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	<title>Alberto Sanavia &#187; sanremo</title>
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		<title>Le pagelle del Festival di Sanremo 2018</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 11:34:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dal top de Lo Stato Sociale al flop della coppia Facchinetti e Fogli &#160; Ermal Meta e Fabrizio Moro – “Non mi avete fatto niente”: VOTO 6,5 Canzone orecchiabile e facilmente memorizzabile, testo ragionato ma soprattutto interpreti ideali. Detto ciò, un pezzo segnato fin dall’inizio dal plagio (il ritornello è identico) di un brano proposto nel&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/le-pagelle-del-festival-di-sanremo-2018/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal top de Lo Stato Sociale al flop della coppia Facchinetti e Fogli</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ermal Meta e Fabrizio Moro – “Non mi avete fatto niente”: VOTO 6,5<br />
</strong>Canzone orecchiabile e facilmente memorizzabile, testo ragionato ma soprattutto interpreti ideali. Detto ciò, un pezzo segnato fin dall’inizio dal plagio (il ritornello è identico) di un brano proposto nel 2016 tra i giovani di Sanremo (il cui autore è lo stesso di “Non mi avete fatto niente”). Brano – quello “vecchio” – che rimane caricato on-line sul sito della Rai per scomparire magicamente appena fatta la frittata. Tutto viene ridimensionato, tutto viene taciuto. Meta e Moro sono i meno colpevoli, ma appare chiaro che si voleva ormai salvare l’operazione di mercato. Un pasticcio che farà saltare qualche testa, ma questo probabilmente non lo sapremo mai.</p>
<p><strong> Lo Stato Sociale – “Una vita in vacanza: VOTO 7<br />
</strong>La vera fresca novità di questa edizione. Brano che già tutti canticchiano e che in radio passa senza bisogno di spinte. Questi ragazzi hanno aperto il varco, ora starà alla loro intelligenza sfruttare l’opportunità per dare una svolta alla loro carriera.</p>
<p><strong>Annalisa – “Il mondo prima di te”: VOTO 6,5<br />
</strong>Una voce bella, potente, limpida. Un brano probabilmente non tra i suoi più immediati ma molto godibile.</p>
<p><strong>Ron – “Almeno pensami”: VOTO 5,5<br />
</strong>La canzone è di Lucio Dalla e anche il modo d’interpretarla da parte di Ron aiuta a capirlo. Più che un premio della critica, purtroppo quello assegnato dalla stampa appare più un premio alla memoria. Lucio ne ha fatti di meglio ed è giusto dirlo, anche se non c’è più e – inevitabilmente – manca a tutti.</p>
<p><strong>Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico – “Imparare ad amarsi”: VOTO 6/7<br />
</strong>Finché canta, la Vanoni continua ad avere una voce unica e adattissima a questo pezzo abilmente creato da Pacifico e Bungaro, due tra i migliori autori italiani contemporanei. Appena termina la musica, la cara Ornella però fatica ad avere punti di riferimento. Resterà negli annali la scena in cui, dopo aver ricevuto il premio per la migliore interpretazione, si rivolge a Baglioni chiedendo candidamente: “è il premio per che cosa?”</p>
<p><strong>Max Gazzè – “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”: VOTO 5/6<br />
</strong>Che sia un virtuoso della musica e un intellettuale del panorama musicale italiano è noto, motivo per cui l’orchestra ha premiato giustamente il suo lavoro. Detto ciò, quello proposto è un pezzo troppo complicato per il Festival di Sanremo.</p>
<p><strong>Luca Barbarossa – “Passame er sale”: VOTO 5/6<br />
</strong>Una ballata romana vecchio stampo, molto ben interpretata ma circoscritta ad un repertorio già sentito. Ben poco aggiunge di “nuovo”. Un esercizio stilistico che, nella competizione, è stata limitata dal dialetto.</p>
<p><strong>Diodato e Roy Paci – “Adesso”: VOTO 6/7<br />
</strong>Diodato ha potenzialità immense sotto svariati punti di vista. Un brano che convince dopo averlo ascoltato un po’ di volte ma l’interpretazione dei due sul palco è stata una delle migliori.</p>
