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	<title>Alberto Sanavia &#187; pittore</title>
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		<title>Michele Marieschi e le fortune spezzate</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 16:34:20 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Misteri, fonti incerte e confusioni storiche. Quello di <strong>Michele Marieschi</strong> è il racconto di una vita meglio delineatasi nel tempo, riordinata e fuoriuscita lentamente da soffici e offuscate nuvole, come quelle da lui dipinte in diverse opere. Banalizzando, oggi lo si definisce brevemente “<em>pittore vedutista e incisore</em>”, ma solo la ricostruzione degli storici – nonostante le poche fonti a loro disposizione – è riuscita a collocarlo come tra i maggiori vedutisti del Settecento. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per questo, ribaltando il classico incedere delle biografie, è bene partire dalla fine.</span></p>
<div id="attachment_2162" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Punta-della-Dogana-e-San-Giorgio-Maggiore-1739-40.jpg"><img class="size-medium wp-image-2162" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Punta-della-Dogana-e-San-Giorgio-Maggiore-1739-40-300x187.jpg" alt="Michele Marieschi - Punta della Dogana e San Giorgio Maggiore (1739-40)" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Punta della Dogana e San Giorgio Maggiore (1739-40)</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA MORTE, L’ALLIEVO, LA MOGLIE E LA MALEDIZIONE<br />
</strong>E’ il <strong>18 gennaio 1744</strong> (1743 more veneto) e Michele ha appena <strong>33 anni</strong>. Cinque giorni prima ha compilato il testamento. La sua morte è prematura anche per l’epoca, ma ancora oggi non se ne conosce la specifica ragione. La causa della sua scomparsa si attribuisce in maniera quasi filosofeggiante «per la troppa assiduità della fatica e lo studio soverchiamente intenso». Un po’ poco per comprendere quale malattia avesse invaso il suo corpo. A piangerlo c’è la moglie <strong>Aurola Zanetta Fontana</strong> (meglio conosciuta come Angela), con cui era convolata a nozze nel 1737. Figlia del pittore <strong>Domenico Fontana</strong>, si unì a Marieschi un anno dopo l’iscrizione dello stesso Michele alla Fraglia veneziana dei pittori, ossia al principio del suo massimo momento di splendore professionale (seppur per pochi anni). Alla morte di Marieschi, egli non è ancora così ricco come avrebbe meritato: non è un caso se il suo funerale sarà economicamente organizzato dalla moglie con l’assistenza del Capitolo dei pittori. </span></p>
<div id="attachment_2168" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Capriccio-con-edificio-gotico-e-obelisco.jpg"><img class="size-medium wp-image-2168" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Capriccio-con-edificio-gotico-e-obelisco-300x200.jpg" alt="Michele Marieschi - Capriccio con edificio gotico e obelisco" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Capriccio con edificio gotico e obelisco</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Facendo un po’ di “<strong>gossip storico</strong>”, il 29 ottobre 1744, la vedova del Marieschi convola nuovamente a nozze con <strong>Francesco Albotto</strong>, definito nell’ambiente “il secondo Marieschi”. Quest’ultimo, anch’egli pittore, era appunto allievo del Marieschi. Che la simpatia tra la moglie del maestro e l’allievo sia nata prima o dopo la morte del Marieschi stesso non è dato a sapere e, ovviamente, rimarrà per sempre avvolto nel mistero. Quello che è certo, è che per Angela Fontana si trattava di una seconda chance offerta dalla vita. Un’opportunità, però, che sarà <strong>interrotta bruscamente dalla sfortuna</strong>. Infatti, dalla loro unione, il 29 novembre 1751 nasce Pietro Andrea Maria Albotto, che muore appena dieci giorni dopo. Angela Fontana si spegne il 31 dicembre dello stesso anno e così Albotto si risposa poco dopo con <strong>Giovanna Protesana</strong>. Ma questo idillio dura pochi anni in quanto, il 13 gennaio 1757, Francesco Albotto muore a sua volta a 36 anni a causa di «febre et congestioni di fegato». Una vera e propria <strong>maledizione</strong>.</span></p>
