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	<title>Alberto Sanavia &#187; chiesa</title>
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	<description>Giornalista &#38; Freelancer</description>
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		<title>Venezia: le storie incredibili della Chiesa dei Santi Geremia e Lucia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Aug 2018 20:41:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L’annegato che benedice le imbarcazioni, la Santa dalle spoglie senza pace che guarì Dante e l’unica scultura snodabile al mondo non costruita da mano umana. Dove si trovano tutte queste cose? In una delle chiese di Venezia più trascurate dai turisti. Nonostante migliaia di essi ci passino a fianco. Ogni giorno &#160; Ammettiamolo. I veneziani&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/venezia-le-storie-incredibili-della-chiesa-dei-santi-geremia-e-lucia/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>L’annegato che benedice le imbarcazioni, la Santa dalle spoglie senza pace che guarì Dante e l’unica scultura snodabile al mondo non costruita da mano umana. Dove si trovano tutte queste cose? In una delle chiese di Venezia più trascurate dai turisti. Nonostante migliaia di essi ci passino a fianco. Ogni giorno</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Ammettiamolo. I veneziani un po’ godono nel far sentire in colpa il turista: “i xe vegnui qua a butare e scoasse”. Tradotto: “sono arrivati qui per buttare la spazzatura”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Per farvi vivere questa sensazione di turistico disagio, non appena metterete i vostri piedi al di fuori dalla <strong>stazione Ferroviaria di Santa Lucia</strong>, sappiate che per consentirvi tale passo hanno abbattuto una chiesa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Quella di Santa Lucia, appunto, che tra l’altro conteneva le spoglie della povera martire. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A ricordarlo c’è un’iscrizione sul selciato, proprio dopo aver sceso le scale che troverete davanti a voi. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Vi sentite abbastanza in colpa ora?<br />
</span><span style="color: #000000;">Ma soprattutto: che fine ha fatto il corpo della povera Lucia? </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Tranquilli, dal 1.861 è stata “adottata” da una chiesa di cui si parla poco, nella quale spesso potrete camminare da soli in tranquillità. Una chiesa che nasconde curiosità, aneddoti e opere uniche al mondo. Una chiesa spesso tenuta al di fuori degli itinerari da guide turistiche “veloci-che-andiamo-a-Rialto-e-in-Piazza-San-Marco”. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Ecco perché ho deciso di raccontarvi le bellezze e le leggende legate alla <strong>Chiesa dei Santi Geremia e Lucia</strong>. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>ARRIVIAMOCI</strong>. Scendete le scale e svoltate a sinistra proseguendo lungo <strong>Lista di Spagna</strong>. <em>Lista</em> era la strada davanti alle ambasciate straniere ed era così chiamata perché contraddistinte a terra con righe in pietra d’Istria; <em>Spagna</em> perché la dimora dell’ambasciatore di Spagna era a palazzo Frizier-Zeno, situata circa a metà del percorso. Ma non è di questo che dobbiamo parlare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>“VUOI MANGIARE?”.</strong> Ad un tratto arriverete in Campo San Geremia. Ve ne accorgete perché trovate il primo spazio aperto, in cui a destra sono posizionate bancarelle di ambulanti cingalesi che vendono oggetti veneziani Made in China, oltre alla richiestissima maglia tarocca di <strong>Cristiano Ronaldo</strong>. Prima di proseguire verso il restringimento di Salizada San Geremia (la riconoscete perché alla vostra sinistra cercheranno di placcarvi i camerieri della trattoria Vittoria e a destra quelli del ristorante Pedrocchi), fermatevi e osservate quella parte del campo completamente vuota. Lì potete vedere Palazzo Labia e la prima facciata della chiesa. Già. La prima. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA DOPPIA FACCIATA E I LAVORI DI COMPLETAMENTO CHE DURARONO 100 ANNI</strong>. La <strong>Chiesa dei Santi Geremia  e Lucia</strong> che osserviamo oggi risale a un</span></p>
