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	<title>Alberto Sanavia &#187; peste</title>
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		<title>9 novembre 1630, l’apice della peste a Venezia</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 23:01:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>In un solo giorno morirono 595 persone. Ma quella del 1600 non fu l’unica epidemia a colpire la città. Ecco una lunga lista di “Apocalisse”… &#160; 9 novembre 1630. Una data apparentemente insignificante per la storia di Venezia. Ma è proprio il 9 novembre 1630 quando a Venezia muoiono 595 persone a causa della peste.&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/9-novembre-1630-lapice-della-peste-a-venezia/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>In un solo giorno morirono 595 persone. Ma quella del 1600 non fu l’unica epidemia a colpire la città. Ecco una lunga lista di “Apocalisse”…</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">9 novembre 1630. Una data apparentemente insignificante per la storia di Venezia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma è proprio il <strong>9 novembre 1630</strong> quando a Venezia muoiono 595 persone a causa della <strong>peste</strong>. Questo mese sarà ricordato come il peggiore del biennio 1630-1631. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La malattia giunge in città l’8 giugno dello stesso anno, quando a Venezia arriva il marchese di Strigis – ambasciatore del duca di Mantova – dando inizio a 16 lunghi mesi di morte. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dai registri del Magistrato Supremo di Sanità, nel 1630 emergono i seguenti dati sulle vittime causate dalla peste: </span><br />
<span style="color: #000000;"> Luglio e agosto, 48 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Settembre, 1.168 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ottobre, 2.120</span><br />
<span style="color: #000000;"> Novembre, 14.465 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dicembre, 7.641 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il 15 agosto di quell’anno ben 24 mila persone tra le più ricche abbandonano la città in nell’arco di 48 ore per rifugiarsi nelle ville di campagna. Il 26 ottobre il settantasettenne doge Nicolò Contarini, convinto che l’epidemia sia una punizione di Dio e a seguito di una delibera del Senato avvenuta 4 giorni prima, fa voto alla Vergine Maria per costruire una grande chiesa in suo onore: la realizzazione della Chiesa della Salute viene affidata a Baldassarre Longhena; la costruzione inizierà nel 1631, completata 50 anni più tardi e consacrata nel 1687. Ci si affida al  cielo, insomma. Bisognerà comunque attendere il <strong>21 novembre del 1631</strong> per ufficializzare la liberazione dal contagio, ma la conta finale dei defunti rivelerà cifre incredibili: 46.490 a Venezia, oltre ai 47.746 tra Murano, Malamocco, Chioggia e altre terre adiacenti. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA PESTE A VENEZIA PRIMA DEL 1630</strong>. Purtroppo si potrebbe fare un lungo e dettagliato elenco d’epidemie di peste a Venezia prima del 1630. Secondo fonti storiche, il primo caso accertato pare risalga al 938, seguito da quella del 1.006 sotto il dogado di Pietro Orseolo II. Le cronache fanno poi un salto temporale al biennio 1347-1348, quando la malattia colpì l’Italia e l’Europa intera. Si narra che su 100 appestati, appena 3 o 4 riuscivano a salvarsi. Per dare un’idea dello sterminio provocato dalla malattia, si pensi che il Gran Consiglio passò da 1.250 nobili a 380 e la popolazione veneziana venne per 2/3 cancellata. Fu nel 1348 che venne introdotto il Magistrato Veneto alla Sanità, con la nomina di tre nobili al ruolo di Provveditori alla Sanità. Per ripopolare Venezia, il doge Orseolo invitò le popolazioni vicine, promettendo loro i privilegi dati ai cittadini veneziani purché rimanessero lì per almeno due anni. Buona mossa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la peste tornò a più riprese: nel 1361, nel 1381 e nel 1382 (morirono 19 mila persone tra cui il doge Morosini), nel 1391, nel 1397, nel 1403, 1411, 1413, 1438, 1447, 1456, 1464, 1468 e 1478&#8230; </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ovviamente sorge spontanea una domanda: ma questi benedetti Provveditori alla Sanità servivano a qualcosa oppure no? In realtà sì, perché fu grazie ai loro provvedimenti che i focolai del 1485, 1490, 1493 e 1510 vennero repressi (con tanto di cautele sanitarie applicate persino ai corrieri e alle lettere che venivano cosparse di “profumi” qualora queste provenissero da luoghi sospetti). Ciò però non bastò a contrastare le epidemie del 1523, 1527 e soprattutto del 1556 e 1575. In quest’ultimo caso, analogamente al 1630, il Senato fece erigere un tempio sotto il glorioso nome del Redentore: il 14 luglio del 1577 la città venne dichiarata “libera” dalla peste.  </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’IMMAGINE: PESTE, GUERRA, FAME E MORTE</strong>. La foto dedicata non solo a quanto avete appena letto ma al periodo storico che va dal 1500 al 1700, ritrae il dipinto dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse di Jacopo Palma il Giovane (1581-1582), oggi nella Scuola Grande di San Giovanni a Venezia. La scena è estremamente concitata e drammatica: a destra siede l’anziano San Giovanni che sembra voler proteggere il libro che sta scrivendo da ciò che accade alle sue spalle. In un turbinio di nuvole e corpi, arrivano i quattro Cavalieri dell’Apocalisse: la <strong>Peste</strong> sul cavallo bianco regge un arco, la <strong>Guerra</strong> in armatura sul cavallo rosso, la <strong>Fame</strong> sul cavallo nero regge una bilancia e infine la  <strong>Morte</strong>, uno scheletro su un cavallo verde. In basso a sinistra l’inferno, rappresentato come un mostro marino con le fauci spalancate e pronto a inghiottire le vittime che essi mietono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p>BIBLIOGRAFIA:</p>
<ul>
<li><em>Distefano Giovanni, Atlante Storico della Serenissima, Supernova, 2010</em></li>
<li><em>Frari Angelo Antonio, Cenni storici sopra la peste di Venezia del 1630-31, Tipografia Graziosi, 1830</em></li>
<li><em>Bianchi Giovanni, Discorso sopra la peste di Venezia del 1630, 1833</em></li>
</ul>
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		<title>L&#8217;incredibile storia dell&#8217;isola di Poveglia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 10:19:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Vuotata e risvuotata, la storia infinita di quest&#8217;isola continua ancora oggi. Dalla peste al &#8220;Cristo dei miracoli&#8221;, passando tra ultracentenari e giraffe  &#160; OGGI Partiamo dalla fine. Dal 6 febbraio 2018 il Provveditorato alle opere pubbliche vieta la navigazione e quindi l’approdo all’isola di Poveglia. Le motivazioni sarebbero legate alla sicurezza, in quanto presenti voragini&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/lincredibile-storia-dellisola-di-poveglia/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vuotata e risvuotata, la storia infinita di quest&#8217;isola continua ancora oggi. Dalla peste al &#8220;Cristo dei miracoli&#8221;, passando tra ultracentenari e giraffe </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">OGGI</span><br />
</strong><span style="color: #000000;">Partiamo dalla fine. Dal 6 febbraio 2018 il Provveditorato alle opere pubbliche vieta la navigazione e quindi l’approdo all’isola di Poveglia. Le motivazioni sarebbero legate alla sicurezza, in quanto presenti voragini nel terreno e zone di secca, pericolose per chi vi accede.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>2014-1015<br />
</strong>Ad opporsi a questo divieto è l’associazione “Poveglia per tutti”, formata da 5 mila privati cittadini veneziani che nel 2014 partecipano a un “invito a manifestare un’offerta” indetto dal Demanio per la vendita dell’isola. La loro offerta da quasi 450 mila euro, mirata al recupero dell’isola, è superata da quella dell’imprenditore Luigi Brugnaro (513 mila euro) che però ottiene il NO dello Stato perché l’offerta è considerata troppo bassa. Da lì al ricorso al TAR, poi accantonato dato che nel 2015 lo stesso Brugnaro  viene eletto Sindaco di Venezia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>2013<br />
</strong>E’ in questo anno che Poveglia viene messa in vendita per essere recuperata a fini turistici</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>2003<br />
