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	<title>Alberto Sanavia &#187; sanavia alberto</title>
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		<title>Quando è nata Venezia? L’analisi completa di una leggenda</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 22:01:33 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si visita una città è solito chiedersi il periodo storico in cui essa si sia formata. L’unicità strutturale di Venezia la costringe però a dover creare e alimentare di continuo miti e leggende con cui fornire risposte apparentemente credibili, dato che quelle esatte spesso mancano. Ecco che il turista in arrivo a Venezia pone una domanda che oggettivamente non può ottenere una risposta sensata, ossia: “<strong>Quando è nata Venezia?</strong>”.<br />
Questa ricerca di un inusuale “compleanno storico” permette al visitatore di dare un senso a Venezia stessa, perché a prima vista può apparire come l’opera di un folle genio. Nel corso dei secoli, tale data di concepimento fu trovata e col passare del tempo in molti hanno voluto impossessarsi di tale paternità, non tanto per la città in sé, ma per la vita del suo antico popolo che – come scrisse Galibert Leone nel 1847 – “ha di particolare di essere stata per così dire tutta <strong>esteriore</strong>: Venezia infatti non somiglia in nessun rapporto a quelle repubbliche italiane del medio evo, i di cui annali ripieni di lotte interne, di domestiche rivalità, non oltrepassano le mura cittadine o il recinto della pubblica piazza. Troppo ristretta in se stessa, cerca altrove l’espansione che manca alla sua esistenza, l’ingrandisce e la rende completa con la conquista e con l’assimilazione: così la sua storia, collegandosi con quella dell’Europa o dell’Asia, acquista grandiose proporzioni”.<br />
Ecco che per conoscere la sua nascita  – almeno per questa volta – <b>è necessario </b><span style="color: #000000;"><b>abbatterne</b></span><b> la leggenda</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>25 MARZO 421<br />
</strong>Bisogna partire non tanto dall’anno, quanto dal giorno. Per la chiesa cattolica, il <strong>25 marzo</strong> corrisponde all’Annunciazione del Signore. Quale momento migliore per far nascere Venezia? La benedizione divina sulla città è quindi la prima forzatura umana.<br />
Relativamente all’anno, <strong>perché proprio il 421</strong>? Difficile orientarsi sulla fondatezza di una leggenda, ma in questo caso si può andare per supposizioni e per farlo si deve anzitutto osservare l’aspetto territoriale di quell’area del Veneto.<br />
In quei secoli il territorio lagunare si stava geograficamente plasmando. Scendendo dalle Alpi o dalle Prealpi, fiumi quali il Po, Adige, Brenta, Piave, Livenza, Tagliamento e altri fiumi minori trascinavano verso il mare una grandissima quantità di sabbia e fango. Rallentando verso la foce,  questi sedimenti  davano vita a paludi e isolotti che, per via delle maree e delle correnti, si trasformavano in lunghe strisce di terreno parallele alla costa: i <em>lidi</em>. Nella terra di mezzo &#8211; tra quest’ultimi e la terraferma &#8211; nasceva la <em>laguna</em>. Canali più o meno profondi s’insinuavano in questo territorio difficilmente accessibile da parte delle imbarcazioni. A meno che non si conoscesse quell’area come le proprie tasche. E’ proprio per questa ragione che le popolazioni venete, alle prese con le continue invasioni da parte di Unni, Sarmati, Goti, Alani e Vandali (408) videro in quest’area il luogo ideale in cui rifugiarsi.<br />
L’impero romano, che fino ad allora aveva assicurato una sorta di “protezione” contro gli</p>
<dl id="attachment_1359" class="wp-caption alignright" style="width: 160px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="https://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/Alarico1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1359" src="https://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/Alarico1-150x150.jpg" alt="Alarico, re dei Visigoti" width="150" height="150" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Alarico, re dei Visigoti</dd>
</dl>
<p>invasori alle popolazioni venete, stava lottando con la sua stessa esistenza. Prova ne fu l’ingresso di Alarico, re dei Visigoti, a Roma (410). Un’ulteriore leggenda racconta che Alarico morì a Cosenza e venne sepolto sotto il “magico” fiume Busento insieme al suo tesoro. Probabilmente fu in quegli anni che i veneti presero coscienza della loro necessità di tutelarsi da soli, colonizzando quindi quell’intricato labirinto della laguna che si trasformava in una magnifica fortezza naturale.<br />
Nel frattempo, in quel di Roma, da quel fatidico 410 l’imperatore Onorio divenne sempre più debole, tanto che l’8 febbraio 421  il cugino Flavio Costanzo (meglio conosciuto come <strong>Costanzo III</strong>) divenne co-imperatore grazie alle sue abilità di Generale sul campo. Il sogno di risollevare l’impero romano d’occidente provando a convincere inoltre Teodosio II (Impero romano d’oriente) a riconoscere la sua nuova carica, durò però per pochissimo tempo, perché morì improvvisamente il 2 settembre del <strong>421</strong>. Fu una vera doccia fredda per Onorio, che si ritirò a Ravenna dove morì nel 423 lasciando così spazio agli usurpatori.<br />
Ecco perché il 421  – più a livello etico che pratico – divenne un anno simbolicamente importante per i veneti:<strong> la morte di Costanzo III fu il segno della debolezza di un impero su cui da allora non si dovette più contare</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br />
FU DAVVERO PADOVA A FONDARE VENEZIA? QUANDO IL FUOCO “SCRIVE” LA STORIA.<br />
</strong>Ripicca. Questo il motivo per cui fu Padova a volersi prendere per prima il merito di tale fondazione. Ma procediamo con ordine.<br />
Secondo la leggenda, nel 421 un “regno” patavino inviò infatti tre consoli a Rialto a fondare la chiesa di S. Giacomo, meglio conosciuta dai veneziani come <em>San Giacométo</em> per</p>
<dl id="attachment_1360" class="wp-caption alignright" style="width: 160px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="https://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/chiesa-s-giacomo-apostolo-1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1360" src="https://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/chiesa-s-giacomo-apostolo-1-150x150.jpg" alt="Chiesa di San Giacomo Apostolo" width="150" height="150" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Chiesa di San Giacomo Apostolo</dd>
</dl>
<p>differenziarla da San Giacomo dall’Orio. Perché lo avrebbero fatto? Ovviamente per fuggire dalle invasioni di cui prima abbiamo parlato. Non solo. Nel 452 molti altri padovani si sarebbero trasferiti qui sotto la minaccia unna per poi – stranamente – abbandonare tutto e ritornare in Padova nel 695. Quindi, secondo una bizzarra logica, tre consoli avrebbero fondato Venezia per popolarla e poi abbandonarla 170 anni più tardi.<br />
Nel 1801 spunta però un libro sulle memorie antiche – ecclesiastiche e profane – raccolto dall’arciprete di Pernumia (PD). A pagina 200 evoca un primo decreto che sarebbe stato eseguito a Padova nel 421 citando tre consoli: Publio Galieno di Fontana, Simeone dei Lanconi e Antonio di Calvo. Nel secondo se ne nominano altri tre: Alberto Falato, Tommaso Candiano e Geno Daulo. Nomi che però vengono ritenuti “spuri e favolosi” dallo stesso autore.<br />
Ma come si è potuta tramandare nei secoli questa leggenda?<br />
<strong>Pare che nel 1405 la conquista di Padova da parte di Venezia avesse creato frustrazioni non di poco conto</strong>. A partire da Jacopo Dondi, prima cittadino veneziano con incarico di prestigio a Chioggia, ma che poi ricoprì il ruolo di docente di medicina e astrologia medica all’università di Padova.<br />
Lui per primo aiutò a costruire questa leggenda come sorta di “riscatto morale” di Padova su Venezia. Guarda caso, un <em>casualissimo</em> incendio nel 1420 distrusse l’archivio in cui sembrava fossero presenti i documenti relativi alla fondazione. A rincarare la dose – nel 1446 – un altro medico padovano, Michele Savonarola, citò l’ormai “famosa” delibera nel suo “Libellus de magnificis ornamentis civitatis Padue”. Il colpo di grazia arrivò nel 1494, quando fu dato incarico al  segretario comunale Zuan Domenico Spazzarini di redigere una delibera secondo “leggenda-persa-nell’incendio” all’interno del “Libro di delibere del Consiglio”. Non potendo dimostrare qualcosa andato in fumo, per molti secoli questa storia fu presa per buona da moltissimi storici: “… perciò i padovani, temendo i  movimenti già avvenuti e quelli ancora in corso da parte dei Goti orientali [Ostrogoti] e  occidentali [Visigoti], nell’anno suddetto, cioè nel 421, il 16 marzo, deliberarono di erigere una  città che fungesse da porto e da rifugio nell’area  delle foci del Rivo alto [Brenta], come fecero  infatti, raccogliendo gente dalle isole del mare [lidi] e delle lagune, e vollero chiamarla Venezia, e, inviati tre consoli perché sovrintendessero per due anni all’impianto dei lavori, il 25 marzo fu gettata la prima pietra di fondazione circa a mezzogiorno”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>EUTINOPO IL GRECO E LA FAVOLA DI UN ALTRO INCENDIO ALL’ORIGINE DI SAN GIACOMO E DI VENEZIA. </strong><br />
In occasione di un vasto incendio che bruciò 24 case a Rialto, un architetto greco nonché fabbricatore di navi avrebbe fatto erigere <em>San Giacométo</em> come voto a Dio per evitare che tale incendio si propagasse a dismisura. Tale chiesa sarebbe stata poi consacrata non da uno ma da ben 4 vescovi: Severiano di Padova, Ambrogio di Altino, Giacomo di Trevigi e da Epone d’Opitergio.<br />
Peccato che nel 1097, sul terreno su cui sarebbe sorta tale chiesa, non se ne faccia menzione all’interno della donazione degli Orio.<br />
Un’ulteriore leggenda racconta che la casa di Eutinopo – unica a essere costruita in muratura a differenza delle altre in legno – si fosse salvata dall’incendio perché in essa vi aveva dimorato la regina di Padova, inviata lì dal marito e re Giannusio a Rialto.<br />
Gli autori di “Rialto”, Cessi e Alberti, nel 1934 non usano giri di parole: “torna quindi più verosimile ritardare fino alla seconda metà del secolo XII la costruzione, la cui povertà artistica fu nella storia compensata dalla luce di <strong>una leggenda, che ha creato una forse non meritata aureola di rinomanza</strong>”.<br />
Quindi la domanda sorge spontanea:</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>… MA ALLORA QUANDO NACQUE DI PRECISO LA CHIESA DI “SAN GIACOMETO”?<br />
</strong>Il primo documento che ne fa menzione è del <strong>1152</strong>, ossia in “Henricum Navigaiosum plebanum sancti Johannis et sancii Jacobi de Rivoalto” e la chiesa venne consacrata solo il 25 luglio del 1177 dipendendo – questo sì – nei primi tempi dal Vescovo di Padova. La sua aurea “miracolosa” però è legata soprattutto al vasto incendio che interessò Rialto nel 1514, scampando incredibilmente alla furia delle fiamme.<br />
Forse è proprio da questo postumo legame con <strong>Padova</strong> e con un <strong>incendio</strong> che la leggenda venne creata ad hoc negli anni a venire.</p>
<p><strong><br />
CONCLUSIONE<br />
</strong>Da quel famoso 421, dopo un trentennio di stallo, nel 452 circa cinquecentomila Unni guidati da Attila attraversarono le Alpi Giulie assediando Aquileia , distruggendola dopo tre anni di resistenza e uccidendo trentasettemila persone. Stessa sorte capitò a Opitergio, Giulia, Concordia, Altino, Padova, Ateste, Treviso, Verona e Brescia. Il litorale veneziano divenne quindi meta sempre più ricercata dai “profughi dall’entroterra” ed è in questo lungo cammino che Venezia nacque non tanto come città, ma come comunità che iniziava a darsi delle regole e che – nel 503 – si concretizzarono nell’assegnare il potere esecutivo ad un tribuno. Dal 574 il potere venne diviso dapprima fra 10, poi 12 e infine 7 tribuni che dovevano governare con un’assemblea popolare assistiti da un consiglio di 40 cittadini. L’istituzione di tribuni maggiori e tribuni minori a seconda dell’importanza strategica delle singole isole fu un ulteriore passo che diede però vita a rivalità interne. Nel 696 fu convocata un’assemblea generale nella campagna di Eraclea, eleggendo una presidenza composta da Cristoforo patriarca di Grado, Stefano Tiepolo, Orso Giustinian e Filippo Corelio. La presidenza abolì da subito il governo tribunizio in tutte le isole e nominò un’altra presidenza provvisoria che – nel 697 – portò poi alla nomina del primo Doge, Paoluccio Anafesto, alla ricerca di unione e concordia.<br />
Alla luce di quanto detto, <strong>non si può stabilire pertanto una data precisa della nascita di Venezia, in quanto la storia è un processo che si concatena in eventi causa-effetto</strong>. E’ l’essere umano ad assegnare a uno o all’altro evento una scala d’importanza, scegliendo per esclusione una data che confini umanamente il principio e la fine.<br />
L’umanizzazione della storia è la limitazione della stessa ma quello che è certo e che furono le lunghe invasioni a dare vita a quella forma di Venezia che, qualche secolo più tardi, sarebbe divenuta la Serenissima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
&#8211; Balbo Cesare, “Storia d’Italia”, Torino, 1830<br />
&#8211; Battistella Antonio, “Le Repubblica di Venezia nei suoi 11 secoli di storia”, Tipografia Carlo Ferrari, Venezia, 1821<br />
&#8211; Brusegan Marcello, “La grande guida dei monumenti di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2005<br />
&#8211; Cessi Roberto, “Documenti relativi alla storia di Venezia anteriore al Mille”, Gregoriana, 1942<br />
&#8211; Corner Flaminio, “Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia e di Torcello”, 1758<br />
&#8211; Distefano Giovanni, “Venezia secolo per secolo”, Supernova Edizioni, 2015, Venezia<br />