<div id="attachment_1502" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_164152.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1502" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_164152-150x150.jpg" alt="Il Campanile della Chiesa dei SS. Geremia e Lucia affiancato a Palazzo Balbi" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il Campanile della Chiesa dei SS. Geremia e Lucia affiancato a Palazzo Balbi</p></div>
<p><span style="color: #000000;">progetto che vide luce nel 1.753 dall’architetto lombardo Carlo Corbellini. Nonostante la prima messa del nuovo corso si fosse svolta il 27 aprile 1.760, i lavori si conclusero solo nel… 1.861. Quasi 100 anni: poi non lamentiamoci della lentezza dei cantieri moderni…  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sappiate però che la primissima costruzione di questo edificio risalirebbe al 1.116, ma solo nel 1.292 fu ampliata dal doge Sebastiano Ziani. Il campanile che ancora oggi vediamo è del 1.200, anche se la cella campanaria e il tamburo hanno registrato successive aggiunte di tipo gotico.<br />
</span><span style="color: #000000;">Attualmente la particolarità di questa chiesa è la “doppia facciata”: una verso il canale di Cannaregio e l’altra verso l’omonimo campo di S. Geremia (quest’ultima un tempo presentava un portico laterale, oggi scomparso). </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’ANNEGATO CHE BENEDICE LE IMBARCAZIONI</strong>. Attraversando la Chiesa dall’ingresso di campo San Geremia e uscendo dalla parte opposta su Cannaregio, troverete la statua di <strong>S. Giovanni Nepomuceno</strong> (1340-1393).<br />
</span><span style="color: #000000;">Vi volta le spalle, lo so. Ma non lo fa per cattiveria.</span></p>
<div id="attachment_1503" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_163745.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1503" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_163745-150x150.jpg" alt="&quot;Con gli occhi di S. Giovanni&quot;: ecco cosa vede la statua" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Con gli occhi di S. Giovanni&#8221;: ecco cosa vede la statua</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;">La sua storia anzi è molto triste. Di origine boema, dopo la laurea ottenuta a Padova ritornò nella sua terra come vicario dell’arcivescovo. Nella lotta “politica” tra Re Venceslao IV e il vescovo Jenstein, il Re non volle fisicamente colpire l’alto prelato (giusto per evitare sommosse) e così si sfogò sul suo vicario che finì in prigione per poi essere condannato all’annegamento nel fiume Moldava. Vi è anche una seconda versione molto “gossip”. La leggenda vuole che Giovanni fosse confessore delle Regina. Tenendo fede al silenzio del confessionale, il Re fece annegare il vicario per gelosia.<br />
</span><span style="color: #000000;">Insomma, in un modo o nell’altro, S. Giovanni Nepomuceno è divenuto (controvoglia per lui) il protettore di coloro che hanno contatti con l’acqua, motivo per cui la sua statua oggi osserva e benedice le imbarcazioni sul Canal Grande. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>IL SANTO INCARICATO DI COSTRUIRE 8 CHIESE</strong>. Sappiate che in passato la chiesa ospitò le spoglie di <strong>San Magno</strong>, vescovo di Oderzo ed Eraclea, morto alla bellezza di 90 anni nel 670 (un record per l’epoca!). Inizialmente ad Eraclea, le sue spoglie furono traslate qui nel 1.206 (nel luogo dove – da vivo – si rifugiò per sfuggire alle invasioni longobarde). Pare che, prima di morire, ebbe un sogno divino nel quale avrebbe ricevuto l’incarico di far costruire otto chiese in Venezia: S. Pietro Apostolo, San Raffaele Arcangelo, il Salvator nostro Gesù Cristo, Santa Maria Formosa, San Giovanni Battista detto in Bragora, San Zaccaria, Santa Giustina Vergine e Martire e i Santi 12 Apostoli. Dal 1956 le spoglie mortali di san Magno hanno fatto ritorno nella “sua” Eraclea. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>SANTA LUCIA E LE SUE SPOGLIE SENZA PACE</strong>. Ma torniamo a <strong>Santa Lucia</strong>. Ella nacque a Siracusa nel 281 da una famiglia molto ricca. Bellissima e aggraziata, si consacrò a Dio quando andò con la madre Eutichia a seguire i festeggiamenti per Santa Agata. In sogno Agata predisse a Lucia la sua santità e al risveglio la madre guarì dalla emorroissa (continua perdita di sangue). Nonostante le insistenze di un giovane che la voleva in sposa, Lucia seguì la propria vocazione. Imputata della sua fede cristiana da Pascasio, Prefetto della città di Siracusa, ella non cedette. Il 13 dicembre 304 fu giustiziata e nel 314 fu innalzato un tempio in suo onore a seguito dei tanti miracoli che la gente diceva di aver ottenuto. Le reliquie furono portate a <strong>Costantinopoli</strong> nel 1.038 per poi essere traslate nella basilica di <strong>San Giorgio Maggiore</strong> a Venezia nel 1.204 a seguito</span></p>