<div id="attachment_2163" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-fantastica-con-ponte.jpg"><img class="size-medium wp-image-2163" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-fantastica-con-ponte-300x194.jpg" alt="Michele Marieschi - Veduta fantastica con ponte" width="300" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Veduta fantastica con ponte</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>JACOPO E MICHELE, LA CONFUSIONE STORICA<br />
</strong>Per molti anni le opere di Michele Marieschi saranno letteralmente confuse e attribuite a Jacopo Marieschi. I due condividevano il cognome, ma non la parentela. <strong>Jacopo Marieschi</strong>, allievo di <strong>Gaspare Diziani</strong>, nasce nel 1711 e la contemporaneità con Michele diviene oggetto di sfortunati scambi di persona. La confusione è oltremodo giustificabile dato che il Diziani collabora con entrambi. </span></p>
<div id="attachment_2169" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Cortile-di-palazzo-con-scale.jpg"><img class="size-medium wp-image-2169" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Cortile-di-palazzo-con-scale-300x205.jpg" alt="Michele Marieschi - Cortile di palazzo con scale" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Cortile di palazzo con scale</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Michele Marieschi nasce l’<strong>1 dicembre 1710</strong> in <strong>Calle dei Caleri</strong> ai Servi a Venezia. E’ figlio di un modesto intagliatore di legno, Antonio, che lascia Michele <strong>orfano</strong> all’età di 11 anni. Difficile che il babbo gli abbia insegnato tutti i segreti dell’arte ed è qui che entrano in gioco non solo Gaspare Diziani, ma anche il nonno materno <strong>Antonio Meneghini</strong>, pittore che per mestiere è incaricato di creare scenografie teatrali. Non è un caso se nel 1731 l’impresario <strong>Francesco Tasso </strong>ordina al ventenne Michele la realizzazione della <strong>scenografia</strong> per il Carnevale Veneziano in piazza. E’ grazie all’<strong>influenza del teatro</strong> che riesce a differenziarsi dagli altri vedutisti, tanto da «portarsi in Germania, dove con la bizzarria e copia delle sue idee piacque a molti personaggi, che lo impiegarono in grandi e piccole operazioni». Qui non solo si specializza nella raffigurazione delle scene, ma anche a «progetti di fantastici edifici». </span><br />
<span style="color: #000000;"> Michele torna in Italia nel maggio del 1735, invitato a <strong>Fano</strong> per le onoranze funebri alla regina di Polonia, <strong>Maria Clementina Sobiesky</strong>. Come già detto in precedenza, nel 1736 è iscritto alla Fraglia dei pittori veneziani e fino al 1740 il collezionista J<strong>ohann Matthias von der Schulenburg</strong> acquista sei tele dell’artista. Per “Corte di Palazzo”<em>, </em>gli viene offerta la cifra eccezionale di 50 zecchini. A spingerlo verso queste conoscenze sono i “rapporti umani”, dato che la casa del collezionista <strong>Anton Maria Zanetti</strong> è frequentata dal pittore Sebastiano Ricci, conoscente della famiglia Marieschi e che di fatto fa da intermediario con von der Schulenburg. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Michele Marieschi ormai si definisce «pittore e architetto», utilizza le incisioni per rendere ancora più note le sue opere e nel 1741 arriva a pubblicare “<strong>Magnificentiores selectioresque Urbis Venetiarum prospectus</strong>”: 21 vedute da lui stesso intagliate intitolandole «prospettive scelte». </span><br />
<span style="color: #000000;"> La fama ormai è al massimo, ma giunge poco prima della morte.</span></p>
<div id="attachment_2164" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Santa-Maria-della-Salute.jpg"><img class="size-medium wp-image-2164" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Santa-Maria-della-Salute-300x196.jpg" alt="Michele Marieschi - Santa Maria della Salute" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Santa Maria della Salute</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LO STILE<br />
