperienza si è arricchita frequentando le scuole dei maestri padovani : Oscar Nalin, Mario Zoppelletto, Elisabetta Marchesi, Bruno Morato, Sergio Bigolin e nell&#8217;ultimo periodo Bruno Gorlato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LUCI IN BOTTEGA<a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-Arte-in-Comune-Dolo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1605" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-Arte-in-Comune-Dolo-214x300.jpg" alt="Locandina Arte in Comune - Dolo" width="214" height="300" /></a><br />
</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella sua bottega, in via Calogerà 2 a Padova, continua il suo percorso. Il desiderio di nuove interpretazioni usando tecniche e materiali sempre diversi, lo condivide anche con amiche ed amici che trovano significativo lo scambio di esperienze e amicizie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I suoi lavori si possono vedere nel territorio padovano, dei colli euganei e del veneziano, dove in periodi diversi si sono svolte mostre collettive, personali e concorsi. I riconoscimenti non sono mancati con primi, secondi e terzi premi con opere in acquerello e tecniche miste.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Di lei lo Storico dell’Arte Paolo Bellini, nel 2016 dice: </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> “<em>Lucia è artista di notevole costruzione compositiva e raro equilibrio formale. Entusiasta,positiva dotata di un segno naturale,talentuoso e incisivo nei suoi ritratti in linea chiara richiama lievi suggestioni. Bellissimi i suoi colori, pensosi nella tecnica dell&#8217; acquerello, solari nella versione ad olio e stranianti nei territori delle elaborazioni materiche. Con la sua indole ama sperimentare e ricercare sempre nuove soluzioni espressive. le sue opere rispecchiano la sua energia appassionata, la sua frizzante vitalità, l&#8217;amore per la vita e per le emozioni intense</em>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>RICONOSCIMENTI<br />
</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> 2008  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Regionale &#8220;Luigi Titto&#8221; Dolo ve, Segnalazione opera ad olio. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2009  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale &#8220;50 e più&#8221;  1° premio Farfalla d&#8217;Argento opera ad olio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2010  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Luvigliano Segnalazione opera acrilico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2011  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Costa di Rovigo segnalazione opera tecnica mista.         </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Salboro Villa Vanna  Menzione Speciale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Padova Fiorisce 3° premio opera tecnica mista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Estemporanea Piazza Erbe Padova con Associazione Xarte 4° premio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2012 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Biennale di pitt. Z.I.P. Menzione Speciale opera acrilico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Stanghella  2° premio acquerello.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Arzergrande 2° premio acquerello</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Este Segnalazione opera ad olio</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Regionale &#8220;Luigi Titto&#8221; Dolo 1° premio acquerello.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Luvigliano 2° premio acquerello</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2013  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale Miniquadro &#8220;Bepi Spolaor&#8221; Mira 3° premio opera olio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Pitt. Curtarolo 3° premio acquerello, pres. comissione maestro Galluppo</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2014</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Stanghella 3° premio acquerello.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso  pitt. Estemporanea Este 1° premio acquerello.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2015  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso pitt. Estemporanea Este 2° premio acquerello.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2016  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale Miniquadro&#8221;Bepi Spolaor&#8221; dolo 3° premio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> 2017  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale &#8220;Luigi Titto&#8221; Dolo 2° premio pittura olio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Concorso Nazionale Acquerello Castelfranco Veneto 1° premio.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8212;</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em><br />
Press Office Lucia Maragno</p>
<p>Alberto Sanavia<br />
</em></span></p>
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		<title>Lucia Maragno espone a Padova</title>