<div id="attachment_1504" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_162934.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1504" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_162934-150x150.jpg" alt="Il corpo di Santa Lucia e la maschera d'argento" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il corpo di Santa Lucia e la maschera d&#8217;argento</p></div>
<p><span style="color: #000000;">della IV Crociata. Nel 1.313 il suo corpo fu portato nella <strong>chiesa di Santa Lucia</strong>, fino all’abbattimento della chiesa stessa. Il 7 novembre del 1981 <strong>i suoi resti vennero rubati</strong> da alcuni malfattori che chiesero un cospicuo riscatto. Recuperato alcuni mesi dopo, nel 1955 il cardinale Angelo Roncalli (poi Papa Giovanni XXIII) fece preparare una maschera d’argento per coprirle il volto. Infine nel 2004, in occasione del 17° centenario del martirio, il “sacro corpo” venne <strong>provvisoriamente traslato </strong>dal 15 al 22 dicembre nella sua Siracusa.<br />
</span><span style="color: #000000;">Ad oggi si può definitivamente dire che – dopo tanto tribolare – Santa Lucia riposa finalmente in pace. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>PROTETTRICE DELLA VISTA: LEGGENDA O SCAMBIO DI PERSONA?</strong> Oggi Santa Lucia è venerata come protettrice della vista. La sua rappresentazione iconografica è quella di una santa che regge in mano un piatto con due bulbi oculari. Una leggenda nata in età umanistica e con varie similitudini rispetto a una popolare tradizione indiana. L’omonimia con un’altra santa (che si sarebbe tolta gli occhi per liberarsi da un’incauta persona) e l’etimologia del nome Lucia=luce, hanno fatto il resto. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA SANTA CHE GUARI’ DANTE ALIGHIERI</strong>. Ad avvalorare comunque queste virtù sulle malattie agli occhi (e a togliere ogni dubbio ai malpensanti), vi sono vari miracoli registrati, uno fra tutti considerato il più curioso. Secondo quanto riferito da Jacopo, figlio del sommo poeta <strong>Dante Alighieri</strong>, lo scrittore avrebbe subito un grave danno alla vista a causa delle numerose lacrime sparse per la morte di Beatrice. Dopo aver invocato spesso Santa Lucia, Dante Alighieri sarebbe guarito. A riconoscenza di questo miracolo, Dante la citò nel 2° canto dell’Inferno, nel 9° del Purgatorio e nel 33° del Paradiso, posizionandola nella rosa dei beati davanti ad Adamo e affidandole il ruolo di colei che convinse Beatrice ad avvicinarsi a Dante quando lui venne respinto dalle tre fiere nella nota “selva oscura”. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’UNICA SCULTURA “SNODABILE” AL MONDO… NON CREATA DA MANO UMANA</strong>. A pochi passi di distanza dal corpo di Santa Lucia, sopra all’altare posizionato alla sua destra, vi è la scultura del <strong>Cristo crocefisso acheròpita</strong>, ossia “non fatto da mano (umana)”. Fu San Paolo a coniare questo termine di origine greco-bizantina. “Gli Dei fatti con mano d’uomo non sono Dei”, disse ad Efeso dove vi era una vasta quantità di statue dedicata ad Artemide, madre degli Dei. L’attacco agli idoli paesani era volto alla proibizione giudaica di queste rappresentazioni, a favore della figura del vero corpo di Cristo.<br />
</span><span style="color: #000000;">Va anzitutto detto che, oltre a quella di Venezia,  di opere acheropite “riconosciute” ne</span></p>
<div id="attachment_1505" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_163353.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1505" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/08/IMG_20180721_163353-150x150.jpg" alt="Il Cristo crocefisso &quot;non creato da mano umana&quot;" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il Cristo crocefisso &#8220;non creato da mano umana&#8221;</p></div>
<p><span style="color: #000000;">esistono pochissime. 7 in Italia: la Sacra Sindone di Torino, il velo della Veronica e il dipinto della Sancta Sanctorum del Laterano a Roma, il sacro volto di Edessa nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni a Genova, il Santo Volto a Lucca e quello a Sansepolcro, oltre all’immagine della Madonna nella cattedrale di Maria Santissima Achiropita a Rossano, in provincia di Cosenza. Nel resto del mondo se ne riconoscono altre 4: un’icona nel monastero della Grande Lavra e una nel monastero d’Iviron in Grecia, l’icona nella chiesa di Notre-Dame-des-Miracles a Saint-Maur in Francia e l’immagine della Madonna di Guadalupe a San Juan Diego in Messico.<br />