</strong>Poveglia dal 2003 è gestita dalla società Arsenale di Venezia SPA ma, dopo l’investimento da 22 milioni di euro per la bonifica dell’area, negli anni seguenti non avviene nulla di particolare per farla “vivere”. Abbandonata a se stessa, essa è meta di gite fuori porta da parte dei veneziani e di curiose incursioni notturne alla ricerca di spiriti e misteri. </span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Un lembo di terra di 7,2 ettari, così caro a molti ma non raggiungibile da nessuno. Perché tanto interesse attorno a essa? Ecco che perché ora è necessario andare all’inizio della storia</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #0000ff;">L’INIZIO – IL NOME</span> </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cominciamo dal nome. Come spesso accade, anche il nome Poveglia deriva da “storpiature” temporali. Non vi è una data precisa di primo approdo, ma pare che già dal <strong>421</strong> alcune persone provenienti da Monselice ed Este (nel padovano insomma), mettano piede su quest’isola contemporaneamente alla fondazione di Malamocco, fuggendo alle invasioni barbariche. La chiamano <em>Popilia</em> o <em>Pupilia</em> ma la motivazione è da raggiungere per ipotesi: c’è chi la fa derivare dalla vegetazione di pioppi che la ricopriva (dal latino populus); chi da un omonimo cognome di Chioggia; altri ancora in quanto stazione della via Endolagunare chiamata Popilia in onore di Popilio Lunate; chi infine da una stravagante fondazione da parte di Clodio (data l’assonanza, seppur lontana).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA GEOGRAFIA </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nella Laguna che raccoglie Venezia, Poveglia non si distingue da altre per dimensione. Ma a far capire la sua importanza strategica è uno scritto del medico croato Angelo Antonio Frari che nel 1835 ne sottolinea due caratteristiche fondamentali: si trova a sole 5 miglia da Venezia (né troppo vicina ma nemmeno troppo distante) ed è costeggiata dal Canal delle Navi (poi delle Contumacie), chiamato così perché “profondissimo e di facile accesso”, in maniera che le navi anche di grandi dimensioni “possono effettuare lo scarico direttamente dal bastimento alla riva”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questa sarà la fortuna ma anche la “maledizione” di Poveglia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>809 – L’ISOLA SI SVUOTA<br />
</strong>Pipino, figlio di Carlo Magno, è Re d’Italia dal 781. Una flotta bizantina raggiunge la Dalmazia e poi Venezia per firmare il Patto di Ravenna, in sospeso dall’807. Le navi però si avvicinano a Comacchio e attaccano i franchi, i quali respingono il tentativo facendoli fuggire dall’Adriatico. Il 9° doge, Obelerio Antenoreo, prova a convincere Pipino di passare al contrattacco tentando di conquistare i possedimenti bizantini nell’Adriatico. Ma Pipino vede in questo tentativo del Doge una sorta di doppio gioco per trarne beneficio per Venezia. Pipino dichiara guerra a Venezia e gli abitanti di Poveglia si rifugiano verso le isole di Rialto, lasciando praticamente disabitata l’isola.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>864 – L’ISOLA SI RIPOPOLA<br />
</strong>Nell’837 si elegge il 13° Doge, Pietro Tradonico. E’ istriano e analfabeta, motivo per cui tutti gli editti promulgati non sono firmati, bensì recano il “signum manus”. A lui viene affiancato un co-reggente, il figlio Giovanni. Pietro appoggia i bizantini contro i saraceni, ma passa alla storia come il primo doge davvero indipendente da Costantinopoli. Un comportamento che però gli costa caro dato che, a seguito dell’improvvisa scomparsa del figlio Giovanni, subisce una congiura. Il 13 settembre dell’864, uscendo dalla Chiesa di S. Zaccaria, viene pugnalato a morte. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo aver giustiziato e in parte mandato in esilio i congiurati, il nuovo Doge Orso Partecipazio “libera” Palazzo Ducale concedendo a circa 200 persone imparentate al Doge (ma anche domestici al seguito) di trasferirsi nell’isola di Poveglia. Una concessione dovuta, in quanto per ben 40 giorni i discendenti di Tradonico “occupano” Palazzo Ducale chiedendo giustizia e benefici. Privilegi unici, perché Poveglia diviene un vero e proprio Stato indipendente, retta da un gastaldo ducale e 17 consiglieri. Non solo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La nuova Comunità, detta dei Barbolani, può godere di pace fiscale, esenzione dal servizio militare, monopolio del rimorchio delle navi nel porto di Malamocco, scorta privilegiata del doge nel giorno dell’Ascensione (la Sensa) con banchetto offerto e la libera compravendita del pescato proveniente dall’Istria (per i più anziani). In cambio però Poveglia dovrà manifestare fedeltà alla Serenissima, versando periodicamente un “tributo” di pesci e ortaggi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>ULTRACENTENARI</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> I nuovi “coloni” fortificano l’isola, innalzano costruzioni, un castello e la popolazione arriva a raggiungere quota 800 persone. Viene innalzata la chiesa di S. Vitale e l’aria salubre di quell’isola (sottoposta a forte correnti) regala diversi abitanti che raggiungono senza problemi quota 100 anni. Secondo il Frari, nel 1.328 uno di loro raggiunse l’età di 110 anni, cosa assai rara per l’epoca.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1344 – IL CRISTO DI POVEGLIA<br />
</strong>E’ di questo anno il primo dei tanti miracoli narrati dalle cronache sulla statua del <em>Cristo di Poveglia</em> presente all’interno della chiesa (oggi nella Chiesa di S. Maria a Malamocco). La tradizione popolare regalerà negli anni racconti di ogni genere, molti dei quali legati a salvataggi di imbarcazioni coinvolte in terribili tempeste. Ogni barca “salvata” equivale a un dono al Cristo di Poveglia: armi e ossa di mostri marini da mettere sotto l’altare. Anche quando Poveglia verrà poi abbandonata, le imbarcazioni al passaggio saluteranno il Cristo con un colpo di cannone.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1378 – L’ISOLA SI SVUOTA, ANCORA<br />
</strong>I 5 secoli di relativa tranquillità vengono interrotti tra il 1378 e il 1380. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Per difendersi dall’avanzata dei genovesi in quella che viene chiamata la Guerra di Chioggia, la popolazione viene trasferita suo malgrado alla Giudecca, nella contrada di San Trovaso e Sant’Agnese. E’ allora che i veneziani trasformano Poveglia costruendo il Forte ad Ottagono per contenere le caserme e un presidio militare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da quel momento Poveglia non sarà più la stessa. Con la complicità della natura (le cronache narrano di un uragano nel 1386, un terremoto nel 1409 e di ulteriori due uragani nel 1442 e 1600), Poveglia perde pezzi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1659<br />
</strong>Alcuni irriducibili Povegliotti supplicano di poter ritornare nella loro isola continuando a godere dei privilegi acquisiti secoli prima.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1723<br />
</strong>A luglio nasce la confraternita dei “Conservatori del Santissimo Crocifisso”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1777<br />
</strong>Poveglia conta 8 abitanti. L’Isola passa sotto il controllo del Magistrato alla Sanità che la indica come luogo per la riparazione delle imbarcazioni cariche di merce dato che lì vi è un Tezon (tettoia) per permettere il riparo il contenuto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1782<br />
</strong>La peste sta attanagliando Costantinopoli e Venezia si prepara a fronteggiare il rischio di una possibile epidemia. Il Magistrato alla Sanità riconosce che “per la salvezza della materia di salute”, l’isola di Poveglia è “preferibile ad ogni altra”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1793 – SBARCA LA PESTE<br />
</strong>Un piccolo veliero da pesca viene intercettato al porto di Malamocco. Al suo interno vi <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/MONETA-POVEGLIA.