</strong>Quelle di Michele Marieschi sono spesso vedute che ritraggono personaggi dallo spiccato gusto teatrale. Il critico <strong>Antonio Morassi</strong> scrive: «pur partendo dai presupposti canalettiani, il Marieschi acquistò presto una sua fisionomia artistica individuale, un suo <strong>stile ben definito</strong>, che lo rende riconoscibile fra i tanti altri vedutisti veneziani del suo tempo». Egli “si distingue” e ciò fa la differenza. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche i suoi cieli sono «cilestrini e perlacei, come pervasi da vapori leggeri, qua e là cosparsi di nuvole vaghe, quasi batuffoli bambagiosi, appena distinte nell’atmosfera». </span></p>
<div id="attachment_2166" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Il-ponte-di-Rialto-da-Sud.jpg"><img class="size-medium wp-image-2166" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Il-ponte-di-Rialto-da-Sud-300x196.jpg" alt="Michele Marieschi - Il ponte di Rialto da Sud" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Il ponte di Rialto da Sud</p></div>
<p><span style="color: #000000;">L’<strong>attenzione ai dettagli</strong> è massima e affronta le più svariate tematiche: dalle barche alle insenature di laghi, fiumi o lagune, rovine, castelli, case rustiche, villaggi lontani, obelischi, templi, minareti, monumenti, paesaggi alberati e atmosfere. Marieschi <strong>s’ispira a tutti per non essere nessuno</strong>: nelle sue composizioni si vedono reminescenze che ricordano Luca Carlevarijs, Canaletto, Francesco Guardi e Marco Ricci, solo per citarne alcuni. Fonde l’architettura col paesaggio, ma non si limita a una foto puramente architettonica, <strong>donando allo spettatore la vita pulsante di Venezia</strong>, capricci, giochi e rappresentazioni. </span></p>
<div id="attachment_2167" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-di-San-Marco-dalla-piazzetta-dei-leoncini.jpg"><img class="size-medium wp-image-2167" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-di-San-Marco-dalla-piazzetta-dei-leoncini-300x214.jpg" alt="Michele Marieschi - Veduta di San Marco dalla piazzetta dei leoncini" width="300" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Veduta di San Marco dalla piazzetta dei leoncini</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Grazie allo sguardo si possono sentire i suoni perduti, gli odori dei caminetti e il chiacchierare di lavoratori, servi o nobili. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad oggi si contano circa 200 opere complessive: un numero limitato rispetto a quanto Marieschi avrebbe potuto ancora dare, ma in misura sufficiente per averlo reso “grande” pur essendosene andato troppo presto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><em><span style="color: #000000;">Alberto Sanavia</span> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2165" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-La-regata.jpg"><img class="size-medium wp-image-2165" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-La-regata-300x218.jpg" alt="Michele Marieschi - La Regata" width="300" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; La Regata</p></div>
<p><u>Bibliografia:<br />
</u>Argentieri Giuseppe – Pittori veneti del ‘700 – Mondadori (1968)<br />
Bortoluzzi Valentina – Anton Maria Zanetti e il ruolo di promotore della cultura artistica del suo tempo – Tesi (2014)<br />
Brusegan Marcello – I personaggi che hanno fatto grande Venezia – Newton (2006)<br />
Fogolari Gino – Michele Marieschi pittore prospettico veneziano (1909)<br />
Galli Alessandro – Catalogo Porro Art consulting – Asta 54 (2009)<br />
Morassi Antonio – Circa gli esordi del vedutismo di Francesco Guardi con qualche cenno sul Marieschi (1959)<br />
Trastulli Federico &#8211; Dizionario Biografico degli Italiani &#8211; Volume 70 (2008)<br />
https://www.salamonfineart.it/bio.php?codice=82</p>