&#8211; Galibert Leone, “Storia della Repubblica di Venezia”, Tipografia Giachetti, Prato, 1847<br />
&#8211; Heinrich V. Sauerland, “Annales Veneti &#8211; Sec. XII”<br />
&#8211; Kretschmayr Heinrich, “Storia di Venezia &#8211; Volume I”<br />
&#8211; Lanfranchi, “Famiglia Zusto”, Venezia, 1955<br />
&#8211; Lazzarini Vittorio, “Il preteso documento della fondazione di Venezia e la cronaca del medico Jacopo Dondi”<br />
&#8211; “Liber partium Consilii magnificae Comunitatis Padue”, Museo Civico di Padova, 1494<br />
&#8211; Masseri Giovanni Pietro, “Memorie antiche ecclesiastiche e profane sulla città e diocesi di Padova”, 1801<br />
&#8211; Orsi Giuseppe Agostino e Becchetti F. Filippo Angelico, “Della Istoria ecclesiastica – Tomo III”, Roma, 1772<br />
&#8211; Paoletti Ermolao,  “Il fiore di Venezia, ossia, I quadri, monumenti, vedute e costumi veneziani Vol. 1”, Venezia, 1837<br />
&#8211; Romanin Samuele, “Storia documentata di Venezia”, Giusto Fuga Editore, Venezia, 1912<br />
&#8211; Tassini Giuseppe, “Curiosità veneziane”, Premiata tipografia Cecchini, Venezia, 1863<br />
&#8211; Zorzi Alvise, “La repubblica del Leone”, Bompiani, Milano, 2001 Fontana</p>
<p>IMMAGINI<br />
&#8211; <a href="http://www.in-venice.com/things-to-see/san-giacometto-church/">http://www.in-venice.com/things-to-see/san-giacometto-church/</a><br />
&#8211; <a href="http://www.inchiostrofresco.it/archeobrutium/2015/02/18/alarico-e-himmler-due-barbari-sanguinari-calabria/">http://www.inchiostrofresco.it/archeobrutium/2015/02/18/alarico-e-himmler-due-barbari-sanguinari-calabria/</a><br />
&#8211; <a href="http://www.veja.it/2015/04/26/storia-veneta-2-lirruzione-di-attila-i-veneti-si-riparano-nelle-isole-lagunari/">http://www.veja.it/2015/04/26/storia-veneta-2-lirruzione-di-attila-i-veneti-si-riparano-nelle-isole-lagunari/</a></p>
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		<title>Assegno di disoccupazione? A Venezia era follia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 19:03:10 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">E’ il 20 novembre del 1492 quando il <strong>Consiglio dei Dieci</strong> – uno dei massimi organi di Governo di Venezia con funzione di sorveglianza sulla sicurezza della Repubblica – decide di mandare in esilio forzato <strong>due capi</strong> della <strong>Quarantia</strong>, altro importante organo veneziano con funzioni di diritto civile. </span></p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #000000;"> <em>Ma quale può essere stato il motivo di tale decisione così drastica?<br />
</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> Gabriele <strong>Bon</strong> e Francesco <strong>Alvise</strong>, capi della Quarantia, si consigliano con Bartolomeo <strong>de Rossi</strong> e Giovanni <strong>Negro</strong>. Nasce l’idea di creare una sorta di <strong>associazione di mutuo soccorso</strong>. Lo scopo di tale iniziativa sarebbe quella di dispensare <strong>70.000 ducati</strong> annui “ai <strong>poveri gentiluomini privi d’impiego</strong>”, ossia disoccupati. Stabiliscono anche l’ammontare di questo obolo: 100 ducati a testa per coloro che hanno superato i 60 anni e 50 ducati a coloro che hanno tra i 25 e i 60 anni. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">L’idea fa rabbrividire il Consiglio dei Dieci che </span><strong style="color: #000000;">si oppone con forza</strong><span style="color: #000000;"> all&#8217;istituzione di questa società. I motivi sono diversi, primo fra i quali il timore che qualcuno possa approfittarne per </span><strong style="color: #000000;">farsi ricco</strong><span style="color: #000000;">. Le probabilità che qualcuno faccia il furbo ci sono, così come ricordano i rischi di quella legge agraria che dava terreni agricoli ai nobili (cosa che, tra l’altro, verrà reintrodotta con modifiche nel ‘700). Per il Governo veneziano, </span><strong style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">i</span> gentiluomini devono dare soldi alla Repubblica</strong><span style="color: #000000;"> per sostenere le spese (di guerra soprattutto), non il contrario. Devono essere i primi a rimboccarsi le maniche. Infine, 70 mila ducati sono una cifra che la Repubblica non può permettersi di perdere in questo modo e, se qualche gentiluomo benestante dovesse fallire… cavoli suoi. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa fare?</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2024/11/Bernardo-Strozzi-Tributo-della-moneta.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2195" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2024/11/Bernardo-Strozzi-Tributo-della-moneta-300x208.jpg" alt="Bernardo Strozzi - Tributo della moneta" width="300" height="208" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Vi è la necessità <strong>non solo di opporsi all’idea</strong>, ma anche d’evitare che in futuro non ci siano altri ad avere intenzioni simili. Senza perdere tempo, si delibera che i due capi siano <strong>relegati in perpetuo</strong> a Nicosia (Cipro), con la minaccia di morte nel caso non rispettassero la decisione. Ma stessa sorte tocca anche a Bartolomeo de Rossi e Giovanni Negro, che dovranno essere <strong>confinati</strong> invece a Retimo (Creta) alle stesse condizioni. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Per essere certi che ciò sia da deterrente, 2 anni dopo si vieterà non solo ai nobili ma anche ai cittadini di non “far compagnia” in più di 25 persone, così da controllare e <strong>limitare il più possibile</strong> “lo spirito di associazione”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Nell’immagine di copertina:<br />
</em>“Il tributo della moneta” del pittore ligure <strong>Bernardo Strozzi</strong>. A Venezia dopo aver richiesto una supplica di soggiorno il 20 luglio 1633, qui opererà con fortuna. Ormai <strong>malato</strong>, l’1 agosto 1644 farà testamento alla presenza dei pittori Ermanno Stroiffi, Johann Eisenmann e Taddeo Pino, nella sua abitazione in contrada di S. Fosca. Sempre qui morirà il giorno successivo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il <strong>dipinto</strong> in questione sarà <strong>rubato</strong> il 26 giugno 1998 dalla chiesa di San Vito Ercole a Caserta. Dopo anni di latitanza e lunghe indagini dei Carabinieri, <strong>verrà recuperato</strong> nel novembre del 2022.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<h6><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">Fonti bibliografiche</span></span><br />
<span style="color: #000000;"> Macchi Mauro – Storia del Consiglio dei Dieci – Vol. III – 1864 – Pag. 160</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sanguineti Daniele – Dizionario Biografico degli italiani – Vol. 94 – 2019 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Martino Lara &#8211; Restituito dipinto rubato 24 anni fa a Caserta – RaiNews – 07/11/2022</span></h6>
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		<title>Venezia e la caccia ai tori</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 13:03:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L’origine di una tradizione (barbara) conclusasi in città dopo il drammatico evento del 22 febbraio 1802. Dove si svolgevano? Perché si dice “tagliar la testa al toro” o “tenere il toro per le corna”? Breve cronistoria degli eventi più noti &#160;   Partiamo da una data: 22 febbraio 1802. Fu questa l’ultima “Caccia ai tori”&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/venezia-e-la-caccia-ai-tori/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’origine di una tradizione (barbara) conclusasi in città dopo il drammatico evento del 22 febbraio 1802. Dove si svolgevano? Perché si dice “tagliar la testa al toro” o “tenere il toro per le corna”? Breve cronistoria degli eventi più noti </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Partiamo da una data: <strong>22 febbraio 1802</strong>. Fu questa l’ultima “Caccia ai tori” che si svolse a Venezia, precisamente in Campo Santo Stefano. Il motivo scatenante, però, non fu tanto la crudeltà di questa tradizione europea, bensì il fatto che in tale occasione un palco crollò per il peso eccessivo delle persone che vi erano assiepate, provocando la morte e il ferimento di molte.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molto è stato scritto e molto si può trovare su queste “corride”, ma proviamo solamente a mettere un po’ di ordine.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/tori-venezia-01.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2058" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/tori-venezia-01-300x209.jpg" alt="tori venezia 01" width="300" height="209" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><br />
L’ORIGINE: IL NUMERO 12 E IL “TAGLIAR LA TESTA AL TORO”<br />
</strong>Che tale espressione sia d’uso popolare ancora oggi è cosa nota. Se poi ci aggiungiamo un pizzico di leggenda (Venezia ne trasuda), ecco che il gioco è fatto. </span><br />
<span style="color: #000000;"><br />
E’ il 1162 e – per la storia che vogliamo raccontare – vi sono due fazioni: </span><br />
<span style="color: #000000;"> 1) Venezia nella persona del doge Vital II Michiel, alleato con il papa Alessandro III;<br />
</span><span style="color: #000000;">2) Federico I Barbarossa, al trono in Germania dal 1152 e Sacro Romano imperatore dal 1155.  </span><br />
<span style="color: #000000;"><br />
Dato che i veneziani sono impegnati nella guerra con Ferrara e Padova, il patriarca di Aquileia – <strong>Ulrico di Treffen</strong>, nominato dal  Barbarossa – cerca di cogliere di sorpresa la Repubblica <strong>invadendo Grado</strong>. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Venezia però reagisce: lo sconfigge e <strong>lo prende prigioniero</strong> insieme a 12 canonici e ad alcuni alleati castellani del Friuli. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il papa però chiede al doge d’essere clemente con Ulrico, così l’alleato Vital II Michiel lo accontenta e libera il patriarca. <strong>Ma a un patto</strong>: da quel giorno, ogni anno, il patriarca di Aquileia dovrà inviare in Laguna <strong>12 maiali</strong>, <strong>12 pani grossi di farina</strong> e – più tardi – <strong>1 toro</strong>. </span><br />
<span style="color: #000000;"><br />
Il simbolismo è chiaro: i 12 maiali sono i 12 <strong>canonici</strong> fatti prigionieri, i pani di farina rappresentano i <strong>castellani</strong> e il toro rappresenta il <strong>patriarca</strong> di Aquileia. Il giovedì grasso quindi si organizzerà una festa in cui al toro verrà mozzata la testa con un solo colpo (“tagliar la testa al toro”), i maiali saranno squartati e dati in pasto ai prigionieri insieme al pane.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/tori-venezia-02.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2059" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/tori-venezia-02-300x219.jpg" alt="tori venezia 02" width="300" height="219" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’EVOLUZIONE: NON SOLO TORI<br />
</strong>Per parlare di “corride” però bisognerà attendere il ‘500, con un vero e proprio “boom” nel ‘700. Esse non si svolgeranno esclusivamente a carnevale, ma si organizzeranno anche in occasioni di altre feste in vari periodi dell’anno. Spesso però <strong>non saranno protagonisti dei tori veri e propri</strong>, ma buoi e vacche che – impropriamente – verranno nominati “tori”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Inizialmente se ne potranno utilizzare fino a 12 (chissà perché… ) ma in occasioni più importanti anche fino a 24. In alcune occasioni i cronisti parleranno pure di <strong>feste con 100 tori</strong>, ma il confine sottile tra numeri reali ed enfasi è spesso labile.</span></p>
<div id="attachment_2060" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/Joseph-Heintz-il-Giovane-Caccia-al-toro-in-campo-San-Geremia1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2060" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/Joseph-Heintz-il-Giovane-Caccia-al-toro-in-campo-San-Geremia1-300x163.jpg" alt="Joseph Heintz il Giovane, Caccia al toro in campo San Geremia" width="300" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Joseph Heintz il Giovane, Caccia al toro in campo San Geremia</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong><br />
DOVE SI SVOLGONO<br />
</strong>Soprattutto nei Campi, quelli che col tempo si trasformarono da verdi e coltivati in vere e proprie “piazze”, anche se tale nome sarà una prerogativa di San Marco. La lista è lunga e potrebbe essere comunque incompleta: </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo San Barnaba</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo San Geremia </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo San Giacomo dell’Orio </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo San Giovanni in Bragora </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo Santa Maria Formosa </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo Santa Margherita </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo San Polo </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo Sant’Anselmo </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Campo Santo Stefano </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Calle dei Botteri</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Calle Lunga a Santa Maria Formosa</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Corte di San Rocco, Chiovere (dai chiodi cui si stendevano i panni di lana ad asciugare dopo la tintura) </span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Cortile interno di Palazzo Ducale (solo l’ultima domenica di carnevale)</span><br />