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1731" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/MONETA-POVEGLIA-149x150.jpg" alt="MONETA POVEGLIA" width="149" height="150" /></a>sono dei marinai  malati di peste. L’imbarcazione non può assolutamente raggiungere Venezia, per cui viene scortata a Poveglia. Si costruiscono in fretta due ripari in legno: uno per la merce e uno per gli infetti. Sotto il dogado di Lodovico Manin, viene coniata una nuova Osella (moneta) su cui appare una barca, la Madonna e la chiesa di Poveglia con l’iscrizione “<em>Nec nuper defeci</em>”: neppure ora vi ho abbandonati. Un chiaro segno che la peste si è fermata a Poveglia senza raggiungere Venezia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E’ solo l’inizio di una serie di approdi che dureranno per anni. Le imbarcazioni di appestati respinte a Trieste si trovano a vagare nell’adriatico trovando in Poveglia il “filtro” a Venezia, per evitare che lì possa arrivare e diffondersi la malattia. Viene installata una targa: «Ne fodias vita functi contagio requescunt» (Non disturbate i morti per contagio in vita riposano).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1797<br />
</strong>Il 12 maggio 1797 cade la Repubblica di Venezia con l’occupazione militare francese da parte di Napoleone Bonaparte</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1803<br />
</strong>Echi di peste giungono dalla Spagna e da Livorno. Poveglia è pronta all’impatto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1814 – IL LAZZARETTO NUOVISSIMO<br />
</strong>Il diffondersi della malattia in Europa e la necessità di salvaguardare la popolazione veneziana costringe a pensare a un nuovo Lazzaretto. Poveglia viene indicata come isola di riferimento per dare vita al Lazzaretto Nuovissimo. Qui merci e navi di appestati giungono in quarantena. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Saranno così tanti i morti che si racconta che metà del suolo di Poveglia sia oggi composto dai resti dei morti di peste.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1821 </strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> La peste accorda una lunga tregua all’Europa, Poveglia compresa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1828 – LA GIRAFFA DI POVEGLIA<br />
</strong>Il 7 aprile del 1828 il vice Re d’Egitto invia a Francesco I d’Austria un dono (in questo tempo Venezia è sotto il dominio austriaco). A Poveglia vengono sbarcate alcune capre e una giraffa, ottenendo un grande successo di visite da parte di veneziani curiosi. Le botteghe iniziano a vendere primordiali “gadget” dedicati alla giraffa e il successo è assicurato. L’animale poi viene trasferito a Vienna ma, complice il clima tutt’altro che favorevole, la giraffa muore poco dopo il suo arrivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per tutto l’Ottocento Poveglia mantiene la funzione di stazione marittima per la quarantena marittima.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1947<br />
</strong>L’isola ospita una casa di cura geriatrica che rimane in funzione fino  al 1968. La lontananza da occhi indiscreti permette di alimentare la leggenda, che parla di esperimenti terribili su malati psichiatrici. Probabilmente niente di diverso da quanto accadeva in altre strutture in tutta Italia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1969<br />
</strong>Chiusa la casa di cura, per un periodo i terreni dell’isola sono ceduti a un agricoltore. Si succedono vari progetti di recupero ma che si dissolvono presto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>1997<br />
</strong>Entrata nell’elenco dei beni da vendere ai privati, nel 1997 il CTS, Centro Turistico Studentesco e Giovanile, vuole realizzare lì un ostello per la gioventù. Nel 1998 l’isola viene così tolta dalla lista dei beni alienabili ma il progetto del CTS non si concretizza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E torniamo così alla fine, al 2018, lì da dove questo racconto era iniziato. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poveglia ora è osservabile solo da lontano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una mappa riporta una “linea maginot” attorno ad essa.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/poveglia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1733" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2019/04/poveglia-258x300.jpg" alt="poveglia" width="258" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Una linea da non valicare, per lasciar riposare le tante anime che lì hanno sofferto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Almeno fino al prossimo resort di lusso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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