		<link>https://www.albertosanavia.com/lucia-maragno-espone-a-padova/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 10:11:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Appuntamento fino a domenica 2 aprile al Circolo unificato dell’Esercito in Prato della Valle. Ingresso libero. Un’occasione unica per vedere le nuove opere dell’artista padovana &#160; &#160; Le opere di Lucia Maragno in esposizione fino al 2 aprile a Padova. E’ il Circolo unificato dell’Esercito in Prato della Valle 82 – all’interno del Palazzo Zacco&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/lucia-maragno-espone-a-padova/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appuntamento fino a domenica 2 aprile al Circolo unificato dell’Esercito in Prato della Valle. Ingresso libero. Un’occasione unica per vedere le nuove opere dell’artista padovana</em></p>
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<p>Le opere di Lucia Maragno in esposizione fino al 2 aprile a Padova. E’ il Circolo unificato dell’Esercito in Prato della Valle 82 – all’interno del Palazzo Zacco – ad ospitare in questi giorni molti quadri inediti di Lucia Maragno, artista padovana che da diversi anni espone i suoi lavori nel territorio veneto. Dopo essersi diplomata in Grafica Pubblicictaria, dal 2012 ha frequentato la “Scuola libera del Nudo” all’Accademia Belle Arti e la scuola “Internazionale di Grafica” di Venezia. Un’esperienza che negli anni si è arricchita frequentando le scuole dei maestri padovani quali Oscar Nalin, Mario Zoppelletto, Bruno Morato, Elisabetta Marchesi, Sergio Bigolin e – nell’ultimo periodo – Bruno Gorlato. Negli anni Lucia Maragno, che firma i suoi quadri semplicemente come “Lucy”, ha collezionato numerosi premi per opere in acquerello e tecniche miste, ma è lei stessa  ad ammettere che il suo percorso si rinnova costantemente «nel desiderio di nuove interpretazioni usando tecniche e materiali sempre diversi».<br />
Ecco che l’esposizione attualmente presente al Circolo unificato dell’Esercito presenta oli su tavola o tela, acrilici su cartone o tempere grasse su cartone. Paolo Bellini, per molti anni Docente di Storia dell’Incisione all’Università Cattolica di Milano e tuttora direttore della rivista “Grafica d’Arte”, ha detto di lei: «Lucia è artista di notevole costruzione compositiva e raro equilibrio formale. Entusiasta, positiva, dotata di un segno naturale, talentuoso e incisivo, nei suoi ritratti in linea chiara richiama lievi suggestioni. Bellissimi i suoi “colori”; pensosi nella tecnica dell’acquerello (splendidi nelle minime dimensioni), solari nella versione ad olio e stranianti nei territori delle elaborazioni materiche. Con le sua brillante indole camaleontica, ama sperimentare e ricercare sempre nuove soluzioni espressive. Le sue opere rispecchiano la sua energia appassionata, la sua frizzante vitalità, l’amore per la vita e per le emozioni intense».<br />
L’esposizione diventa un’occasione unica per osservare tutte le sfaccettature di quest’artista che continua ad affascinare e stupire. «Questa mostra – ha detto Davide Tramarin, dottorando in Storia critica e conservazione dei beni culturali a Padova – costituisce un punto di arrivo e nel contempo una partenza. Si tratta infatti di una personale, un momento importante per qualsiasi artista, qui interpretata con l’aspirazione di voler esporre i frutti di una ricerca pittorica ricca di costanza, creatività, elaborazione, entusiasmo e passione. Fra i vari nuclei esposti, spiccano in particolare due opere che sono un’anteprima della nuova ricerca su cui l’artista si sta concentrando: Oltre la rete uno e Oltre la rete due. Un approdo all’astrattismo che già ci preannuncia nuovi sviluppi molto interessanti in vista della prossima personale».<br />
Le opere di Lucia Maragno al Circolo unificato dell’Esercito si potranno vedere ad ingresso libero tutti i giorni fino al 2 aprile dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Domenica 2 aprile, alle ore 17.30, si potrà inoltre seguire la visita guidata all’esposizione insieme all’artista.</p>
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<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
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		<title>Arte: due padovani alla Biennale Italia-Cina</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2014 15:05:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Appuntamento a partire dal 28 giugno a Pechino. Alessandro Cardinale e Cristina Gori tra i 43 artisti italiani scelti per l’evento La Biennale Italia-Cina parlerà padovano. Il prossimo 28 giugno 2014, inaugurerà l’edizione cinese di questo importante appuntamento all&#8217;interno della 798 Art District di Pechino. Il comitato Scientifico, guidato dal curatore italiano Sandro Orlandi e&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/arte-padovani-biennale-italia-cina/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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<p><i>Appuntamento a partire dal 28 giugno a Pechino. Alessandro Cardinale e Cristina Gori tra i 43 artisti italiani scelti per l’evento</i></p>