<span style="color: #000000;"> &#8211; Piazza San Marco </span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/Tori-a-Venezia-Giacomo-Franco-1610.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2061" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/Tori-a-Venezia-Giacomo-Franco-1610-194x300.jpg" alt="Tori a Venezia, Giacomo Franco, 1610" width="194" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"> <strong>COME SI SVOLGONO<br />
</strong>Non vi è un solo modo di svolgimento. Spesso queste “cacce” sono parte di un evento all’interno di una festa in cui si svolge il <strong>giuoco del pallone</strong>, rappresentazioni teatrali, giochi d’abilità o d’intrattenimento ecc., ma anche matrimoni o visite di autorità provenienti dall’estero.<br />
Nel ‘500 si tenta pure di <strong>lasciarli correre per le calli</strong>, ma gli incidenti che coinvolgono persone costringeranno il Consiglio dei Dieci a vietarle. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sovente le cacce iniziano due ore prima del buio e proseguono per un paio d’ore. In moltissime occasioni vi sono dei “<strong>tiratori</strong>”: bottegai, gondolieri, paetieri, macellai ma anche attori mascherati per non farsi riconoscere; da qui l’altra leggenda del modo di dire: “<strong><em>tenere il toro per le corna</em></strong>”. I tiratori sono <strong>accompagnati anche da cani</strong>, i quali hanno l’ingrato compito d’abbaiare e mordere le povere bestie al collo o alle orecchie mentre i tiratori “giocano” ad evitare tali attacchi. Non mancano volte in cui le corna siano adornate con fuochi artificiali allo scopo d’agitare ulteriormente i tori. Questo bieco spettacolo si conclude poi con gli animali stremati, condotti al macello e decapitati con un solo colpo di mannaia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In alcune occasioni i tori invece sono sciolti (“<strong><em>molai</em></strong>”), cosa che avviene ad esempio in Piazza San Marco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In quasi tutte le occasioni, vengono create delle <strong>vere e proprie tribune</strong> per permettere agli spettatori di assistere allo spettacolo (anche a pagamento). </span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/cani-tori-venezia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2062" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/cani-tori-venezia-300x280.jpg" alt="cani tori venezia" width="300" height="280" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"> <strong>ALCUNE DATE “FAMOSE”<br />
</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> 25 GENNAIO 1511</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fino alle 3 della notte, in Calle dei Botteri (costruttori di botti, bottiglie e tini), “assai persone” partecipano alla caccia a 4  tori, accompagnata da balli e momarie (rappresentazioni di usanze antiche riprese in maniera bizzarra)</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
27 LUGLIO 1574</span><br />
<span style="color: #000000;"> Caccia ai tori in onore di Enrico III di Valois, re di Francia e di Polonia. Vi assistono il duca di Ferrara e il poeta Torquato Tasso</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">1648</span><br />
<span style="color: #000000;"> Caccia dei tori in Campo San Polo, rappresentata da Joseph Heintz il Giovane</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">1668 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Caccia ai tori per il Granduca di Toscana</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">INIZIO DEL 1700</span><br />
<span style="color: #000000;"> Durante una caccia ai tori, Almorò Morosini dal Pestrin è <strong>assalito da quattro sgherri</strong> mascherati e da un cane che gli viene aizzato contro. Con un colpo di spada “<em>che à tagià el can per mezo</em>”, Almorò conquista la stima del principe Eugenio di Savoia che assiste alla scena da una finestra di Palazzo Priuli. Per questo motivo, il principe gli donerà il dipinto della Beata Vergine del Correggio</span></p>
<p><span style="color: #000000;">18 FEBBRAIO 1709</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella Corte di San Rocco il Consiglio dei Dieci fa applicare una lapide che qui vieta “le caccie dei torri” (tolta, sarà ricollocata qui successivamente)</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/Lapide-caccia-ai-tori-nella-corte-di-San-Rocco.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2063" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/02/Lapide-caccia-ai-tori-nella-corte-di-San-Rocco-300x214.jpg" alt="Lapide caccia ai tori nella corte di San Rocco" width="300" height="214" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> 1709</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Piazza San Marco, caccia ai tori per il re di Danimarca<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1717</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Campo San Geremia due tori d’Ungheria sono decapitati dal conte Girolamo Savorgnan alla presenza dell’ambasciatore di Spagna </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
16 FEBBRAIO 1740</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per <strong>tre ore</strong>, in piazza San Marco, 48 tori sono accompagnati da altrettanti tiratori mascherati in occasione di una festa in onore di Federico Cristiano, primogenito del re Augusto III di Polonia</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
META’ 1700</span><br />
<span style="color: #000000;"> Edmondo Lundy, mercante svizzero, visita la città. I suoi testi verranno pubblicati nell’800, ma assistendo dal terrazzo a una caccia ai tori racconta: “<em>qualcuno de’ buoi, veggendosi assalito da’ cani e d’innanzi e di dietro, si lanciò all’improvviso nel canale</em>. […] Qualche barchetta si rovesciò e caddero non poche persone in acqua. Grida, ululati orrendi”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">1767</span><br />
<span style="color: #000000;"> In una Piazza San Marco ricoperta di tavole, 120 tori sono presenti per onorare il duca di Württemberg </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
24 GENNAIO 1782</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Piazza San Marco i principi ereditari di Russia, il granduca di Moscovia Pavel Petrovic Romanov &#8211; futuro zar Paolo I &#8211; e la moglie Marija Fedorovna, sono onorati da una caccia a 72 tori in un anfiteatro creato per l’occasione, con uno spettacolo accompagnato da balli, musiche e chiudendo l’evento <strong>con fuochi d’artificio</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
GENNAIO 1783</span><br />
<span style="color: #000000;"> Caccia di tori in Campo San Polo </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
1785 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Cacce di tori alle Chiovere e a San Giobbe</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">&#8212;</span></p>
<p><u>BIBLIOGRAFIA<br />
</u>&#8211; Battagia Michele, Cicalata sulle cacce di tori veneziane<br />
&#8211; Distefano Giovanni, Atlante storico della Serenissima<br />
&#8211; Fontana Gianjacopo, La Piazza S. Marco di Venezia<br />
&#8211; Fontana Gianjacopo, Storia popolare di Venezia dalle origini ai tempi nostri<br />
&#8211; Galanti Ferdinando, Carlo Goldoni e Venezia nel secolo XVIII<br />
&#8211; Molmenti Pompeo Gherardo, La storia di Venezia nella vita privata<br />
&#8211; Negri Pasquale, Misteri di Venezia tratti dagli scritti di Edmondo Lundy<br />
&#8211; Pasqualin Riccardo, I tori nelle feste di Venezia<br />
&#8211; Querini Andrea Stampalia, Nuova Guida annuale di Venezia<br />
&#8211; Rizzo Tiziano, I ponti di Venezia<br />
&#8211; Romanin Samuele, Storia documentata di Venezia<br />
&#8211; Tassini Giuseppe, Curiosità veneziane ovvero origine delle denominazioni stradali di Venezia</p>
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		<title>Michele Marieschi e le fortune spezzate</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 16:34:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Misteri, fonti incerte e confusioni storiche. Quello di Michele Marieschi è il racconto di una vita meglio delineatasi nel tempo, riordinata e fuoriuscita lentamente da soffici e offuscate nuvole, come quelle da lui dipinte in diverse opere. Banalizzando, oggi lo si definisce brevemente “pittore vedutista e incisore”, ma solo la ricostruzione degli storici – nonostante&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/michele_marieschi/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Misteri, fonti incerte e confusioni storiche. Quello di <strong>Michele Marieschi</strong> è il racconto di una vita meglio delineatasi nel tempo, riordinata e fuoriuscita lentamente da soffici e offuscate nuvole, come quelle da lui dipinte in diverse opere. Banalizzando, oggi lo si definisce brevemente “<em>pittore vedutista e incisore</em>”, ma solo la ricostruzione degli storici – nonostante le poche fonti a loro disposizione – è riuscita a collocarlo come tra i maggiori vedutisti del Settecento. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per questo, ribaltando il classico incedere delle biografie, è bene partire dalla fine.</span></p>
<div id="attachment_2162" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Punta-della-Dogana-e-San-Giorgio-Maggiore-1739-40.jpg"><img class="size-medium wp-image-2162" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Punta-della-Dogana-e-San-Giorgio-Maggiore-1739-40-300x187.jpg" alt="Michele Marieschi - Punta della Dogana e San Giorgio Maggiore (1739-40)" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Punta della Dogana e San Giorgio Maggiore (1739-40)</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA MORTE, L’ALLIEVO, LA MOGLIE E LA MALEDIZIONE<br />
</strong>E’ il <strong>18 gennaio 1744</strong> (1743 more veneto) e Michele ha appena <strong>33 anni</strong>. Cinque giorni prima ha compilato il testamento. La sua morte è prematura anche per l’epoca, ma ancora oggi non se ne conosce la specifica ragione. La causa della sua scomparsa si attribuisce in maniera quasi filosofeggiante «per la troppa assiduità della fatica e lo studio soverchiamente intenso». Un po’ poco per comprendere quale malattia avesse invaso il suo corpo. A piangerlo c’è la moglie <strong>Aurola Zanetta Fontana</strong> (meglio conosciuta come Angela), con cui era convolata a nozze nel 1737. Figlia del pittore <strong>Domenico Fontana</strong>, si unì a Marieschi un anno dopo l’iscrizione dello stesso Michele alla Fraglia veneziana dei pittori, ossia al principio del suo massimo momento di splendore professionale (seppur per pochi anni). Alla morte di Marieschi, egli non è ancora così ricco come avrebbe meritato: non è un caso se il suo funerale sarà economicamente organizzato dalla moglie con l’assistenza del Capitolo dei pittori. </span></p>
<div id="attachment_2168" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Capriccio-con-edificio-gotico-e-obelisco.jpg"><img class="size-medium wp-image-2168" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Capriccio-con-edificio-gotico-e-obelisco-300x200.jpg" alt="Michele Marieschi - Capriccio con edificio gotico e obelisco" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Capriccio con edificio gotico e obelisco</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Facendo un po’ di “<strong>gossip storico</strong>”, il 29 ottobre 1744, la vedova del Marieschi convola nuovamente a nozze con <strong>Francesco Albotto</strong>, definito nell’ambiente “il secondo Marieschi”. Quest’ultimo, anch’egli pittore, era appunto allievo del Marieschi. Che la simpatia tra la moglie del maestro e l’allievo sia nata prima o dopo la morte del Marieschi stesso non è dato a sapere e, ovviamente, rimarrà per sempre avvolto nel mistero. Quello che è certo, è che per Angela Fontana si trattava di una seconda chance offerta dalla vita. Un’opportunità, però, che sarà <strong>interrotta bruscamente dalla sfortuna</strong>. Infatti, dalla loro unione, il 29 novembre 1751 nasce Pietro Andrea Maria Albotto, che muore appena dieci giorni dopo. Angela Fontana si spegne il 31 dicembre dello stesso anno e così Albotto si risposa poco dopo con <strong>Giovanna Protesana</strong>. Ma questo idillio dura pochi anni in quanto, il 13 gennaio 1757, Francesco Albotto muore a sua volta a 36 anni a causa di «febre et congestioni di fegato». Una vera e propria <strong>maledizione</strong>.</span></p>
<div id="attachment_2163" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-fantastica-con-ponte.jpg"><img class="size-medium wp-image-2163" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-fantastica-con-ponte-300x194.jpg" alt="Michele Marieschi - Veduta fantastica con ponte" width="300" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Veduta fantastica con ponte</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>JACOPO E MICHELE, LA CONFUSIONE STORICA<br />
</strong>Per molti anni le opere di Michele Marieschi saranno letteralmente confuse e attribuite a Jacopo Marieschi. I due condividevano il cognome, ma non la parentela. <strong>Jacopo Marieschi</strong>, allievo di <strong>Gaspare Diziani</strong>, nasce nel 1711 e la contemporaneità con Michele diviene oggetto di sfortunati scambi di persona. La confusione è oltremodo giustificabile dato che il Diziani collabora con entrambi. </span></p>
<div id="attachment_2169" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Cortile-di-palazzo-con-scale.jpg"><img class="size-medium wp-image-2169" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Cortile-di-palazzo-con-scale-300x205.jpg" alt="Michele Marieschi - Cortile di palazzo con scale" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Cortile di palazzo con scale</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Michele Marieschi nasce l’<strong>1 dicembre 1710</strong> in <strong>Calle dei Caleri</strong> ai Servi a Venezia. E’ figlio di un modesto intagliatore di legno, Antonio, che lascia Michele <strong>orfano</strong> all’età di 11 anni. Difficile che il babbo gli abbia insegnato tutti i segreti dell’arte ed è qui che entrano in gioco non solo Gaspare Diziani, ma anche il nonno materno <strong>Antonio Meneghini</strong>, pittore che per mestiere è incaricato di creare scenografie teatrali. Non è un caso se nel 1731 l’impresario <strong>Francesco Tasso </strong>ordina al ventenne Michele la realizzazione della <strong>scenografia</strong> per il Carnevale Veneziano in piazza. E’ grazie all’<strong>influenza del teatro</strong> che riesce a differenziarsi dagli altri vedutisti, tanto da «portarsi in Germania, dove con la bizzarria e copia delle sue idee piacque a molti personaggi, che lo impiegarono in grandi e piccole operazioni». Qui non solo si specializza nella raffigurazione delle scene, ma anche a «progetti di fantastici edifici». </span><br />
