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	<title>Alberto Sanavia &#187; papa</title>
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	<description>Giornalista &#38; Freelancer</description>
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		<title>Interdetto d’affari</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 22:48:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le quattro scomuniche papali a Venezia dal 27 marzo 1309 al 16 aprile 1606. Motivi morali o economici? Cosa fece arrabbiare così tanto i pontefici? Era il 16 aprile del 1606 quando Venezia fu colpita dall’interdetto di papa Paolo V. Ma quella fu solo la quarta volta prima di allora. Facciamo un passo indietro. Nel&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/interdetto-daffari/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Le quattro scomuniche papali a Venezia dal 27 marzo 1309 al 16 aprile 1606. Motivi morali o economici? Cosa fece arrabbiare così tanto i pontefici?</em></span></p>
<hr />
<p><span style="color: #000000;"> Era il <strong>16 aprile</strong> del <strong>1606</strong> quando Venezia fu colpita dall’interdetto di papa Paolo V. Ma quella fu solo la quarta volta prima di allora. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Facciamo un passo indietro. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Nel diritto canonico, l’<em>interdetto</em> equivale a una scomunica rivolta non a una singola persona ma a un territorio. Con esso si nega la possibilità di celebrare battesimi, matrimoni, funerali e di dire messa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma per quale motivo Venezia fu colpita così tante volte? Motivi “etici”? O piuttosto… economici?<br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"> <strong><span style="color: #0000ff;">27 MARZO 1309: C’E’ SEMPRE UNA PRIMA VOLTA</span><br />
1309</strong>. Avignone non fa ancora parte della Francia, ma è un feudo imperiale retto dal Re di</span></p>
<div id="attachment_1714" style="width: 136px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Clemente-V.jpg"><img class=" wp-image-1714" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Clemente-V.jpg" alt="Clemente V" width="126" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Clemente V</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Sicilia. Quattro anni prima Clemente V viene eletto papa per mantenere una sorta di “neutralità” a seguito del conclave di Perugia, dopo alcune dispute tra cardinali francesi e italiani. Oltre a non aver mai visto l’Italia dato che è nato in Guascogna (territorio a sud-ovest della Francia al confine con la Spagna), Clemente V non è neppure cardinale e la sua elezione appare chiara: il papa è una pedina del re francese Filippo il Bello. Guarda caso, la nuova sede papale diventa proprio Avignone. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>PERCHE’ L’INTERDETTO?</strong> Nel 1308 la Serenissima inizia la sua politica di espansione in terraferma con obiettivo Ferrara, strategica per la libera circolazione delle merci sul fiume Po. La morte di Azzo VIII d’Este scatena una lotta di successione fra il figlio Fresco d’Este &#8211; che strizza l’occhio ai veneziani &#8211; e il nipote Folco d’Este che, strano il caso, è appoggiato proprio da… papa Clemente V. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Venezia prende la città, dichiara guerra al papa e Clemente V, il giorno successivo a un colloquio avvenuto con tre ambasciatori veneziani il 26 marzo 1309, minaccia il doge Pietro Gradenigo e Venezia: “<em>se nel termine di 30 giorni i ferraresi non saranno lasciati liberi, il doge, i suoi consiglieri, i Veneziani tutti e ogni abitante del dominio veneziano siano immediatamente scomunicati. Anche coloro che porteranno vettovaglie o mercanzie di qualsiasi tipo a Venezia, o che compreranno merci o qualsiasi cosa dai Veneziani, siano immediatamente scomunicati</em>”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ovviamente passano 30 giorni senza che Venezia ascolti tali parole. Questo però favorisce le forze “antiveneziane”, con tanto di chiusure di scali, sequestri e catture. Il 3 novembre dello stesso anno la Serenissima stipula una tregua ma si affida a un consultore per spiegare – sul piano del diritto – che la Chiesa non deve conferire carattere spirituale alle cose profane. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’ACCORDO</strong>. Nel 1311 lo Stato Pontificio ottiene la restituzione di Ferrara, lasciando però libero spazio agli scambi commerciali di Venezia sul Po in cambio di 10 mila fiorini d’oro donati al papa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Amen.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #0000ff;">22 GIUGNO 1483, FERRARA. ANCORA TU? NON DOVEVAMO VEDERCI PIU’?</span><br />