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		<title>La stele di Padova che rischiò d’essere dedicata a… Napoleone</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 01:57:54 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La straordinaria e incredibile storia della stele Giustiniani di Antonio Canova. “Nascosta” per anni, per poco non fu dedicata a Bonaparte. Un’opera che ha trovato pace solo dopo un secolo dalla sua realizzazione</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato a Possagno (TV) il 1° novembre 1757, il pittore e scultore Antonio Canova fu uno dei principali esponenti degli ideali estetici del neoclassicismo. Fin qui, nulla di nuovo. Basta sfogliare un qualsiasi manuale per scoprirlo. A soli 20 anni, su sollecitazione del letterato e politico veneziano Andrea Memmo, Canova ricevette da Ernestina Stahrenberg e da Leonardo Venier il compito di realizzare le statue in onore del Provveditore Alvise Valaresso e dello scienziato Giovanni Poleni, da posizionare in Prato della Valle a Padova.<br />
Il suo legame con la città di Padova ebbe però la definitiva consacrazione con un bassorilievo datato 1795 e conservato senza troppo scalpore nel museo civico degli Eremitani dal 1896. Esposto ancora oggi al pubblico in un angolo al piano superiore dell’edificio, in pochi sanno che questa splendida opera nasconde una storia molto travagliata.<br />
Una storia fatta di promesse, lunghe attese, spostamenti ma soprattutto di “dediche”. La stele Giustiniani, così immobile nella sua docile maestosità, cela invece un passato movimentato. Perché raccontare tutto questo? Perché il valore di un’opera non è data solo da ciò che rappresenta, ma dalla vicenda che – ad oggi – l’ha portata così ai nostri occhi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il viaggio può iniziare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA NASCITA DELLA STELE GIUSTINIANI<br />
</strong>E’ il 21 dicembre 1795. Il letterato Giovanni Scardova, “annotatore diligente di cose patrie” e al quale oggi (2020) è dedicata una piccola via nel quartiere San Gregorio di Padova, aggiunse il nome del capitano e vice podestà veneziano Girolamo Giustiniani – in prossimità di lasciare l’incarico – nel libro intitolato “Cittadini nobili che compongono il Consiglio della Magnifica Città di Padova”.<br />
Il Prof. Antonio Selva, in quanto amico intimo di Canova, intercesse con l’artista per la realizzazione di un’opera marmorea che non solo avrebbe reso onore all’operato del Giustiniani, ma che a tutti gli effetti si sarebbe trasformata in un dono rappresentativo della città di Padova.<br />
Nei primi giorni del gennaio 1796, Canova visitò la Sala del Consiglio sopra la Loggia della Gran Guardia in Piazza dei Signori. E’ lì che il bassorilievo sarebbe stato posizionato, tanto che il 23 dello stesso mese Antonio Canova scrisse al Selva: “<em>il lume sarà ottimo, ed io penso di comporlo con una figura sedente, rappresentante Padova con li suoi attributi</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I MODELLI DELLA STELE<br />
</strong>Nei mesi seguenti Canova proseguì il suo lavoro a Roma e il 14 maggio del 1796 informò</p>
<div id="attachment_1376" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/disegno-stele-giustiniani.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1376" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/disegno-stele-giustiniani-150x150.jpg" alt="Disegno preparatorio della stele Giustiniani" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Disegno preparatorio della stele Giustiniani</p></div>
<p>Selva che il modello era pronto. “<em>Sono stato obbligato a farne due di questi modelli</em>”, scrisse, “<em>perché il primo aveva voltata la figura di Padova verso la scala, e non poteva farmi bene con il lume della finestra; dimodoché ne ho composto un’altra che guarda al lume, e sembra che faccia bene</em>”.<br />
A luglio dello stesso anno realizzò inoltre un disegno e un ulteriore modello (probabilmente preparato dalla sua “officina”) che fece spedire a Padova.<br />
<strong>Nel mese di maggio del 1797 l’opera trovò il suo compimento, ma bisognava fare i conti con la minaccia francese</strong>.<br />
Una minaccia che stava per cambiare il corso di questa storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA STELE “BONAPARTE”<br />
</strong>Il 1797 è l’anno dell’ingresso dei francesi in Italia. Il 12 maggio l’ultimo doge di Venezia – Ludovico Manin – abdica decretando la fine della Serenissima Repubblica.<br />