</span><span style="color: #000000;">Il Cristo crocefisso di Venezia, oltre ad essere una delle sole tre sculture acheropite oltre a quelle di Lucca e Sansepolcro, ha <strong>una</strong> <strong>caratteristica che lo differenzia da tutti gli altri</strong>: le braccia articolate, ideate per il trasporto delle reliquie in occasione degli anni giubilari. Per il Giubileo del 1.700, infatti, esso fu portato a Roma dove concesse numerose grazie.<br />
</span><span style="color: #000000;">Inizialmente scolpito da uno dei fondatori dell’Ordine dei Padri Francescani Cappuccini (1.525/8), prima di morire affidò l’opera a Fra’ Colombano Da Mula perché la terminasse. Dopo la morte dell’amico, Padre Colombano però si accorse che l’opera si era compiuta da sola. Dopo un soggiorno in questa Chiesa durante la Quaresima del 1602, il Frate donò la scultura alla parrocchia per essere venerata, compiendo così un gran numero di miracoli. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>GLI OGGETTI DELLA PASSIONE DI CRISTO</strong>. Nella cripta della Chiesa sono inoltre presenti numerose <strong>reliquie</strong>: dal gallo di San Pietro alla brocca d’acqua di Pilato utilizzata per “lavarsi le mani”, passando per la mano e la borsa di Giuda, oltre alla tenaglia, al martello e ai chiodi utilizzati per la crocefissione di Gesù. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il beneficio del dubbio sulla loro autenticità, però, è umanamente comprensibile.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Ok. Santa Lucia, San Magno… ma Geremia? Vi chiederete, giustamente.<br />
</span><span style="color: #000000;">Del profeta biblico nativo di Gerusalemme si può parlare della fine, ossia ucciso dai suoi connazionali per i troppi rimproveri rivolti al proprio popolo. </span><span style="color: #000000;"><br />
<em>Nemo propheta in patria.<br />
</em>Ci ha pensato Venezia a dargli idealmente una casa tranquilla.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Iscrizioni dall’interno della Chiesa dei Santi Geremia e Lucia<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Boccato Alessandra, “Chiese di Venezia”, Arsenale Editrice, Venezia, 1998<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Brusegan Marcello, “Guida insolita… delle chiese di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2004<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Brusegan Marcello, “La grande guida dei monumenti di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2005<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Corner Flaminio &#8211; “Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia e di Torcello”, Venezia, 1828<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Crivellari Bizio Marina, “Campi Veneziani”, Filippi Editore Venezia, 2009<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Jonglez Thomas e Zoffoli Paola, “Venezia insolita e segreta”, Edizioni Jonglez, Chambray-Les-Tours, 2014<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Rizzo Tiziano, “I ponti di Venezia”, Newton Compton Editori, 1998<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Tassini Giuseppe, “Curiosità veneziane”, Premiata tipografia Cecchini, Venezia, 1863<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8211; Toso Fei Alberto, “Misteri di Venezia”, La Toletta Edizioni, Venezia, 2011</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">IMMAGINI<br />
</span><span style="color: #000000;">Tutte le foto sono state realizzate da Alberto Sanavia</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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		<title>Cristoforo Moro, il docile Doge sepolto da francescano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2018 23:50:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Potendosi calare con una capsula del tempo nella realtà della Serenissima, ci renderemmo conto che non tutti i Dogi  furono uguali. Ci mancherebbe. Chi governò con i più nobili intenti, chi per potere, chi per voglia di sangue o di denaro. Il fascino della storia, e di riflesso quella di Venezia, sta proprio qui: nelle&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/cristoforo-moro-il-docile-doge-sepolto-da-francescano/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Potendosi