</strong>Sono i primi anni del 1480. Girolamo Riario, Signore di Imola e Forlì, è nipote di papa</span></p>
<div id="attachment_1715" style="width: 220px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Sisto-IV.jpg"><img class=" wp-image-1715" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Sisto-IV-300x167.jpg" alt="Sisto IV" width="210" height="117" /></a><p class="wp-caption-text">Sisto IV</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Sisto IV, nonché capitano generale della Chiesa (aiutino di parentela, ammettiamolo). Riario suggerisce a Venezia di attaccare Ferrara in quanto la città estense sta minacciando il commercio del sale che raccoglie presso Comacchio. Un fatto molto grave per la Serenissima, che di questo commercio aveva sempre fatto uno dei suoi punti di forza. Dal 1482 al 1484 si terrà così la nuova Guerra di Ferrara, meglio conosciuta come <em>Guerra del Sale</em>. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>VENEZIA COL PAPA</strong>. A differenza del 1309, questa volta Venezia è appoggiata dalle truppe pontificie, ma anche da Genova e dal marchese Bonifacio III del Monferrato. Non solo, il 22 giugno 1482 il papa firma un’alleanza della durata di 7 anni con Venezia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dalla parte opposta, a “difendere” Ferrara ci sono il re di Napoli Ferdinando I, Federico I Gonzaga marchese di Mantova, Giovanni II Bentivoglio di Bologna e il duca di Urbino, Federico da Montefeltro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’ATTACCO</strong>. Roberto Malatesta, a capo dell’esercito pontificio, supporta la Serenissima. Guidata da Roberto Sanseverino, Venezia attacca il ducato di Ferrara sia da nord che da sud, conquistando Rovigo, il Polesine, Comacchio, Lendinara, Adria, Ficarolo e Argenta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Succede però che, presso le paludi Pontine, Malatesta muoia a causa della malaria. Un duro colpo per lo Stato pontificio. Il papa rinuncia alla guerra e stipula un accordo con Ferdinando I di Napoli, invitando Venezia a fare altrettanto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA REAZIONE VENEZIANA</strong>. Sotto il dogado di Giovanni Mocenigo, la Repubblica di Venezia non solo non rinuncia alla guerra ma ordina di attaccare i possedimenti degli Aragonesi in Puglia per “fargliela pagare” al Regno di Napoli. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>IL “TRADIMENTO” PAPALE</strong>. Il 22 giugno 1483, a poco più di un anno dall’accordo dei 7 anni con Venezia, Sisto IV lancia l’interdetto contro la Repubblica di Venezia per interrompere la guerra. Ancora una volta la Serenissima affida a un consultore, Roberto da San Severino, di trattare con i nemici. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutti, tranne che con il papa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>“SALI E SALVI”</strong>. Dopo l’armistizio del 22 luglio, il 7 agosto a Brescia si firma la Pace di Bagnolo. Una lunga trattativa in cui ne beneficiano tutti al di fuori dello Stato pontificio. Venezia non solo mantiene il Polesine e Rovigo (quindi il controllo del sale), ma ottiene quei territori del bresciano, bergamasco e veronese che erano stati persi durante il conflitto. Ferrara si vede restituire Ariano, Adria, Castelguglielmo, Castelnuovo, Corbola, Ficarolo e Merlara. Il re di Napoli, infine, si fa riconsegnare Gallipoli e gli altri territori conquistati da Venezia nella reazione al tradimento papale. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #0000ff;">27 APRILE 1509. DAL PAPA, L’IDEA DI UNA LEGA CONTRO VENEZIA</span><br />
1503</strong>. Tutto nasce l’8 settembre del 1503. Dopo la morte del papa Alessandro VI –</span></p>
<div id="attachment_1716" style="width: 242px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Giulio-II.jpg"><img class=" wp-image-1716" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Giulio-II-300x158.jpg" alt="Giulio II" width="232" height="122" /></a><p class="wp-caption-text">Giulio II</p></div>
<p><span style="color: #000000;">avvenuta il 18 agosto dello stesso anno – Cesare Borgia inizia la sua parabola discendente e la Repubblica di Venezia ne approfitta per occupare i domini romagnoli. Il nuovo papa Giulio II – dopo aver ricevuto l’appoggio di Venezia per la sua elezione – nel gennaio del 1504 chiede la restituzione delle terre. Invano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA LEGA DI CAMBRAI</strong>. Si potrebbero scrivere decine di libri su questa guerra. Tutte le potenze europee erano pronte non solo a limitare il potere espansionistico di Venezia, ma persino a costringerla a ritirarsi in laguna. Per poi, magari, annientarla. Stato Pontificio, Austria, Francia, Spagna, Ungheria, Savoia, Ferrara, Mantova: a esse negli anni si aggiunsero quasi tutti. Tutti contro Venezia. Tutti uniti dall’idea dello Stato pontificio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La Serenissima fiuta il pericolo e il 4 aprile 1509 offre al papa la restituzione di Faenza e Rimini. Il danno però è fatto e Giulio II scaglia il suo <em>interdetto</em> il 27 aprile 1509. Probabilmente per Venezia, questa volta, l’interdetto è il male minore. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>NUOVE STRATEGIE</strong>. Più che la forza, sarà la diplomazia a salvare la Serenissima. Anche se i veneziani studiano la nascita delle <em>cernide</em>, ossia il reclutamento nelle campagne di uomini tra i 20 e 60 anni per la difesa del proprio territorio, la mossa però non sortisce frutti immediati. Ciò avverrà entro il 1525, quando Venezia riuscirà a “riunire” 24.100 uomini. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>ITALIA, PIATTO RICCO MI CI FICCO</strong>. Saltando anni di intense e dettagliate lotte, l’epilogo arriva nel 1516 con la pace di Noyon, dato che gli stati europei avevano man mano perso l’obiettivo primo di sconfiggere Venezia in cambio di appropriarsi loro stessi di più terre possibili. La Spagna ottiene il regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna, mentre la Francia si riappropria del ducato di Milano. Giulio II nel frattempo era morto nel 1513 e questo, per Venezia, non è stato poi così male. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #0000ff;">16 APRILE 1606, STATO E CHIESA ALLA RESA DEI CONTI</span><br />
</strong>Il papa Paolo V è arrabbiato con Venezia (ma dai?). A voi capire quale sia la motivazione</span></p>
<div id="attachment_1717" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Paolo-V.gif"><img class=" wp-image-1717" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/Paolo-V-300x226.gif" alt="Paolo V" width="200" height="151" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo V</p></div>
<p><span style="color: #000000;">utile e quella futile: </span><br />
<span style="color: #000000;"> 1) il 26 marzo del 1605 la Serenissima approva che le alienazioni di stabili ad ecclesiastici debbano essere approvate dal Senato, anche perché i lasciti dei privati si stanno gonfiando aumentando in modo esponenziale le rendite della curia romana. </span><br />
<span style="color: #000000;"> 2) il canonico Scipione Saraceni di Vicenza e il conte Brandolino (o Marcantonio) Bragadin di Nervesa sono accusati dalla Serenissima per gravi reati. Il primo di aver abusato della propria nipote, il secondo di aver commesso efferati omicidi e violenze di ogni genere. Il papa ritiene che di questo se ne debba occupare il tribunale ecclesiastico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il 10 dicembre 1605 Paolo V minaccia quindi di lanciare l’interdetto e Venezia se ne frega dichiarando l’ultimatum “nullo e privo di valore”. Così l’interdetto arriva il 16 aprile del 1606. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LO SPIRITO SANTO O L’IMPICCAGIONE?</strong> La Repubblica invita i preti di tutto il territorio ad aprire le chiese. Si racconta che un vicario di Padova si rifiutò di obbedire al podestà, rispondendo che avrebbe fatto solo ciò che lo Spirito Santo gli ispirava. Il podestà disse che lo Spirito Santo aveva già ispirato il Consiglio dei X di far impiccare tutti coloro che non avessero obbedito. Motivo per cui il prete non perse altro tempo per aprire la chiesa e celebrare messa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>SARPI, UN FRATE PER LA SERENISSIMA</strong>. La battaglia questa volta non si svolge con le armi ma con le carte. Secondo lui la Repubblica ha il diritto di perseguire i religiosi imputati di reati comuni. Potere civile e religioso vengono distinti, l’uno nel rispetto dell’altro. Una lotta che varca i confini nazionali, giungendo all’orecchio di Inghilterra (più vicina a Venezia) e Spagna (allo Stato pontificio). Sarpi riceve la scomunica (ovviamente) ma il 21 aprile del 1607 viene revocata insieme all’interdetto. Grazie infatti alla mediazione del re di Francia Enrico IV, papa e Venezia trovano un accordo, necessario soprattutto perché la cosa non vada a creare conflitti a livello europeo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> I due canonici arrestati vengono dapprima consegnati all’ambasciatore francese e a loro volta alle autorità romane, mentre le leggi definite “antiecclesiastiche” non vengono abrogate. Tutti gli ordini religiosi che avevano abbandonato Venezia fanno ritorno, ad eccezione dei Gesuiti: un esilio che durerà 50 anni con la minaccia di morte e la confisca di beni per tutti quelli che si fanno educare da loro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><span style="color: #000000;"> <strong>BIBLIOGRAFIA<br />