Canova riceve indicazioni da Padova di sospendere l’iscrizione dedicata a Giustiniani sulla stele, ma dopo 15 giorni dalla caduta della Serenissima, l’artista contrariato impugna carta e penna scrivendo a Selva che – rinunciando a queste iscrizioni – “<em>…resterà una tabella di forma poco conveniente. Vogliatemi bene, e credetemi</em>”.<br />
I mesi trascorrono, la stele rimane a Roma e nel frattempo Canova attende i 26 zecchini necessari per spedirla a Padova. Tutto tace fino all’ottobre dell’anno <strong>1800</strong>. Sotto la minaccia francesce, il segretario Renato Arrigoni scrive a Canova che “<em>nell’epoca democratica chiesero i Padovani che venisse levato dal loro Basso-rilievo il ritratto del Giustiniani, sostituendovi quello di Bonaparte</em>”.<br />
Vuoi per paura, vuoi per un probabile fascino comunque esercitato dal nuovo <em>eroe</em> del secolo, Canova realizza un disegno nel quale <strong>scompare la dedica al Giustiniani</strong>.<br />
La donna rappresentata nel disegno ora scrive: “NAPOLEON ME AVSPICAT”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL TEMPO GUARISCE: DA BONAPARTE AL “NUOVO” GIUSTINIANI<br />
</strong>La realizzazione del disegno pro-Napoleone e il sopito fervore politico dei primi tempi,</p>
<div id="attachment_1380" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-01.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1380" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-01-150x150.jpg" alt="La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova</p></div>
<p>giocano a favore della stele che, a tutti gli effetti, non subisce modifiche e viene messa in secondo piano rispetto alle esigenze dell’epoca.<br />
Nel 1802 il nobile Antonio Conte Zacco-Lion si fa portavoce di quei padovani che volevano finalmente portare l’opera in quel di Padova. Ecco che questa fu l’occasione per sfruttare l’iscrizione dedicatoria apposta sulla tabella in onore dello zio di Girolamo Giustiniani, ossia <strong>Nicolò</strong>, vescovo di Padova e fondatore dell’Ospedale.</p>
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<p><strong>IMBALLATO A LUNGO: IL VENTENNIO DI “PRIGIONIA” E LA PACE NEL MUSEO<br />
</strong>Giunta finalmente a Padova nel giugno del <strong>1802</strong>, la stele rimase imballata per un mese, in quanto il Selva doveva trovare un luogo idoneo e “in buon lume”. Non solo. La famosa dedica da incidere sulla stele ottenne la definitiva approvazione nell’ottobre del <strong>1803</strong>, quando tutti convennero sullo scrivere:<br />
<a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-01.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1381" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-01-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 01" width="150" height="150" /></a><br />
NIC. ANT. IVSTINIANO<br />
PONTIFICI<br />
NOSOCOMI AVCTORI<br />
ME<br />
GRATES MIEDITANTEM VNVS<br />
SCVLPAT CANOVA</p>
<p>Finita qui? Assolutamente no. Custodita per tre anni nel Collegio dei Giuristi nel Palazzo Vescovile, nel <strong>1806</strong> la stele venne spostata nella Sala Sedute della Congregazione. L’attesa di definitiva collocazione proseguì fino al <strong>1821</strong> quando lo stesso Antonio Canova si decise di venire a Padova col suo allievo Rinaldi per posizionarla nell’Ospedale Giustinianeo. Inizialmente collocata all’ingresso, fu poi trasferita in un’altra ala a maggior riparo “<em>dagli oltraggi di mano profana</em>”.<br />
Il destino nomade della stele Giustiniani potrà godere della definitiva pace solo verso la fine del secolo (<strong>1896</strong>), trovando spazio nel museo civico che ancora oggi la ospita.</p>
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<p><strong>L’OPERA<br />
</strong>Storia a parte, la stele Giustiniani è un capolavoro di grazia e simboli.<br />
&#8211; La <strong>Matrona</strong> rappresenta Pa<a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-05.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1377" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-05-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 05" width="150" height="150" /></a>dova. Appare come una giovane donna, idealizzata e aggraziata nelle forme del viso e del corpo, lasciando intravedere un seno, le forme del corpo, braccia e gambe coperte da un leggero velo. I capelli sono raccolti da un nastro con una ciocca leggera a sfiorarle il collo. Sul capo è posizionata una corona “turrita” e il volto è leggermente chinato a seguire l’incisione di cui abbiamo già parlato.<br />