<span style="color: #000000;"> Michele torna in Italia nel maggio del 1735, invitato a <strong>Fano</strong> per le onoranze funebri alla regina di Polonia, <strong>Maria Clementina Sobiesky</strong>. Come già detto in precedenza, nel 1736 è iscritto alla Fraglia dei pittori veneziani e fino al 1740 il collezionista J<strong>ohann Matthias von der Schulenburg</strong> acquista sei tele dell’artista. Per “Corte di Palazzo”<em>, </em>gli viene offerta la cifra eccezionale di 50 zecchini. A spingerlo verso queste conoscenze sono i “rapporti umani”, dato che la casa del collezionista <strong>Anton Maria Zanetti</strong> è frequentata dal pittore Sebastiano Ricci, conoscente della famiglia Marieschi e che di fatto fa da intermediario con von der Schulenburg. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Michele Marieschi ormai si definisce «pittore e architetto», utilizza le incisioni per rendere ancora più note le sue opere e nel 1741 arriva a pubblicare “<strong>Magnificentiores selectioresque Urbis Venetiarum prospectus</strong>”: 21 vedute da lui stesso intagliate intitolandole «prospettive scelte». </span><br />
<span style="color: #000000;"> La fama ormai è al massimo, ma giunge poco prima della morte.</span></p>
<div id="attachment_2164" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Santa-Maria-della-Salute.jpg"><img class="size-medium wp-image-2164" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Santa-Maria-della-Salute-300x196.jpg" alt="Michele Marieschi - Santa Maria della Salute" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Santa Maria della Salute</p></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LO STILE<br />
</strong>Quelle di Michele Marieschi sono spesso vedute che ritraggono personaggi dallo spiccato gusto teatrale. Il critico <strong>Antonio Morassi</strong> scrive: «pur partendo dai presupposti canalettiani, il Marieschi acquistò presto una sua fisionomia artistica individuale, un suo <strong>stile ben definito</strong>, che lo rende riconoscibile fra i tanti altri vedutisti veneziani del suo tempo». Egli “si distingue” e ciò fa la differenza. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche i suoi cieli sono «cilestrini e perlacei, come pervasi da vapori leggeri, qua e là cosparsi di nuvole vaghe, quasi batuffoli bambagiosi, appena distinte nell’atmosfera». </span></p>
<div id="attachment_2166" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Il-ponte-di-Rialto-da-Sud.jpg"><img class="size-medium wp-image-2166" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Il-ponte-di-Rialto-da-Sud-300x196.jpg" alt="Michele Marieschi - Il ponte di Rialto da Sud" width="300" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Il ponte di Rialto da Sud</p></div>
<p><span style="color: #000000;">L’<strong>attenzione ai dettagli</strong> è massima e affronta le più svariate tematiche: dalle barche alle insenature di laghi, fiumi o lagune, rovine, castelli, case rustiche, villaggi lontani, obelischi, templi, minareti, monumenti, paesaggi alberati e atmosfere. Marieschi <strong>s’ispira a tutti per non essere nessuno</strong>: nelle sue composizioni si vedono reminescenze che ricordano Luca Carlevarijs, Canaletto, Francesco Guardi e Marco Ricci, solo per citarne alcuni. Fonde l’architettura col paesaggio, ma non si limita a una foto puramente architettonica, <strong>donando allo spettatore la vita pulsante di Venezia</strong>, capricci, giochi e rappresentazioni. </span></p>
<div id="attachment_2167" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-di-San-Marco-dalla-piazzetta-dei-leoncini.jpg"><img class="size-medium wp-image-2167" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-Veduta-di-San-Marco-dalla-piazzetta-dei-leoncini-300x214.jpg" alt="Michele Marieschi - Veduta di San Marco dalla piazzetta dei leoncini" width="300" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; Veduta di San Marco dalla piazzetta dei leoncini</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Grazie allo sguardo si possono sentire i suoni perduti, gli odori dei caminetti e il chiacchierare di lavoratori, servi o nobili. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad oggi si contano circa 200 opere complessive: un numero limitato rispetto a quanto Marieschi avrebbe potuto ancora dare, ma in misura sufficiente per averlo reso “grande” pur essendosene andato troppo presto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><em><span style="color: #000000;">Alberto Sanavia</span> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2165" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-La-regata.jpg"><img class="size-medium wp-image-2165" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Michele-Marieschi-La-regata-300x218.jpg" alt="Michele Marieschi - La Regata" width="300" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Marieschi &#8211; La Regata</p></div>
<p><u>Bibliografia:<br />
</u>Argentieri Giuseppe – Pittori veneti del ‘700 – Mondadori (1968)<br />
Bortoluzzi Valentina – Anton Maria Zanetti e il ruolo di promotore della cultura artistica del suo tempo – Tesi (2014)<br />
Brusegan Marcello – I personaggi che hanno fatto grande Venezia – Newton (2006)<br />
Fogolari Gino – Michele Marieschi pittore prospettico veneziano (1909)<br />
Galli Alessandro – Catalogo Porro Art consulting – Asta 54 (2009)<br />
Morassi Antonio – Circa gli esordi del vedutismo di Francesco Guardi con qualche cenno sul Marieschi (1959)<br />
Trastulli Federico &#8211; Dizionario Biografico degli Italiani &#8211; Volume 70 (2008)<br />
https://www.salamonfineart.it/bio.php?codice=82</p>
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		<title>Il rovere e Venezia: un legno fondante</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 23:01:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Scoprendo Venezia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il 4 gennaio 1588 è una data importante per Venezia. Non tanto per la nascita di qualche illustre personaggio che contribuì a glorificarne la storia, ma perché in quel giorno venne istituito il Provveditore al bosco del Montello[1], in provincia di Treviso. Sia questo “pubblico bosco”, che quello di Montona in Istria, erano per lo&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/il-rovere-e-venezia-un-legno-fondante/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il <strong>4 gennaio</strong> 1588 è una data importante per Venezia. Non tanto per la nascita di qualche illustre personaggio che contribuì a glorificarne la storia, ma perché in quel giorno venne istituito il <strong>Provveditore al bosco</strong> del <strong>Montello</strong><a style="color: #000000;" href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, in provincia di Treviso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sia questo “pubblico bosco”, che quello di <strong>Montona</strong> in <strong>Istria</strong>, erano per lo più ricchi di legno di <strong>rovere</strong>. All’epoca tali boschi dipendevano direttamente dal Consiglio dei Dieci mediante Provveditori da questo eletti, con la caratteristiche che essi dovevano essere residenti a Venezia. A loro era dato il compito d’ispezione nel territorio a cui erano destinati e, localmente, si trovavano organi minori (i Capitani).<br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Per Venezia, l’importanza del legno di rovere è “<strong>fondante</strong>”. Mai parola fu più azzeccata.<br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">La testimonianza scritta che ne spiega chiaramente le ragioni la si può trovare chiaramente nelle parole dell’editore d’origine friulana Giuseppe Maria Picotti, che giunse in Laguna per la prima volta nel 1775, inizialmente come assistente alle operazioni medico-chirurgiche presso gli ospedali della città: «Il rovere è il legno che noi conosciamo pel <strong>più resistente alla corrosione delle acque marine</strong>, e convenire dobbiamo che ov’esso venga seppellito nei fanghi ad uso di fondamenta, eterna quasi ne conserva la sua resistenza. Finché pur egli resti sempre coperto dalle acque, anche fuori dei fanghi, grandissima si ritrova la sua durata, ma qualora dividasi fra l’acqua e l’aria, nel punto di questa divisione <strong>viene corroso</strong>, cred’io, dagli opposti principi di questi due elementi, ed in pochi anni si rende affatto inservibile. L’esperienza l&#8217;abbiamo continuamente sott’occhio nei pali conficcati alle rive delle case opulenti, e questa non ci lascia punto dubitare»<a style="color: #000000;" href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/montello.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2156" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/montello-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">La stessa chiesa di S. Marco «poggia sopra una robusta palafitta di olmi, posti sotto un doppio letto di assoni di quercia o di rovere, ai quali sovrastano cinque scaglioni d’una pietra grigia, detta pietra di <strong>Muggia</strong>»<a style="color: #000000;" href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Il 28 marzo 1590 la magistratura del bosco del Montello fu <strong>allargata a tre membri</strong>. Sempre il 4 gennaio &#8211; ma del 1601 &#8211; insieme al Camerlengo, due deputati del Consiglio dei Dieci furono incaricati di «far tutte quelle provisioni che stimerano necessarie» a proposito della Valle di Montona. Sarà nel 16 giugno del 1601 che anche per quest’ultimo verrà istituito un Provveditore, al quale ne sarà affiancato un secondo il 24 novembre 1611.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/bosco-di-montona.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2155" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/bosco-di-montona-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">La <strong>duttilità</strong> del legno di rovere trova applicazione anche nella costruzione d’imbarcazioni: testimonianza è data dalla richiesta di Bastardelle (galee) e Maggeri di rovere da costruire sia in tempo di <strong>pace</strong> che di <strong>guerra<a style="color: #000000;" href="#_ftn4" name="_ftnref4"><strong>[4]</strong></a></strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Altre aree di principale prelievo boschivo erano quelle di <strong>Somadida</strong> in Cadore, del <strong>Cansiglio</strong> vicino a Vittorio Veneto, di <strong>Cisiliaris</strong> in Friuli e di <strong>Ca’ Tron</strong> vicino ad Altino. Una volta tagliati, i tronchi venivano fatti discendere al mare flottando sui fiumi a cura degli <strong>zattieri</strong>, una categoria ormai scomparsa, ma che ancor oggi rimane nella memoria delle genti del luogo, e quindi stivati in arsenale secondo procedure e metodi molto precisi<a style="color: #000000;" href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Ed è proprio strettamente legato al rovere il nome da cui deriva la nota “<strong>Fondamenta</strong> delle <strong>Zattere</strong>” che segna il limite meridionale della città di Venezia: si tratta delle fondamenta di Dorsoduro, tra San Basilio e la Dogana. Furono realizzate tra il 1520 e il 1536, unificando dei tratti già esistenti. Sarebbe proprio in vicinanza di questa zona che nell’810 avrebbe avuto luogo lo scontro navale tra l’esercito franco agli ordini di Pipino d’Italia, figlio di Carlo Magno, e le truppe della nascente Repubblica di Venezia. A quelle fondamenta approdavano le zattere di legname provenienti dal Brenta e dal Piave, legname che poi era immagazzinato o lasciato in acqua a stagionare, proprio come il rovere<a style="color: #000000;" href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Zattere_Fondamenta_Zattere_allo_Spirito_Santo_Magazzini_del_Sale_Venezia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2153" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Zattere_Fondamenta_Zattere_allo_Spirito_Santo_Magazzini_del_Sale_Venezia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Dalle imbarcazioni ai loro attracchi, «le sponde de’ canali dalla nuova Porta dell’Arsenale fino al Porto di Chioggia sono state corredate d’ambi i lati di fari, bricole, paline e pennelli, e furono impiegati 8.148 pali di rovere, muniti della necessaria ferramenta per poter compaginare tutto ad unità, e questi pali sono quelli che servono di mede o segnali, ed in pari guisa, al caso, di ritenuta agli stessi Vascelli»<a style="color: #000000;" href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">L’archivio intitolato ai “Provveditori sopra boschi” è eterogeneo ed è prevalentemente formato da materiale delle varie magistrature interessate già a partire dal 1116. Tale archivio quindi non è organico e parzialmente distribuito per territorio e per materia, a seconda degli uffici subentrati nella gestione dei boschi, specie con riguardo anche alle <strong>costruzioni navali</strong> dopo la caduta della Repubblica. Il Conservatorato (poi Ispettorato generale dei Boschi), sarà trasferito da Treviso a Venezia nel 1830, che ne effettuò il versamento nel 1867 insieme a quello di fondi ottocenteschi, ma con elenco a sé. Nell’Amministrazione forestale veneta sono presenti i catastici dei boschi che spettano al magistrato all’<strong>Arsenale</strong>, oltre a due serie di materiale poco ordinato, intitolate rispettivamente “Provveditori ai boschi” e “Provveditori sopra legne e boschi” con contenuti del tutto simili.