</strong>G. Di Stefano, Atlante storico della Serenissima, 2010</span><br />
<span style="color: #000000;"> C. Diel, La Repubblica di Venezia, 2004</span><br />
<span style="color: #000000;"> M. Brusegan, Storia insolita di Venezia, 2003</span><br />
<span style="color: #000000;"> G. Nani Mocenigo, Della difesa di Venezia, 1997</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell&#8217;immagine di copertina: &#8220;Visentini Antonio &#8211; Campo dei Gesuiti &#8211; 1754&#8243;</p>
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		<title>Cristoforo Moro, il docile Doge sepolto da francescano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2018 23:50:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Potendosi calare con una capsula del tempo nella realtà della Serenissima, ci renderemmo conto che non tutti i Dogi  furono uguali. Ci mancherebbe. Chi governò con i più nobili intenti, chi per potere, chi per voglia di sangue o di denaro. Il fascino della storia, e di riflesso quella di Venezia, sta proprio qui: nelle&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/cristoforo-moro-il-docile-doge-sepolto-da-francescano/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Potendosi calare con una capsula del tempo nella realtà della Serenissima, ci renderemmo conto che non tutti i Dogi  furono uguali. Ci mancherebbe. Chi governò con i più nobili intenti, chi per potere, chi per voglia di sangue o di denaro. Il fascino della storia, e di riflesso quella di Venezia, sta proprio qui: nelle persone. Con i loro pregi e i loro difetti, da sempre sono gli uomini che hanno contribuito alla costruzione di un mondo che continua ad alimentare curiosità, rivisitazioni e leggende. Questa è la breve storia di un Doge molto lontano dalle figure antiche alla Napoleone Bonaparte o dalle più moderne alla Donald Trump. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>TUTTO COMINCIA DA QUI</strong>. Cristoforo Moro nasce a Venezia nel 1390 circa e sempre</span></p>
<div id="attachment_1298" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/moro-moneta.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1298" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/moro-moneta-150x150.jpg" alt="Moneta con l'effige di Cristoforo Moro" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Moneta con l&#8217;effige di Cristoforo Moro</p></div>
<p><span style="color: #000000;">qui, nel 1471, esala l’ultimo respiro. Con 30 voti favorevoli su 41, succede a Pasquale Malipiero il 12 maggio 1462. Attenzione: che non sia un guerrafondaio è abbastanza chiaro anche se – suo malgrado – proprio dopo la sua elezione deve far fronte ad una sciagurata lotta contro gli ottomani che terminerà con Giovanni Mocenigo solo nel 1479, otto anni dopo la sua morte. Per evitare lo scontro prova a giocare l’allora poco perseguita strada della diplomazia (questa sconosciuta!) partecipando anche alla dieta di Mantova nel 1463 su convocazione di Papa Pio II Piccolomini. Se ad oggi la figura papale è simbolo di pace, Pio II lotta soprattutto con la sua indecisione: guerra o tregua, guerra o tregua? Ovviamente, senza troppo forzare, vince la guerra. Cristoforo Moro le prova tutte per non prendere parte alla crociata, tanto che il capitano navale Vittore Cappello si rivolge a lui così: “Serenissimo Principe, se la serenità vostra non vorrà andar co le bone, la faremo andar per forza, perché gavemo più caro el ben e l’onor de sta tera, che no xe la persona vostra”. Per la serie: pensala come vuoi, ma noi imbracciamo le armi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA PARTENZA</strong>. Con le spalle al muro Cristoforo Moro non può che accettare, anche se l’aspetto più fragile del suo carattere trapela in una frase pronunciata al seguito di quattro consiglieri che aveva portato con sé per trovare il coraggio di dire: “Voria co mi sier Lorenzo Moro, che xe duca de Candia, asmiragio su una galea, perché… <em>mi no me ne intendo de armade</em>”. Che tenero. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1464 dal porto di Ancona partono solo 24 galee veneziane e 8 pontificie: degli alleati</span></p>
<div id="attachment_1299" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/Papa-Pio-II.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1299" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/Papa-Pio-II-150x150.png" alt="Papa Pio II" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Pio II</p></div>