&#8211; La <strong>tavola</strong> su cui scrive la Matrona è sostenuta da un fanicullo alato, snello e leggero, il cui volto divertito e incuriosito è intento a sbirciare l’iscrizione. Sotto la tavola spuntano due serpenti che si attorcigliano attorno al caduceo, simbolo non solo della città di Padova ma delle scienze e delle arti. Uno dei due serpenti presenta la testa di un caprone, a dimostrare che questa terra era dotata di un suolo fecondo per i pascoli.<br />
&#8211; La <strong>civetta</strong> posta sopra alla tavola, vola verso il basso, a vigilanza degli studi. <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-04.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1378" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-04-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 04" width="150" height="150" /></a><br />
&#8211; Sul braccio della Matrona è posizionata una fettuccia da cui pende un antico <strong>sigillo</strong> tratto dalla nobile famiglia dei Conti di Lazzara. Attorno al sigillo appare una scritta a definire i confini del territorio secondo l’epoca: MUSON, MONS, ATHES, MARE CERTOS DANT MIHI FINES. Sopra all’antico castello appare la scritta PADUA.<br />
&#8211; Lo <strong>scalino in pietra</strong> su cui poggiano i piedi della Matrona è inciso in maniera leggera e aggraziata per non togliere l’attenzione dello spettatore dalla centralità dell’opera.<br />
A partire da sinistra, la punta di un vascello simboleggia l’arrivo dei troiani a Padova che leggenda vuole fondatori della città. Il primo è un soldato che regge un’asta a guardia del luogo, mentre al suo fianco due abitanti del luogo si abbracciano (compiaciuti per ciò che si sta realizzando) osservando un muratore chino su se stesso mentre è intento a solcare il terreno su indicazione di Antenore, che ragiona sulla formazione della nuova città. Dietro di lui, il figlio e la moglie, con quest’ultima che porta lo sguardo al cielo, riconoscente per aver concesso alla loro famiglia un asilo così felice. Le ultime due figure sulla destra sono una pecora e un toro, simboli della fertilità del terreno e della necessità dell’agricoltura. <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-06.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1379" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-06-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 06" width="150" height="150" /></a>Sullo sfondo, a chiudere l’immagine, il profilo dei Colli Euganei in lontananza.<br />
&#8211; La cima della stele è composta da un frontone lavorato con precisione e al cui centro è posizionata una corona d’alloro, simbolo di prestigio per i risultati raggiunti.</p>
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<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
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<p>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
&#8211; Albrizzi Isabella, “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova”, Pisa, 1822<br />
&#8211; De Lazara Nicolò, “Per le faustissime nozze Pappafava-Cittadella”, Padova, 1859<br />
&#8211; Gamba Bartolommeo, “Biblioteca canoviana, ossia, Raccolta delle migliori prose, e de&#8217; più scelti componimenti poetici sulla vita, sulle opere ed in morte di Antonio Canova”, Giovanni Parolari Tipografo Editore, Venezia, 1823<br />
&#8211; Missirini Melchior, “Della vita di Antonio Canova”, Milano, 1824<br />
&#8211; “Notizie intorno alla vita di Antonio Canova”, Giuseppe Orlandelli Editore, 1822<br />
&#8211; Orsolato Giuseppe – Notizie storiche e lettere di Antonio Canova sopra il basso-rilievo collocato nella chiesetta della spedale in Padova<br />
&#8211; Rosini Giovanni, “Saggio sulla vita e sulle opere di Antonio Canova”, Niccolò Capurro Editore, Pisa, 1830<br />
IMMAGINI<br />
&#8211; Le foto sono realizzate da Alberto Sanavia<br />
&#8211; Il disegno è tratto dal terzo tomo di “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova” di Albrizzi Isabella, Pisa, 1822</p>
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