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<p>La Biennale Italia-Cina parlerà padovano. Il prossimo 28 giugno 2014, inaugurerà l’edizione cinese di questo importante appuntamento all&#8217;interno della 798 Art District di Pechino. Il comitato Scientifico, guidato dal curatore italiano Sandro Orlandi e dalla curatrice cinese Mian Bu, ha selezionato 48 artisti cinesi e 43 artisti italiani &#8211; sia tra artisti affermati che emergenti &#8211; tra i quali i due artisti padovani <b>Alessandro Cardinale</b> e <b>Cristina Gori</b>.<br />
L’evento metterà a confronto due antiche civiltà attraverso la visione di artisti contemporanei italiani e cinesi che con le loro opere vanno ad indagare il tema della memoria. Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito <a href="http://www.cibiennale.org">www.cibiennale.org</a> (in lingua inglese).<br />
<b>L’OPERA DI CARDINALE</b>. Alessandro Cardinale, già vincitore nel 2012 della 5°</p>
<div id="attachment_71" style="width: 206px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2014/07/Alessandro-Cardinale-Nu-Shu-legno+ferro-2014.jpg"><img class=" wp-image-71 " alt="Alessandro Cardinale - Nu Shu - legno+ferro - 2014" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2014/07/Alessandro-Cardinale-Nu-Shu-legno+ferro-2014-300x300.jpg" width="196" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Cardinale &#8211; Nu Shu &#8211; legno+ferro &#8211; 2014</p></div>
<p>Biennale Internazionale di Pechino, presenta l&#8217;opera installativa “Nu Shu” che indaga il tema del linguaggio segreto chiamato appunto nu-shu, creato in antichità dalle donne nella regione dello Hunan. «Come una scultura ha diversi punti di osservazione – spiega Cardinale – anche questo lavoro cambia in base al punto di vista dell’osservatore fino a mutare del tutto sia nell’aspetto che nel significato». L’opera è composta da un insieme di listelli di legno colpiti che richiamano i ventagli sui quali venivano scritti i messaggi. Essi sono assemblati facendo in modo che solo da una determinata posizione si possa vedere un volto femminile orientale ma, una volta persa quella posizione, il “messaggio” ritorni ad essere incomprensibile.<br />
<b>L’OPERA DI GORI</b>. Cristina Gori, alla sua seconda presenza a Pechino dopo la mostra Olympic Fine Arts del 2008, presenta otto fotografie tratte dal progetto “Vault Over”, una serie di autoritratti nei quali impersonifica, in chiave femminile, i principali ranghi dell’ esercito di terracotta di Xi&#8217;an. «In “Vault Over” – spiega Gori – divento interprete di un</p>
<div id="attachment_72" style="width: 224px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2014/07/Cristina-Gori-Vault-Over.jpg"><img class=" wp-image-72 " alt="Cristina Gori - Vault Over" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2014/07/Cristina-Gori-Vault-Over-300x300.jpg" width="214" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Cristina Gori &#8211; Vault Over</p></div>
<p>percorso metaforico e mentale che collega la città di Venezia alla città di Xi’an». Gori usa i suoi capelli, particolarmente lunghi, per creare un incontro tra le due culture (occidentale ed orientale). Attraverso una serie di autoritratti trasforma se stessa in una ibridazione tra l&#8217;identità veneziana e quella cinese, dando una personale visione della Via della Seta attraverso la sovrapposizione e la stratificazione delle due culture e delle loro storie. “Coperta da uno strato di argilla l&#8217;artista si trasfigura e si immerge nella storia.”</p>
<p><b><br />
Alessandro Cardinale</b> è nato a Camposampiero (PD) nel 1977. Ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Lavora sviluppando il tema della luce e della percezione attraverso diversi media, prediligendo l’installazione. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali con gallerie ed enti pubblici in Italia ed all’estero.  Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Nel 2000 vince il premio “Sculture da vivere” promosso dalla Fondazione Peano e realizza un’opera pubblica permanente per la città di Cuneo. Nel 2012 vince la sezione internazionale della 5° Biennale d’Arte di Pechino esponendo presso il National Art Museum of China.</p>
<p><b><i><br />
</i>Cristina Gori</b> è nata a Padova nel 1976. Ha studiato presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2008 è stata invitata ad ‘Olympic Fine Arts’, mostra internazionale a Pechino in contemporanea alle Olimpiadi, tenutasi presso il China International Exhibition Center  e la Città Proibita (Taimiao). Le sue opere sono presenti all’interno di collezioni private e pubbliche : Fondazioni Bartoli Felter per L’Arte Contemporanea, Cagliari; Pardes per l’Arte Contemporanea, Venezia; North Art Space Gallery, Jakarta. Queste le altre sedi che hanno ospitato il suo lavoro: Museo Revoltella a Trieste, Fondazione Pistoletto a Biella, Central Exhibition Hall Manege a San Pietroburgo, Scuderie Aldobrandini a Frascati e Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.<i></p>
<p></i>Press office<br />
Alberto Sanavia<br />
<a href="mailto:info@albertosanavia.com">info@albertosanavia.com</a></p>
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