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Non da ultimo, anche se in misura marginale perché utilizzato soprattutto dopo la fine della Repubblica, il rovere avrà largo utilizzo anche nell’<strong>affinazione</strong> del vino. «I requisiti che deve presentare il legname da far botti sono la <strong>compattezza</strong>, la <strong>elasticità</strong> e la <strong>uniformità</strong> delle fibre, l’assenza assoluta di nodi, tarli, o altri difetti che lasciano trasudare il vino, e la suscettibilità di durare per un tempo indefinito quando le botti siano mantenute in buone condizioni. Oltre di ciò, come risulta dalla esperienza dei paesi più avanzati nella Enologia, il vino deve potere acquistare dai principii estrattivi del legno stesso certe doti che in recipienti di altra materia inerte ed impermeabile è dimostrato che non guadagnerebbe mai. Tutti gli Enologi si trovano d’accordo su questo punto e danno unanimi la preferenza al legname di rovere come quello che riunisce tutti codesti requisiti»<a style="color: #000000;" href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Come-conservare-il-vino-in-botte-di-rovere.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2154" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2023/01/Come-conservare-il-vino-in-botte-di-rovere-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Come ben ricorda Alessandro Marzo Magno, «Venezia non esisterebbe senza la montagna, senza il legno dei boschi alpini, istriani e dalmati, con un’interdipendenza tra mare e monti – e con l’utilizzo dei fiumi come arterie di trasporto – della quale si è persa la memoria»<a style="color: #000000;" href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Una memoria che rimane però racchiusa in quei legni di rovere delle fondamenta veneziane, che resistono ai secoli e che dovranno affrontare altri secoli, sempre più sommersi dall’acqua ma pronti a resistere. Duri i banchi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Archivio di Stato di Venezia, Tiepolo Maria Francesca, 1983</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Progetto per l’erezione di un gran ponte congiuntivo – Venezia colla terraferma, Giuseppe M. Picotti, 1830</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Guida artistica e storica di Venezia e delle isole circonvicine, 1881</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Navi da guerra costruite nell’Arsenale di Venezia dal 1664 al 1896, Cesare Augusto Levi, 1896</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Le armi di San Marco, Società italiana di storia militare, 2011</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Il grande libro dei quiz sulla storia di Venezia, Lara Pavanetto, 2021</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Prospetto delle conseguenze derivate alle Lagune di Venezia ai porti ed alle limitrofe provincie, dopo la diversione de&#8217;fiumi, analisi e sviluppo della dottrina, coll&#8217;applicazione al porto di Malamocco, Tomo I, Vol. 1, Antonio Luigi de Romano, 1815</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Dizionario metodico-alfabetico di viticoltura ed enologia, Giuseppe Cusumano, 1889</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Venezia, Alessandro Marzo Magno, 2022</span></p>
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		<title>Pietro Longhi e le tele di Giovanni Grimani</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 16:16:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nel 1838 lo storico Fapanni scrive all’amico artista Bosa, fornendo una descrizione di alcuni dipinti più o meno noti di Pietro Longhi, commissionati dal nobile Giovanni Grimani. Ecco il significato di queste opere, alcune finalmente &#8220;svelate&#8221;   E’ il 22 settembre 1838. Sul numero 38 della rivista “Il Vaglio – Antologia della letteratura periodica” si&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/pietro-longhi-e-le-tele-di-giovanni-grimani/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Nel 1838 lo storico Fapanni scrive all’amico artista Bosa, fornendo una descrizione di alcuni dipinti più o meno noti di Pietro Longhi, commissionati dal nobile Giovanni Grimani. Ecco il significato di queste opere, alcune finalmente &#8220;svelate&#8221;<br />
</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">E’ il 22 settembre 1838. Sul numero 38 della rivista “Il Vaglio – Antologia della letteratura periodica” si pubblica una preziosa lettera dello storico e letterato <strong>Francesco Scipione Fapanni</strong> (di Martellago ma la cui famiglia era originaria di Venezia). Questa è inviata all’amico pittore <strong>Eugenio Bosa</strong> (1807-1875), che iniziò la sua carriera come scultore per passare poi alla pittura con soggetto storico, specializzandosi nel costume veneziano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> All’interno di questa missiva si descrivono 13 opere del pittore <strong>Pietro Longhi</strong>, originariamente conservate nella villa Grimani-Morosini e poi trasferite a Ca’ Rezzonico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Secondo Fapanni, a ordinare tali tele al noto Pietro Longhi (1701-1785) fu “un patrizio delle primarie famiglie veneziane”, ossia <strong>Giovanni Grimani</strong>, “ritratto più volte nelle amichevoli conversazioni e nelle gioie di un viver signorile, scevro da cure e da tristezze”.</span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Pietro-Longhi-pittore.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2121" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Pietro-Longhi-pittore-234x300.jpg" alt="Pietro Longhi pittore" width="234" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>IL BINOMIO GRIMANI-MOROSINI<br />
</strong>Elisabetta Morosini (sposata con Paolo Gattenburg), era nipote di Maria Loredana, figlia di Giovanni Grimani del ramo dei Servi e moglie di Francesco Morosini del ramo di Santo Stefano. Le tele saranno ereditate quindi dalla contessa Loredana Morosini-Gattenburg. La sorella di Giovanni Grimani si chiamava Elisabetta e nel 1748 prese marito Lodovico Manin, ultimo doge di Venezia. Dato che la figlia Maria Loredana si sposerà con Francesco Morosini, ecco che quest’ultima famiglia erediterà le opere d’arte dei Grimani.</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LA TRIADE GRIMANI-LONGHI-GOLDONI<br />
</strong>Il 27 aprile 1750, in occasione delle nozze tra Giovanni Grimani e <strong>Caterina Contarini</strong>, il celebre commediografo <strong>Carlo Goldoni</strong> scrive questo sonetto: </span><br />
<span style="color: #000000;"> <em><br />
“Longhi tu che la mia Musa sorella</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Chiami del tuo pennel che cerca il vero,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Ecco per la tua man, pel mio pensiero</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Argomento sublime, idea novella.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Ritrar tu puoi Vergine illustre e bella,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Di dolce viso e portamento altero;</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Finger puoi di Giovanni il ciglio arciero,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Che il dardo scocca alla gentil Donzella,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>lo canterò di Lui le glorie e il nome,</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Di Lei la fé, non ordinario vanto;</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>E divise saran fra noi le some.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Tu coi vivi colori, ed io col canto:</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Io le grazie dirò, tu l&#8217;auree chiome:</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>E del suo amor godran gli Sposi intanto”</em></span></p>
<div id="attachment_2122" style="width: 270px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Ritratto-di-Carlo-Goldoni-realizzato-da-Alessandro-Longhi-figlio-di-Pietro.jpg"><img class="size-medium wp-image-2122" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Ritratto-di-Carlo-Goldoni-realizzato-da-Alessandro-Longhi-figlio-di-Pietro-260x300.jpg" alt="Ritratto di Carlo Goldoni realizzato da Alessandro Longhi, figlio di Pietro" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ritratto di Carlo Goldoni realizzato da Alessandro Longhi, figlio di Pietro</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> Ecco che il Longhi – secondo quanto afferma Fapanni – inserirà in 8 dei 13 quadri “una gentil donnina” accompagnata da un “Cavaliere”. Sono forse loro la coppia Contarini-Grimani?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Aldo Ravà, nel suo libro “Pietro Longhi”, unisce il pittore e Goldoni quali interpreti – in arti diverse – di un soggetto a loro caro: la rappresentazione della vita veneziana. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> “<em>Di questo mondo egli</em> (Longhi) <em>è il riproduttore fedele e un pochino indiscreto. Tutto è messo in evidenza dal suo pennello preciso e colorito: i sorrisi, gli sguardi, le mosse affettate, le moine adulatrici, le leziosaggini preziose, le riverenze, gli inchini. Egli ci fa scoprire un neo provocante o un impaziente piedino che esce di sotto alla gonna; coglie uno sguardo insistente attraverso l&#8217;occhialino, o una confidenza sussurrata dietro il ventaglio; segue il propalarsi rapido e sommesso di un piccolo scandalo, accolto da risa soffocate, rende la cadenza misurata e aggraziata di un passo di minuetto, o il gesto mellifluo di chi declama un madrigale; egli ci insegna come si porta la bauta, come si regge un guardinfante, come si offre una bomboniera, come ci si presenta o ci si congeda; come un perfetto lacchè deve offrire un vassoio di dolci; e tutto ciò con una delicatezza, una facilità, una efficacia ammirevoli. Così Pietro Longhi ritrova finalmente sé stesso e può estrinsecare pienamente le sue doti naturali, arrivando a una tale perfezione d&#8217;arte, da meritarsi il nome di «Goldoni della pittura»</em>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prima di andare a leggere la descrizione delle 13 opere direttamente dalla penna di Fapanni, dopo la caduta della Repubblica alcune di queste opere prenderanno il largo verso l’estero come “La strolega” che finirà alla National Gallery di Londra o “La ventola maliziosa” che nel 1923 andrà all’Ermitage di San Pietroburgo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<div id="attachment_2136" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-museo-dellErmitage-a-San-Pietroburgo.jpeg"><img class="size-medium wp-image-2136" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-museo-dellErmitage-a-San-Pietroburgo-300x158.jpeg" alt="Il museo dell'Ermitage a San Pietroburgo" width="300" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Il museo dell&#8217;Ermitage a San Pietroburgo</p></div>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>LE 13 OPERE </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ed eccole qui le 13 opere commentate da Fapanni di cui s’è parlato finora. Nella loro descrizione potrete quindi trovare gli sguardi di quel Grimani e della Contarini che si sono soavemente intrufolati nelle tele di un artista che – 200 anni dopo – sarà ancora ricordato come uno dei grandi pittori veneziani nel mondo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Curiosamente, delle 13 opere troverete un doppio nome: quello assegnato dal Fapanni nel 1838 e – tra parentesi – quello con cui tali tele sono conosciute oggi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>La visita in tabarro e bauta (La visita in bauta)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-visita-in-bauta-di-Pietro-Longhi-Ca’-Rezzonico-1760.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2123" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-visita-in-bauta-di-Pietro-Longhi-Ca’-Rezzonico-1760-253x300.jpg" alt="La visita in bauta di Pietro Longhi, Ca’ Rezzonico, 1760" width="253" height="300" /></a><br />
</strong>“Una gentile donnina, che sarà amoroso soggetto ai primi otto quadri, s&#8217;era posta a cucire intorno alcune biancherie, quando un giovine mascherato in bautta (1) se le sedette di fronte. &#8211; Chi è desso? lo ravvisi al primo sguardo? &#8211; Quell&#8217;aria di nota confidenza, ond&#8217;è sdraiato sulla scranna (2), le ricche maniche della <em>velada </em>(3), che si scorgono di sotto il tabarro (4), e sopra tutto quegli occhi vivaci che spiccano dalla candida mascheretta, appalesano che la visita misteriosa è del Cavaliere. In piedi, colle sonatine da spinetta (5) sporgenti dalla scarsella, sta il maestro di musica, che alla faccia mostra d&#8217;essere un buon giovialone. Frattanto viene col caffè nella stanza un goffo ragazzo dei Grisoni (6): &#8211; abbisogna qui forse il caffè perché la graziosa bautta si scopra?”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE</u></span><br />
<span style="color: #000000;"> (1) La “bauta” è la tipica maschera veneziana, che consente di mangiare e bere senza essere tolta. La sua struttura, con la parte inferiore allungata orizzontalmente, permette di modificare leggermente la voce da parte di chi la indossa, rendendone più difficile il riconoscimento. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Sedia.<br />