calare con una capsula del tempo nella realtà della Serenissima, ci renderemmo conto che non tutti i Dogi  furono uguali. Ci mancherebbe. Chi governò con i più nobili intenti, chi per potere, chi per voglia di sangue o di denaro. Il fascino della storia, e di riflesso quella di Venezia, sta proprio qui: nelle persone. Con i loro pregi e i loro difetti, da sempre sono gli uomini che hanno contribuito alla costruzione di un mondo che continua ad alimentare curiosità, rivisitazioni e leggende. Questa è la breve storia di un Doge molto lontano dalle figure antiche alla Napoleone Bonaparte o dalle più moderne alla Donald Trump. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>TUTTO COMINCIA DA QUI</strong>. Cristoforo Moro nasce a Venezia nel 1390 circa e sempre</span></p>
<div id="attachment_1298" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/moro-moneta.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1298" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/moro-moneta-150x150.jpg" alt="Moneta con l'effige di Cristoforo Moro" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Moneta con l&#8217;effige di Cristoforo Moro</p></div>
<p><span style="color: #000000;">qui, nel 1471, esala l’ultimo respiro. Con 30 voti favorevoli su 41, succede a Pasquale Malipiero il 12 maggio 1462. Attenzione: che non sia un guerrafondaio è abbastanza chiaro anche se – suo malgrado – proprio dopo la sua elezione deve far fronte ad una sciagurata lotta contro gli ottomani che terminerà con Giovanni Mocenigo solo nel 1479, otto anni dopo la sua morte. Per evitare lo scontro prova a giocare l’allora poco perseguita strada della diplomazia (questa sconosciuta!) partecipando anche alla dieta di Mantova nel 1463 su convocazione di Papa Pio II Piccolomini. Se ad oggi la figura papale è simbolo di pace, Pio II lotta soprattutto con la sua indecisione: guerra o tregua, guerra o tregua? Ovviamente, senza troppo forzare, vince la guerra. Cristoforo Moro le prova tutte per non prendere parte alla crociata, tanto che il capitano navale Vittore Cappello si rivolge a lui così: “Serenissimo Principe, se la serenità vostra non vorrà andar co le bone, la faremo andar per forza, perché gavemo più caro el ben e l’onor de sta tera, che no xe la persona vostra”. Per la serie: pensala come vuoi, ma noi imbracciamo le armi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA PARTENZA</strong>. Con le spalle al muro Cristoforo Moro non può che accettare, anche se l’aspetto più fragile del suo carattere trapela in una frase pronunciata al seguito di quattro consiglieri che aveva portato con sé per trovare il coraggio di dire: “Voria co mi sier Lorenzo Moro, che xe duca de Candia, asmiragio su una galea, perché… <em>mi no me ne intendo de armade</em>”. Che tenero. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1464 dal porto di Ancona partono solo 24 galee veneziane e 8 pontificie: degli alleati</span></p>
<div id="attachment_1299" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/Papa-Pio-II.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1299" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/Papa-Pio-II-150x150.png" alt="Papa Pio II" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Pio II</p></div>
<p><span style="color: #000000;">nemmeno l’ombra. Ma proprio zero. Come se non bastasse il 15 agosto dello stesso anno il “finto indeciso” Pio II… beh, muore. Cristoforo Moro si trova così da solo a dover fronteggiare il sultano Mehmet in una guerra che nemmeno voleva e che – maledetto destino – lo vede coinvolto in prima linea. Cosa fare? Lo potete immaginare. Saluta i turchi da lontano con la manina e se ne ritorna nella sua Venezia. Una decisione che, negli anni a seguire, costerà alla Serenissima la perdita di Albania, Negroponte e altri territori della Grecia. Niente male. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>IL RITORNO</strong>. Stanco nel morale e nel fisico, Moro si prodiga nel completamento della chiesa di S. Giobbe (i cui lavori iniziarono nel 1450) a Cannaregio, in una zona del sestiere allora “centrale” nella vita della città ma soprattutto pregna di significati ‘caritatevoli’. Il primo: la presenza del piccolo ospizio eretto lì vicino già dal 1378 per gli indigenti e dal 1428 affidato da Lucia Contarini ai frati per dare vita a quella che sarà poi la chiesa. Il secondo: la stessa intitolazione della chiesa a San Giobbe, protettore dei poveri e dei diseredati, dei ricchi caduti in tentazione e assaliti dalla sventura, dalla miseria, dalla malattia e del dolore. Il terzo: l’amicizia con San Bernardino da Siena che proprio qui esercita la sua parola di fede. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA SPOGLIAZIONE</strong>. Cristoforo è ormai vecchio (superare gli 80 all’epoca era davvero</span></p>