<p><span style="color: #000000;">nemmeno l’ombra. Ma proprio zero. Come se non bastasse il 15 agosto dello stesso anno il “finto indeciso” Pio II… beh, muore. Cristoforo Moro si trova così da solo a dover fronteggiare il sultano Mehmet in una guerra che nemmeno voleva e che – maledetto destino – lo vede coinvolto in prima linea. Cosa fare? Lo potete immaginare. Saluta i turchi da lontano con la manina e se ne ritorna nella sua Venezia. Una decisione che, negli anni a seguire, costerà alla Serenissima la perdita di Albania, Negroponte e altri territori della Grecia. Niente male. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>IL RITORNO</strong>. Stanco nel morale e nel fisico, Moro si prodiga nel completamento della chiesa di S. Giobbe (i cui lavori iniziarono nel 1450) a Cannaregio, in una zona del sestiere allora “centrale” nella vita della città ma soprattutto pregna di significati ‘caritatevoli’. Il primo: la presenza del piccolo ospizio eretto lì vicino già dal 1378 per gli indigenti e dal 1428 affidato da Lucia Contarini ai frati per dare vita a quella che sarà poi la chiesa. Il secondo: la stessa intitolazione della chiesa a San Giobbe, protettore dei poveri e dei diseredati, dei ricchi caduti in tentazione e assaliti dalla sventura, dalla miseria, dalla malattia e del dolore. Il terzo: l’amicizia con San Bernardino da Siena che proprio qui esercita la sua parola di fede. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA SPOGLIAZIONE</strong>. Cristoforo è ormai vecchio (superare gli 80 all’epoca era davvero</span></p>
<div id="attachment_1300" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/chiesa-di-san-giobbe.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1300" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/chiesa-di-san-giobbe-150x150.jpg" alt="Chiesa di San Giobbe a Venezia" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Chiesa di San Giobbe a Venezia</p></div>
<p><span style="color: #000000;">un bel traguardo) e senza figli. Tre mesi prima della sua morte dona la bellezza di 10 mila ducati per il completamento del luogo di culto, incaricando lo scultore Piero Lombardo alla realizzazione del portale d’ingresso. Tre le statue sopra al portale (di cui oggi rimane solo l’ombra e un corrispondente ferro di sostegno in evidenza): San Ludovico da Tolosa a sinistra, San Bernardino da Siena (ovvio) al centro e Sant’Antonio da Padova a destra (fu proprio a Padova che il Moro si formò da giovane). E il bassorilievo? L’apoteosi francescana: un sole, posizionato al centro, scaglia i suoi dardi infuocati verso gli empi peccatori, trasformandosi in frecce simbolo della pestilenza lanciata da Dio. Ma il paesaggio e le case in sottofondo vengono protette dalla presenza di San Francesco (a sinistra) che esibisce il crocefisso mostrando le stimmate in segno di sacrificio per la redenzione di Cristo, mentre a destra a fare da scudo col suo corpo c’è, altrettanto ovviamente, San Giobbe. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Come da sua volontà, all’interno della chiesa, sotto all’altare dedicato a San Bernardino,</span></p>
<div id="attachment_1301" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/san-bernardino-da-siena.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1301" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/san-bernardino-da-siena-150x150.jpg" alt="San Bernardino da Siena" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">San Bernardino da Siena</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Cristoforo Moro viene sepolto dopo la sua morte: a piedi scalzi e con l’abito francescano. Leggenda vuole che il Moro dell’Otello di Shakespeare s’ispiri proprio a lui, ma oggi quella stele posizionata a terra ci ricorda solamente di quel doge che lo si sente ancora sussurrare… “mi no me ne intendo de armade”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “I personaggi che hanno fatto grande Venezia”, Newton Compton Editori, 2006, Roma.<br />
&#8211; Giuseppe Tassini, “Curiosità Veneziane – Vol. 1”, Filippi Editore Venezia, 2009, Venezia.<br />
&#8211; Alberto Toso Fei, “La Venezia segreta dei Dogi”, Newton Compton Editori, 2015, Roma.<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “La grande guida dei monumeti di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2005, Roma.<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “Guida insolita ai misteri, ai segreti alle leggende e alle curiosità delle chiese di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2004, Roma.</p>
<p>FOTOGRAFIE<br />
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&#8211; <a href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwiBxeq1_cHYAhVBPxQKHR2nB1MQjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FSan_Giobbe&amp;psig=AOvVaw2LH_qsGF1bv910xwVcpTCp&amp;ust=1515281395263661">https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwiBxeq1_cHYAhVBPxQKHR2nB1MQjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FSan_Giobbe&amp;psig=AOvVaw2LH_qsGF1bv910xwVcpTCp&amp;ust=1515281395263661</a><br />
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