(3) Giubba maschile lunga fino al ginocchio e stretta alla vita da una cintura. Prende anche il nome di “giustacuore”. Velada è una corruzione del termine “velata”. La sua evoluzione negli anni sarà quella della marsina, che poi verrà chiamata più comunemente “frac”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (4) Mantello a ruota portato lungo fino al polpaccio. Di stoffa pesante, poteva essere reso impermeabile. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (5) La spinetta era uno strumento a tastiera con corde pizzicate simile al clavicembalo. A differenza di quest’ultimo, però, era di dimensione ridotta tale da consentirne un più facile spostamento. Ecco perché tornava molto utile nelle case dei nobili veneziani, in quanto si prestava ad essere spostato in occasione dell’organizzazione di feste.<br />
(6) Quella dei Grisoni era una famiglia patrizia veneziana, estintasi poi nel 1841.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>I buzzolai della vecchia (La scuola di lavoro)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/I-buzzolai-della-vecchia-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2124" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/I-buzzolai-della-vecchia-di-Pietro-Longhi-237x300.jpg" alt="I buzzolai della vecchia di Pietro Longhi" width="237" height="300" /></a><br />
</strong>“Quanto val sta cestella de buzzolai (1)? Chiede alla vecchia uno che non è il Cavaliere di prima. –<em> I xe biancheti de le muneghe </em>(2)<em>, Lustrissimo; tre soldi l&#8217;un</em>. &#8211; Vorrà egli farne regalo alla bella giovinetta , che gli stapresso cucendo una camicia? Ma li accetterà ella? Oh <em>i bianchetti de le muneghe</em> si accettano sempre: questi poi della vecchietta devono essere squisiti. E la vecchietta li porge con un tal viso caratteristico, e con un tal atto sicuro della loro bontà, che sarebbe scortesia a non mangiarne. Dall&#8217;altro canto attendono al lavoro due brune giovinotte: e nell’alto sta appeso il <em>quagiolo svegiarin</em> (3) delle leste lavoratrici. Una testiera con sopravi una cuffia, e un <em>omo de legno</em> (4) con un abito appeso fanno pur talvolta ragione dell’utilità di quei arnesi”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) I bussolà o bussolai sono biscotti tipici veneziani, realizzati con uova, farina e burro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Monache. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (3) Quagiolo: Coturnice comune e quaglia maschio. Svegiarin: atto a svegliare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (4) Attaccapanni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>La toelette (La toeletta) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-toeletta-Ca’-Rezzonico-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2125" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-toeletta-Ca’-Rezzonico-di-Pietro-Longhi-241x300.jpg" alt="La toeletta (Ca’ Rezzonico) di Pietro Longhi" width="241" height="300" /></a><br />
</strong>“E’ l’ora dell’abbigliarsi. – Ella in <em>cotolin</em> (1) cilestro sta in piedi dinanzi un piccolo specchio, attendendo la cameriera che le indossi l’abito color di rosa. Da un alto, seduta ad una tavola con bel tappeto, un’altra cameriera assennata pare che  approvi l’abbigliamento della signorina, cucindo de’ merletti ad una biancheria. Più indietro, con la chicchera da caffè, il piccolo <em>Grison</em> (2) aspetta il cenno della padrona. Ma questo è momento ben più importante che bere il caffè: &#8211; la è una seria consulta collo specchio confidente e colle ascelle ministre”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Gonnellina, in questo caso sottoveste.<br />
(2) Dei Grisoni, famiglia patrizia veneziana, estintasi poi nel 1841. </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>La ventola maliziosa (La ventola maliziosa)<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-ventola-maliziosa-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2126" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-ventola-maliziosa-di-Pietro-Longhi-244x300.jpg" alt="La ventola maliziosa di Pietro Longhi" width="244" height="300" /></a><br />
“E’ una scena spiritosa. Il Cavaliere è sdraiato traversalmente su basso letto. La Signorina, vestita di bianco, siede sullo stesso letto, dalla parte de’ piedi, dinanzi a lui; e stendendogli sul viso la ventola spiegata, lo nasconde per ischerzo al prete sopraggiunto, che lo vorrebbe riconoscere. Il sopraggiunto è grosso e corto, ne dubito che sia un ritratto. Gli sta alle spalle la cameriera sorridente in atto di levargli il tabarro (1). Il letto ha grande testiera rotonda e dipinta con arzigogoli, e sopracoperta verde. – Qui l’occhio del riguardante farà miglior ufficio che la penna dello scrittore”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>Curiosità</u>: ufficialmente il museo Ermitage descrive così la scena, con una variante forse “meno ragionata” di quanto non faccia il Fapelli: “Il contenuto preciso del dipinto dell&#8217;Ermitage non è del tutto chiaro. Una ragazza siede sul bordo di un divano, coprendo con il suo ventaglio un giovane sdraiato sullo stesso divano, mentre un uomo grasso (probabilmente suo padre) sembra minacciarla teatralmente. Si tratta probabilmente di personaggi tratti da un&#8217;opera del drammaturgo contemporaneo Carlo Goldoni, i cui soggetti sono stati tratti anche dalla vita quotidiana veneziana”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Mantello a ruota portato lungo fino al polpaccio. Di stoffa pesante, poteva essere reso impermeabile</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’ambasciata del Moro (L’ambasciata del moro)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Lambasciata-del-moro-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2127" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Lambasciata-del-moro-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-243x300.jpg" alt="Ca' Rezzonico - L'ambasciata del moro 1751 - Pietro Longhi" width="243" height="300" /></a><br />
</strong>“La gentile biondina (ti ho detto mai, Eugenio, che ella è bionda, con occhi neri, carnagione bianchissima e delicata?) la gentile biondina dunque è vestita elegantemente: &#8211; abito candido <em>fiorato</em>, una gorgieretta (1) nera con nastro al collo, fiori al seno. È seduta in aspetto di alcuna festa cui deve intervenire. Arriva intanto il noto paggio, ch&#8217;è un Moro, con una lettera: ella la tiene in mano spiegata, e sta pensierosa. &#8211; E che ? forse non verrà anch&#8217;egli alla festa? Possibile? &#8211; Vicino lei lavora una leggiadra rossettina. La furbetta guarda colla coda dell&#8217;occhio al foglio, se mai parola le rivela il mistero. Dall’altro lato, una serva fa tacere e carezza non so che puttino ciarliero. E&#8217; a’ piedi il cagnetto che abbaia a quella brutta figura del Moro. Egli, vestito tutto di rosso, con guernizioni di pelo bianco, e berretta bianca in testa accenna alla lettera, e vi aggiunge del suo quel meglio che al momento sta bene”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Striscia di tessuto che si portava al collo, soprattutto in ambito medievale. La sua funzione è ornamentale nelle donne, mentre in ambito maschile la “goletta” era parte dell’antica armatura dei soldati a protezione del collo in caso di attacchi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il parere sul libro di lettura (Visita del frate)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-parere-sul-libro-di-lettura-Visita-del-frate-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2128" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-parere-sul-libro-di-lettura-Visita-del-frate-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-237x300.jpg" alt="Ca' Rezzonico - Visita del frate - Pietro Longhi" width="237" height="300" /></a><br />
</strong>“Vestita da estate su grande poltrona a braccioli ella tiene un libro aperto in mano: non legge; aspetta il giudizio del buon frate degli osservanti, che in piedi l&#8217;è vicino; ed è certo un ritratto. Egli forse le dice: &#8211; Sono ciarle, Signora: non legga quelle ciarle. &#8211; Le siede appresso altra giovine matrona, e pare che approvi il giudizio del frate. Di dietro ad esse, indifferente e colla destra al seno entro la velada (1), sta ritto il Cavaliere. Direbbesi che guardi e attenda piuttosto alle ciambelle recate nella guantiera (2) della giovincella”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Giubba lunga o con falde. Si distingue dalla “giacheta”, che è una giubba corta o senza falde.<br />
(2) Vassoio per i pasticcini</span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’invito al ballo (Il concerto familiare)<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linvito-al-ballo-Il-concerto-familiare-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2129" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linvito-al-ballo-Il-concerto-familiare-di-Pietro-Longhi-247x300.jpg" alt="L'invito al ballo (Il concerto familiare) di Pietro Longhi" width="247" height="300" /></a><br />
“Graziosissima scena! La bella signorina con abito color canarino, ricco, fluente, colla rosa favorita in testa, coi candidi guanti, è in atto di porsi a ballare, destatavi all’arpeggio della chitarra, che placidamente suona il pingue boemo <em>Giacomo Scumar</em>. Consigliata, anzi spinta confidentemente per di dietro dall&#8217;altra vezzosa donnina, invita a ballar seco il magro vecchio severo, seduto in seggiolone, e ravvolto in pelliccia: e già si vede che gli è uno scherzo spiritoso delle due giovani, poste in bellissimo e natural movimento. &#8211; Come mai ballare quel rigido vecchione colle gambe di sughero? &#8211; Pure un attimo le sorride: e chi non sorriderà all&#8217;incanto della bellezza e delle grazie?”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>La strolega (La chiromante) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-strolega-La-chiromante-di-Pietro-Longhi-National-Gallery-Londra.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2130" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/La-strolega-La-chiromante-di-Pietro-Longhi-National-Gallery-Londra-240x300.jpg" alt="La strolega (La chiromante) di Pietro Longhi (National Gallery Londra)" width="240" height="300" /></a><br />
</strong>“Sempre leggiadra, ella è travestita in bautta, candido tabarro e cappello; con quella seducente bautta, di cui <em>Lord Byron</em> (1) era perdutamente innamorato. Uscita fuori di casa, si è fatta animosa vicino alla strolega (2) e le chiese… Oh! Ti puoi immaginare ben che. La strolega (come dovevano essere tutte le stroleghe, vecchia, con abito dimesso e cuffione nero) la strolega, dico, lasciata la canna presso al banco, fa certi rustici segni coll’indice sulla palma destra della gentile chiedente. Dietro le sta la fida ancella, tenendole in mano la mascheretta levata. Dall’altra parte un curioso, che fuma, ed uno in bautta ascoltano quelle predizioni – E vi pensa su anch’ella , tenendo incantati quegli occhietti neri vivacissimi – Vi crede forse? – Oh! sta sempre bene a lusingarsi del meglio!”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Poeta e politico britannico – amante delle belle donne – che soggiornò a Venezia per tre anni dal 1816, dove frequentò vari salotti tra cui quello di Marina Chiara Querini. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Dal verbo “strolegar”, ossia astrologoare e fantasticare. L’assonanza con il termine “strega” si capisce bene nella descrizione scritta qui dal Fapanni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Gli alchimisti (Gli alchimisti)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Gli-alchimisti-di-Pietro-Longhi-Musei-civici-di-Venezia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2131" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Gli-alchimisti-di-Pietro-Longhi-Musei-civici-di-Venezia-247x300.jpg" alt="Gli alchimisti di Pietro Longhi (Musei civici di Venezia)" width="247" height="300" /></a><br />
</strong>“Come la vezzosa, che interrogava del futuro la strolega, questi tre fanno invece Dio sa! che matta ricerca. Uno di questi, in vesta da camera, mostra una lunga ampolla con un certo liquido, il quale, al meno che sia, dev’essere prodigioso. Attonito, maravigliato, vi guarda per entro il frate osservante cogli occhiali sul naso: sotto il braccio ha un libro, che è l’opera di <em>Raimondo Lullo</em> (1). Per terzo avvi un prete, in arnese pure di confidenza, che sta con grande attenzione ad un fornetto, soffiandovi, e meschiando con un ferro dentro un’olla. Qui vi sono pentole fumanti, ampolle, boccie, carte con geroglifici, e l’orologio da polve, per numerarvi l’ore perdute nel cercare il<em> lapis philosophorum </em>(2). Non so perché, questo soggetto medesimo è copiato da altra mano in un secondo quadro, con piccolissime variazioni: &#8211; fosse che l’ordinatore cercasse anche egli il <em>lapis philosophorum</em>? – Ma pare che l’avesse trovato, con assai meno studii, nei dipinti già descritti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Raimondo Lullo è l’italianizzazione di Ramon Llull, missionario e scrittore spagnolo che nei suoi viaggi si spinse pure a Venezia. Scrisse opere di carattere alchemico in cui sosteneva che l’uomo può esercitare sia il bene che il male, ma grazie alla fede può trovare la retta via. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) La pietra filosofale, ossia la sostanza catalizzatrice simbolo dell’alchimia e in grado di risanare la corruzione della materia. Non è un caso, dato che Raimondo Lullo è ritenuto autore dell’opera Fugax Vitae, una ricerca interiore della pietra filosofale, simboleggiata con il termine “Vitriol”, visita interiora terra rectifficando invenium occultum lapidem.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il ballo dei barcaiuoli (La furlana) </strong>(1)</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-ballo-dei-barcaiuoli-La-furlana-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2132" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-ballo-dei-barcaiuoli-La-furlana-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-256x300.jpg" alt="Il ballo dei barcaiuoli (La furlana) di Pietro Longhi (Ca' Rezzonico)" width="256" height="300" /></a><br />