<div id="attachment_1300" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/chiesa-di-san-giobbe.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1300" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/chiesa-di-san-giobbe-150x150.jpg" alt="Chiesa di San Giobbe a Venezia" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Chiesa di San Giobbe a Venezia</p></div>
<p><span style="color: #000000;">un bel traguardo) e senza figli. Tre mesi prima della sua morte dona la bellezza di 10 mila ducati per il completamento del luogo di culto, incaricando lo scultore Piero Lombardo alla realizzazione del portale d’ingresso. Tre le statue sopra al portale (di cui oggi rimane solo l’ombra e un corrispondente ferro di sostegno in evidenza): San Ludovico da Tolosa a sinistra, San Bernardino da Siena (ovvio) al centro e Sant’Antonio da Padova a destra (fu proprio a Padova che il Moro si formò da giovane). E il bassorilievo? L’apoteosi francescana: un sole, posizionato al centro, scaglia i suoi dardi infuocati verso gli empi peccatori, trasformandosi in frecce simbolo della pestilenza lanciata da Dio. Ma il paesaggio e le case in sottofondo vengono protette dalla presenza di San Francesco (a sinistra) che esibisce il crocefisso mostrando le stimmate in segno di sacrificio per la redenzione di Cristo, mentre a destra a fare da scudo col suo corpo c’è, altrettanto ovviamente, San Giobbe. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Come da sua volontà, all’interno della chiesa, sotto all’altare dedicato a San Bernardino,</span></p>
<div id="attachment_1301" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/san-bernardino-da-siena.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1301" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/san-bernardino-da-siena-150x150.jpg" alt="San Bernardino da Siena" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">San Bernardino da Siena</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Cristoforo Moro viene sepolto dopo la sua morte: a piedi scalzi e con l’abito francescano. Leggenda vuole che il Moro dell’Otello di Shakespeare s’ispiri proprio a lui, ma oggi quella stele posizionata a terra ci ricorda solamente di quel doge che lo si sente ancora sussurrare… “mi no me ne intendo de armade”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “I personaggi che hanno fatto grande Venezia”, Newton Compton Editori, 2006, Roma.<br />
&#8211; Giuseppe Tassini, “Curiosità Veneziane – Vol. 1”, Filippi Editore Venezia, 2009, Venezia.<br />
&#8211; Alberto Toso Fei, “La Venezia segreta dei Dogi”, Newton Compton Editori, 2015, Roma.<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “La grande guida dei monumeti di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2005, Roma.<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “Guida insolita ai misteri, ai segreti alle leggende e alle curiosità delle chiese di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2004, Roma.</p>
<p>FOTOGRAFIE<br />
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&#8211; <a href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwjkmciF_cHYAhXH1hQKHSSOCx4QjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.lacabalesta.it%2Ftesti%2Fsanti%2Fbernardino_siena.html&amp;psig=AOvVaw2rK0DvDjlMddcPYqsJlodd&amp;ust=1515281320435253">https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwjkmciF_cHYAhXH1hQKHSSOCx4QjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.lacabalesta.it%2Ftesti%2Fsanti%2Fbernardino_siena.html&amp;psig=AOvVaw2rK0DvDjlMddcPYqsJlodd&amp;ust=1515281320435253</a><br />
&#8211; <a href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwiBxeq1_cHYAhVBPxQKHR2nB1MQjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FSan_Giobbe&amp;psig=AOvVaw2LH_qsGF1bv910xwVcpTCp&amp;ust=1515281395263661">https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwiBxeq1_cHYAhVBPxQKHR2nB1MQjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FSan_Giobbe&amp;psig=AOvVaw2LH_qsGF1bv910xwVcpTCp&amp;ust=1515281395263661</a><br />
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