</strong>“Batti pure il cembalo, bella moretta, che noi balleremo. Betto, barcaiuolo dell’eccellentissima casa, gettata giù la livrea, balla con una giovinetta di sua condizione. Egli è un pantalonaccio con braghesse rosse e sott&#8217;abito giallo: – dessa è proprio una fanciulla, che con ingenua semplicità tiene e allarga la cotola (2) fiorata con ambe le mani. Altre due donnine osservano con piacere quel ballo familiare. Sulla tavola presso una boccia di buon vino infonde allegria e moto alla brigata. – Batti, batti pure il cembalo, graziosa testina in bel movimento: non lasciarti fuggire i giorni della gioia e della pace domestica”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) La furlana è una danza allegra che grazie a Venezia ebbe ampia diffusione nel nord della penisola italiana e in Francia. Il suo nome deriva dalla probabile regione d’origine, il Friuli, anche se potrebbe essere a sua volta di origine slava. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Gonna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le frittelle della sagra (La venditrice di frittelle) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Le-frittelle-della-sagra-La-venditrice-di-frittelle-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2133" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Le-frittelle-della-sagra-La-venditrice-di-frittelle-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-238x300.jpg" alt="Le frittelle della sagra (La venditrice di frittelle) di Pietro Longhi, (Ca' Rezzonico)" width="238" height="300" /></a><br />
</strong>“E’ giorno di festa per l’ingresso del piovan (1) di san <em>Baseggio </em>(2): <em>damaschi</em> e <em>baloni</em> (3) vi pendono dalle case. Le frittelle non mancano mai alle sagre in Venezia. Ne infilza alcune dal catino nello stecco la donna seduta, per darle al galantuomo che le sta dinnanzi. Egli accenna colla destra bastar gliene tre soltanto, così per assaggiarle, e poter dire che sapore avesse la sagra. Al vestito e’ pare un cittadino, e nulla più; come che si scorgono due giovani donne del popolo in <em>bocassin</em> (4) quelle che le stanno osservando. E spero che gliene pagherà un piatto, s’egli è cortesan; tanto più che sopraggiunge il putto con un catino ripieno di quelle inzuccherate delizie”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Parroco </span><br />
<span style="color: #000000;"> (2) Chiesa presente nell’omonimo campo a cavallo del ‘900, anche se i primi documenti che la citano sono del 1143. Chiusa nel 1810, sarà demolita 14 anni dopo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (3) Tessuti floreali e palloni. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (4) Gonnella usata dalle donne volgari per coprirsi il volto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’insalata al fresco (La merenda)</strong></span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linsalata-al-fresco-di-Pietro-Longhi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2134" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Linsalata-al-fresco-di-Pietro-Longhi-236x300.jpg" alt="L'insalata al fresco di Pietro Longhi" width="236" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">“Qui siamo a Chioggia: è apprestata la tavola in un orto sulle rive del largo canale: vi si scorgono da lungi le case e un ponte. Ova sode ed insalata è la merenda vespertina. Sono tre le donnine, con graziosi cappellini, nastri, fiori alla testa, e vestito nel costume delle isolane. Una d’esse, avendo già condito l’insalata, la mesce con le forchette: l’altra invita a tener loro compagnia… oh! chi mai? – il  Cavaliere appunto, che soprarriva dalla vicina Chioggia, ove fu ben amato podestà (1), ed a cui non sono nuove quelle facce allegre. Io ci scommetto che il sere non vi ricusa: &#8211; sono tre matone ed una insalatina, di cui sarebbesi degnato anche messer lo doge”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>Curiosità</u>: secondo altre interpretazioni, la scena potrebbe rappresentare una merenda negli orti dell&#8217;estuario veneto, alla Certosa o alle Vignole, dato che il forte nello sfondo potrebbe rappresentare quello di San Nicolò.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><u>NOTE<br />
</u>(1) Il Grimani fu podestà di Chioggia dal 1756 al 1758</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il rinoceronte ai casotti (Il rinoceronte) </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-rinoceronte-ai-casoni-Il-rinoceronte-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2135" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2022/01/Il-rinoceronte-ai-casoni-Il-rinoceronte-di-Pietro-Longhi-Ca-Rezzonico-239x300.jpg" alt="Ca' Rezzonico - Il rinoceronte 1751 - Pietro Longhi" width="239" height="300" /></a><br />
</strong>“L’ordinatore di questi quadri, amantissimo com’era di tener animali stranieri, avendone un serraglio nella sua villa, si facea poi anche ritrarre quelli che più difficilmente poteva acquistare e mantenere (1). Perciò rimangono da lui ordinati una serie di quadri [Ricordo fra questi i quattro di <em>Carlo Shmank</em>, in due de’ quali sono ritratte due <em>Cavalle</em>, in un terzo un <em>Cavallo intero</em>, e nel quarto un <em>Caprone di Guinea</em> dipinti nel 1774]. Del Longhi però non vi ha che questo solo col rinoceronte, avendovi anzi scritto il proprio nome (locchè non fece negli altri) e l’epoca del 1751 in cui si fece vedere a Venezia questo animale. Mangiando fieno egli è dentro lo steccato dei casotti. Il custode, con una faccia malinconica e propriamente straniera, scuote la bestiaccia collo scudiscio. – Spettatori fra varii altri, la stessa signorina in tabarro e bautta, descritta nella <em>Strolega</em>: da lato il Cavaliere cupidamente attento al bruto bestione”</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">NOTE</span></span><br />
<span style="color: #000000;"> (1) Nello specifico, è ipotizzabile che “in occasione del carnevale del 1751 arrivò a Venezia, dopo una fortunatissima tournée europea, un rinoceronte indiano femmina chiamato Clara. Il proprietario, Douwe Mout van der Meer, un capitano della compagnia delle indie olandesi, l’aveva portata con sé dal Bengala facendone ben presto un’attrazione che fece tappa in tutte le principali città europee fino al 1758, anno della morte di Clara. Questo ritratto del Rinoceronte fu compiuto per Giovanni Grimani come recita il cartiglio sulla destra del dipinto che non a caso possedeva nella sua villa in terraferma una specie di zoo privato con molti animali esotici” (Fondazione Musei Civici di Venezia, Ca’ Rezzonico).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<hr />
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em><u>Fonti bibliografiche:</p>
<p></u></em><em>&#8211; Il Vaglio, Antologia della letteratura perdiodica – Rivista – Anno III – Numero 38<br />
&#8211; Pietro Longhi – Aldo Ravà – 1909<br />
&#8211; Dizionario tascabile delle voci e frasi particolari del dialetto veneziano – Pietro Contarini – 1850<br />
&#8211; Luce di taglio: preziosi momenti di una nobildonna veneziana – Filippo Pedrocco – 2002<br />
&#8211; Capolavori nascosti dell’Ermitage – Irina Artemʹeva, ‎Giuseppe Bergamini, Giuseppe Pavanello – 1998<br />
&#8211; </em><a style="color: #000000;" href="https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-collection/01.+paintings/32451"><em>https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-collection/01.+paintings/32451</em></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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		<title>Il mio grazie a tutti voi</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 09:36:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Vi rubo un minuto del vostro tempo per comunicarvi che quella di ieri è stata la mia ultima partita ufficiale da addetto stampa della Kioene Padova. Ricordo il giorno in cui tornai a casa dicendo ai miei genitori che ero diventato l&#8217;addetto stampa del Sempre Volley Padova, che poi sarebbe divenuta Pallavolo Padova. Ero sorpreso&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/il-mio-grazie-a-tutti-voi/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi rubo un minuto del vostro tempo per comunicarvi che quella di ieri è stata la mia ultima partita ufficiale da addetto stampa della Kioene Padova.<br />
Ricordo il giorno in cui tornai a casa dicendo ai miei genitori che ero diventato l&#8217;addetto stampa del Sempre Volley Padova, che poi sarebbe divenuta Pallavolo Padova. Ero sorpreso più di loro, perché credevo d&#8217;essere andato in sede per una conferenza stampa: invece fu una sorta di colloquio a sorpresa.<br />
Visti e piaciuti.<br />
Come accade nell&#8217;amore.<br />
Ripetevo a tutti che sarebbe stata l&#8217;esperienza di una stagione. Ne sono trascorse 14. Sono volate.<br />
Non so cosa ho dato a questa Società, ma so cosa questa ha dato a me. Mi ha regalato amici, mi ha donato la fortuna di condividere il lavoro con tante splendide persone.<br />
Sarebbe naturale dire che i momenti che conserverò con maggiore emozione siano quelli delle vittorie. Ma non è così. Ciò che realmente porterò sempre con me sono i momenti difficili, perché sono quelli che mi hanno consentito di crescere, di lottare, di pensare al domani. Ho imparato tanto da un &#8220;ufficio&#8221; che è divenuto &#8220;famiglia&#8221;.<br />
Parallelamente alla vita professionale, ne ho vissuta una personale che &#8211; anche grazie alla pallavolo &#8211; mi ha riservato rivoluzioni, di cuore e di spirito.<br />
Le sto seguendo e le seguirò, anche se non so di preciso dove mi porteranno.<br />
In tutto ciò che ho fatto, fin dal primo giorno ho messo la Società davanti alla persona, perché credo fermamente che un buon team sia tale quando è composto da coprotagonisti, non da protagonisti. Ho sempre riso, ho sempre scherzato. Perché è la mia indole, ma soprattutto perché si lavora meglio quando si è in grado di non prendere le cose troppo sul serio. A partire da sé stessi. Ho voluto essere al servizio della Società e di questo ne sono onorato e grato.<br />
Non è facile andarsene ora. Da un posto in cui si sta bene e che infonde sicurezza.<br />
Ma la vita è un &#8220;coup de theatre&#8221; e ogni tanto bisogna osare, per continuare a sentir pulsare il petto.<br />
A chi verrà dopo di me auguro buon lavoro, certo che qui troverà terreno fertile per realizzare i propri progetti. Ai colleghi giornalisti dico grazie per una collaborazione speciale, volta a rendere il nostro mestiere più semplice e divertente. Ai tifosi dico di voler bene a questa squadra, perché è una favolosa scommessa vincente. Infine, a tutti coloro che mi conoscono, dico che ci sarò sempre. Per uno spritz, per fare due chiacchiere prendendosi in giro, per condividere del tempo insieme.<br />
È finita una lunghissima stagione per lasciarne posto a un&#8217;altra. Sarà altrettanto bello sorprendere e sorprendersi.<br />
Siate razionali nei modi e irrazionali nell&#8217;anima, perché è in quel portentoso caos che alberga la felicità.<br />
Grazie ad ognuno di voi, indistintamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
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		<title>Alessandra Lazzarotto, l’occhio ufficiale della Kioene Padova</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 11:14:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Intervista alla fotografa dei bianconeri che quest’anno ha festeggiato 10 anni con Pallavolo Padova. “Entrare alla Kioene Arena è come entrare a casa. Un buono scatto nel volley prevede conoscenza dei movimenti e dei ruoli. I più difficili da immortalare? I liberi in difesa e gli opposti mancini” Sembra ieri quando Alessandra Lazzarotto scattò la&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/alessandra-lazzarotto-locchio-ufficiale-della-kioene-padova/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Intervista alla fotografa dei bianconeri che quest’anno ha festeggiato 10 anni con Pallavolo Padova. “Entrare alla Kioene Arena è come entrare a casa. Un buono scatto nel volley prevede conoscenza dei movimenti e dei ruoli. I più difficili da immortalare? I liberi in difesa e gli opposti mancini”</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sembra ieri quando <strong>Alessandra Lazzarotto</strong> scattò la prima foto della propria era bianconera. Sono passati più di 10 anni da quell’immagine, realizzata con l’emozione di chi per la prima volta si affacciava al mondo della fotografia sportiva. A seguire, sarebbe diventata la fotografa ufficiale della Kioene Padova, squadra per la quale nutre una passione ancora immutata. «Prima di allora – dice Alessandra – a parte qualche matrimonio, quello scatto fu il vero inizio della mia carriera. Quel giorno mi trovavo all’altezza della tribuna riservata a soci-sponsor e inquadrai Juan Carlos Barcala di spalle. Inviai la foto alla Società per il puro piacere di condividerla e poi mi chiamarono per chiedermi se avessimo voluto iniziare a collaborare insieme. Fu incredibile. Oggi per me la Kioene Padova vuol dire “famiglia”, ogni volta significa “ritorno a casa”. Quando a ottobre del 2020 ho messo nuovamente piede alla Kioene Arena dopo molti mesi di stop a causa del Covid, non nascondo di essermi commossa». Grazie alla pallavolo, la fotografia è diventata il suo mestiere, dato che Alessandra oggi lavora per un quotidiano locale. </span></p>
<div id="attachment_2106" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/08/La-foto-di-Juan-Carlos-Barcala-scattata-da-Alessandra-Lazzarotto-prima-di-diventare-la-fotografa-ufficiale-di-Padova.jpg"><img class="size-medium wp-image-2106" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/08/La-foto-di-Juan-Carlos-Barcala-scattata-da-Alessandra-Lazzarotto-prima-di-diventare-la-fotografa-ufficiale-di-Padova-300x200.jpg" alt="La foto di Juan Carlos Barcala scattata da Alessandra Lazzarotto prima di diventare la fotografa ufficiale di Padova" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La foto di Juan Carlos Barcala scattata da Alessandra Lazzarotto prima di diventare la fotografa ufficiale di Padova</p></div>
<p><span style="color: #000000;"> <strong>Qual è la difficoltà di fotografare il volley, ma soprattutto di “fotografarlo bene”?<br />
</strong>«E’ molto difficile fotografare la pallavolo. Oltre ad essere uno sport di velocità, ritengo sia necessario comprendere bene il singolo giocatore che andrai a inquadrare. Conoscerne la rincorsa, come schiaccia o come va a muro: tutto ciò è fondamentale per la buona riuscita dell’immagine. Negli ultimi anni mi ero talmente abituata a fotografare Travica che, quando arrivò un nuovo palleggiatore, nei primi momenti feci fatica a immortalarlo nell’esatto istante in cui aveva la palla tra le mani per alzarla. La fotografia nella pallavolo prevede studio, esperienza e sincronia». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Quali sono i ruoli del volley più difficili da fotografare?<br />
</strong>«In primis quello del libero, soprattutto per quanto riguarda le difese. Ma anche gli opposti mancini sono “ostici”, perché spesso tendono a nascondersi il volto col braccio nel momento dell’impatto col pallone». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Cosa serve per diventare un bravo fotografo?<br />
</strong>«Anzitutto la conoscenza della tecnica e delle luci. Quello che poi impari sui libri lo devi trasportare sul campo con tanta gavetta. Una volta fatto questo, allora ci si potrà concentrare anche su altre cose come l’inquadratura. Non bisogna pensare che basti avere “occhio” per essere un buon fotografo. E’ necessario comprendere a fondo quello che stai andando a fotografare e non serve realizzare mille scatti: è vero che statisticamente 10 ne verranno bene, ma bisogna puntare sulla qualità e non sul numero». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Cosa diresti a chi volesse iniziare una carriera da fotografo sportivo o non?<br />
</strong>«Di non precludersi nulla o non snobbare mai nulla. Dai cataloghi ai matrimoni, dalle foto in studio, alla cronaca o lo sport. Esistono una miriade di situazioni diverse e provarle è un modo per fare esperienza e per trovare la propria strada e il proprio stile. Inoltre ai giovani direi che la migliore palestra è quella del giornale: anche dopo soli 6 mesi di collaborazione con un quotidiano, ti rendi immediatamente conto se questo mestiere potrà fare al caso tuo oppure no». </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <em>Alberto Sanavia<br />
Ufficio stampa Kioene Padova<br />
</em><a style="color: #000000;" href="http://www.pallavolopadova.com"><em>www.pallavolopadova.com</em></a></span></p>
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		<title>L’altra PadovA</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 09:35:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>11 i bianconeri che giocheranno in prestito tra SuperLega, A2 e A3 nel prossimo campionato. Bettio: “frutto del lavoro svolto in questi anni”. Ruzza convocato in Nazionale Allievi. Domani in campo per strappare il pass delle finali nazionali di Coppa Italia Divisione Vi è una squadra che giocherà il prossimo campionato di SuperLega indossando la&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/laltra-padova/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>11 i bianconeri che giocheranno in prestito tra SuperLega, A2 e A3 nel prossimo campionato. Bettio: “frutto del lavoro svolto in questi anni”. Ruzza convocato in Nazionale Allievi. Domani in campo per strappare il pass delle finali nazionali di Coppa Italia Divisione</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vi è una squadra che giocherà il prossimo campionato di SuperLega indossando la maglia della Kioene Padova. Ma c’è un’altra “PadovA”, ossia quella virtuale e formata da atleti bianconeri in prestito che affronteranno il campionato 2021/22 tra SuperLega, A2 e A3. I giocatori sono 11, quasi un intero roster. Atleti che avranno modo di mettere in mostra le loro qualità, di confermarsi e di crescere. Ecco chi sono in ordine alfabetico: Nicolò Casaro (Aurispa Libellula Lecce – A3), Leonardo Ferrato (HRK Motta di Livenza – A2), Francesco Fusaro (Consar Ravenna – SuperLega), Stefano Giannotti (Gruppo Consoli McDonald’s Brescia – A2), Stefano Gozzo (Vigilar Fano – A3), Enrico Lazzaretto (Med Store Macerata – A3) , Simone Marzolla (Delta Group Porto Viro – A2), Pietro Merlo (Volley Team San Donà di Piave – A3), Sebastiano Milan (Rinascita Lagonegro – A2), Matteo Pedron (Banca Alpi Marittime Acqua S. Bernardo Cuneo – A2) e Nicolò Seveglievich (Gruppo Consoli McDonald’s Brescia – A2). </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Da quando è nata Pallavolo Padova – dice il presidente <strong>Giancarlo Bettio</strong> – abbiamo dato vita a un progetto sui giovani che, anno dopo anno, si è sviluppato. Credo che questi numeri siano il frutto del grande lavoro svolto e sul quale la Società crede molto. Un lavoro che paga e che ci rende fieri del percorso intrapreso. Gli atleti che arrivano a Padova e che crescono nel nostro settore giovanile sanno che avranno l’opportunità non solo di poter ambire alla nostra prima squadra, ma anche di sviluppare una loro carriera che consenta di vivere diverse esperienze in numerose squadre di grande livello in tutta Italia. Anche per questo il mio grazie va a tutti i tecnici e collaboratori del nostro settore giovanile, che dimostrano la qualità del loro operato». </span><br />
<span style="color: #000000;"> Parole che confermano anche l’ossatura della Kioene Padova 2021/22, la quale conta nel proprio roster ben 7 giocatori su 14 cresciuti nel vivaio patavino: Nicolò Bassanello, Mattia Bottolo, Andrea Canella, Mattia Gottardo, Tommaso Guzzo, Andrea Schiro e Francesco Zoppellari. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>RUZZA CONVOCATO IN NAZIONALE ALLIEVI</strong>. Su segnalazione del Direttore Tecnico Giovanile maschile Prof. Julio Velasco, l’atleta dell’Under 14 Andrea Ruzza (classe 2007) parteciperà con la Selezione Nazionale Allievi ad uno stage che si svolgerà da lunedì 26 luglio al centro sportivo di Vigna di Valle (Roma). </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>DOMENICA A CACCIA DEL PASS PER LE FINALI DI COPPA ITALIA DI DIVISIONE</strong>. Alle ore 18.00 di domenica 25 luglio al PalAntenore, i giovani della Kioene Padova affronteranno la Novi Pallavolo nella gara determinante per accedere alle Finali nazionali della Coppa Italia di Divisione. Le finali (sia maschili che femminili) si svolgeranno il 29 e 30 luglio a Montegrotto Terme (PD). Sempre la  prossima settimana (dal 26 al 28 luglio), Montegrotto e Battaglia Terme saranno inoltre palcoscenico delle finali di Coppa Italia maschile e femminile di serie D. Tutte le informazioni sulle finali e su come seguirle in diretta si possono trovare sul sito <a style="color: #000000;" href="http://www.fipavveneto.net">www.fipavveneto.net</a>. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <em>Alberto Sanavia<br />
Ufficio stampa Kioene Padova<br />
<a style="color: #000000;" href="http://www.pallavolopadova.com">www.pallavolopadova.com</a> </em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Alessandra Lazzarotto</p>
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		<title>Benvenuta Volksbank</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 10:36:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Importante partnership triennale tra la Società bianconera e il noto istituto bancario. Naef: “è nel nostro DNA sostenere le attività culturali e sportive che arricchiscono socialmente questo territorio”   E’ stato presentato oggi alla Kioene Arena l’importante accordo di partnership tra Kioene Padova e Volksbank. Volksbank con sede a Bolzano, è presente come banca regionale&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/benvenuta-volksbank/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Importante partnership triennale tra la Società bianconera e il noto istituto bancario. Naef: “è nel nostro DNA sostenere le attività culturali e sportive che arricchiscono socialmente questo territorio”</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">E’ stato presentato oggi alla Kioene Arena l’importante accordo di partnership tra Kioene Padova e Volksbank. Volksbank con sede a Bolzano, è presente come banca regionale oltre che sul mercato d’origine dell’Alto Adige anche nel Nord-Est d’Italia nelle province di Trento, Belluno, Treviso, Pordenone, Vicenza, Padova e Venezia. Le filiali di Volksbank complessivamente operative sono 168, di cui 90 in Veneto dove sono anche dislocati 4 Centri Corporate. La Banca (anno di fondazione 1886) annovera circa 1.300 collaboratori (oltre 550 in Veneto) e circa 60.000 soci. <em><br />
</em>Alla conferenza stampa era presente <strong>Alberto Naef</strong> – Direttore Generale Volksbank – che ha spiegato con entusiasmo le motivazioni di questo matrimonio che proseguirà per tre stagioni. «Sperando che il peggio della pandemia sia alle spalle – ha detto Naef – ripartiamo con forza e tanta motivazione da Padova, per evidenziare ancora una volta il nostro rapporto privilegiato con il Veneto. Abbiamo intenzione di rafforzare ulteriormente la nostra presenza e lo sviluppo dei nostri servizi proprio partendo dalla città del Santo e dalla sua provincia. Siamo già presenti con una filiale in città, altre quattro in provincia e il Centro Corporate di Sarmeola di Rubano, che assiste operativamente le imprese del territorio. I nostri piani di investimento ed espansione prevedono di incrementare in breve tempo il numero delle filiali, spostando anche l’attuale filiale del capoluogo in pieno centro città. Come banca regionale è nel nostro DNA sostenere le attività culturali e sportive che arricchiscono socialmente questo territorio, come fa nel suo ambito da anni la Kioene Pallavolo Padova, società eccellente sia per la storia dei risultati sportivi che per l’azione di crescita delle nuove generazioni padovane con le giovanili. Abbiamo aderito senza alcuna riserva alla proposta di accordo triennale di sponsorizzazione che ci è stato prospettato dal Presidente Giancarlo Bettio, ben consci delle sfide e delle prospettive di affermazione a cui mira la Kioene. L’ambizione e l’abnegazione sportiva sono i tratti che ci piacciono particolarmente di questa società, di cui sposiamo valori e impostazione. Con ogni probabilità non sarà l’unica sponsorizzazione per cui Volksbank scenderà in campo nel padovano: stiamo infatti valutando anche altre iniziative di concreto sostegno alle realtà sportive locali». </span></p>
<p><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/07/Uniti-per-la-Kioene-Padova-da-sx-a-dx-Cremonese-Naef-Bettio-Bonavina-e-Bottolo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2097" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2021/07/Uniti-per-la-Kioene-Padova-da-sx-a-dx-Cremonese-Naef-Bettio-Bonavina-e-Bottolo-300x207.jpg" alt="Uniti per la Kioene Padova - da sx a dx - Cremonese, Naef, Bettio, Bonavina e Bottolo" width="300" height="207" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Presente anche l’assessore allo sport del Comune di Padova, <strong>Diego Bonavina</strong>, a dimostrazione della continua vicinanza delle istituzioni alle realtà sportive del territorio. «Da assessore allo sport – ha spiegato Bonavina – non posso che essere felice quando uno sponsor decide di sposare un progetto come quello della Kioene Padova, a maggior ragione se programmato su base triennale. Non significa sostenere solo lo sport, ma anche un tessuto sociale formato da tanti giovani e famiglie, oltre ad entrare a far parte di un circuito relazionale virtuoso come quello che la Pallavolo Padova è riuscito a tessere con successo in questi anni». </span><br />
<span style="color: #000000;"> A fare gli onori di casa l’attuale presidente della Pallavolo Padova <strong>Giancarlo Bettio</strong> e il già presidente <strong>Fabio Cremonese</strong>, punto di riferimento dei partner bianconeri. «Siamo felici di dare il benvenuto a uno sponsor importante come Volksbank – ha detto Bettio – che da oggi entra a far parte della grande famiglia bianconera. L’accordo triennale ci consentirà di avere un partner serio e affidabile al nostro fianco, per poter dare continuità  ad un progetto volto alla valorizzazione dei giovani, affrontando le sfide future con l’entusiasmo e la solidità che questa Società ha voluto sempre perseguire. Volksbank troverà qui un ambiente inclusivo, composto da tante aziende che da anni lavorano per condividere con i propri tifosi i valori della pallavolo e di questo spettacolo sportivo che una città come Padova merita».<br />
«Sono contento che Volksbank abbia deciso di sposare il nostro progetto – ha raccontato Cremonese – dimostrando sensibilità nei confronti dello sport e dei giovani. Personalmente conoscevo già l’ambiente di Volksbank, una Banca capace di distinguersi dalle altre per il suo operato. Questa sarà inoltre l’occasione per entrare a far parte di un circuito di relazioni che in questa Società portiamo avanti da tanti anni». </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel corso della conferenza è intervenuto infine lo schiacciatore <strong>Mattia Bottolo</strong>, il giovane talento bianconero reduce dalla VNL con la Nazionale Italiana: un giocatore simbolo di questa Kioene Padova che guarda al futuro con grande carica. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <em>Alberto Sanavia<br />
Ufficio stampa Kioene Padova<br />
</em><a style="color: #000000;" href="http://www.pallavolopadova.com"><em>www.pallavolopadova.com</em></a></span></p>
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