<p><strong>The Kolors – “Frida (mai, mai, mai)”: VOTO 6<br />
</strong>Le radio probabilmente la lanceranno per un po’. Orecchiabile, accattivante ma poco più. Mi perdonino, ma citazione di Frida Kahlo appare un’operazione da “guardate che siamo anche culturali”. Poi ascolti il brano e sul “mai mai mai” del ritornello, sorridi.<br />
<strong>Giovanni Caccamo – “Eterno”: VOTO 5<br />
</strong>Se l’avesse fatta Tiziano Ferro probabilmente avrebbe avuto più successo, perché stranamente ci si attende di sentire la voce del cantautore di Latina. Brano però con poca verve, ennesima apparizione di Caccamo che arriva puntuale a Sanremo e poi svanisce nel nulla per tutto l’anno.</p>
<p><strong>Le Vibrazioni – “Così sbagliato”: VOTO 6<br />
</strong>Una canzone alla “Vibrazioni”, ma oltre al ritmo e ad una bella interpretazione sul palco, non regala particolari note che le permetteranno di essere ricordata negli anni.</p>
<p><strong>Enzo Avitabile e Peppe Servillo – “Il coraggio di ogni giorno”: VOTO 5<br />
</strong>Il pezzo non è male, ma la sua esecuzione manca di mordente. Si trasforma in una ballata mediterranea trita e ritrita che, sinceramente, ha stancato.</p>
<p><strong>Renzo Rubino – “Custodire”: VOTO 5<br />
</strong>Ci si aspettava di essere stupiti come ha fatto in passato. Invece ha voluto andare sul sicuro e questa carta non ha giovato nel confronto con gli altri.</p>
<p><strong>Noemi – “Non smettere mai di cercarmi”: VOTO 5,5<br />
</strong>La sua voce ha un mordente che le consente di dare un plus al brano. Ma va detto che è molto simile ad altri del suo passato, troppo. Dovrebbe iniziare a sperimentare qualcosa di diverso per non rischiare d’incagliarsi.</p>
<p><strong>Red Canzian – “Ognuno ha il suo racconto”: VOTO 6<br />
</strong>Probabilmente sarà un brano che verrà dimenticato presto dalle radio, ma la sua interpretazione è una delle più rock del Festival 2018. Oscura completamente gli ex colleghi dei Pooh, anche loro in gara.</p>
<p><strong>Decibel – “Lettera dal Duca”: VOTO 6<br />
</strong>Ruggeri si ritrova con i Decibel con cui portarono “Contessa” al Festival oltre 30 anni fa. E’ già stato detto che il pezzo è un omaggio a David Bowie. Buona musicalità ma forse testo poco coinvolgente per un pubblico così vasto.</p>
<p><strong>Nina Zilli – “Senza appartenere”: VOTO 5<br />
</strong>Non basta la sua bellissima voce a salvare un brano anonimo come la lettura di un codice fiscale.</p>
<p><strong>Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – “Il segreto del tempo”: VOTO 4<br />
</strong>Il brano peggiore. Facchinetti è una caricatura di se stesso che dice “muari” al posto di muori o “cuare” al posto di cuore. Fogli si sente ancora un ragazzino. E’ una canzone “alla Pooh” ma senza un proprio carattere.</p>
<p><strong>Mario Biondi – “Rivederti”: VOTO 4,5<br />
</strong>Voce profonda ma che a volte sembra impastarsi sulla lingua italiana. Brano lento che si trasforma in ninna nanna per il pubblico da casa e non.</p>
<p><strong>Elio e le storie tese – “Arrivedorci”: VOTO 5<br />
</strong>L’operazione di addio dalle scene è più centrata a livello teatrale che musicale. Li ricorderemo per altri brani, non per questo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Maria Elena Schiavon (c)</p>
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		<title>Baglioni fa il pieno di spettatori. Ma basta?</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 12:30:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tra luci e ombre, promosso il “tridente” formato da Baglioni, Hunziker e Favino. «Festival 2019? No, grazie» Piaccia o non piaccia, Claudio Baglioni esce a testa alta da questo Festival di Sanremo 2018, forte dei 10 milioni e 600 mila spettatori di media accumulati nelle prime quattro serate della manifestazione. Dopo un avvio impacciato, grazie&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/baglioni-fa-il-pieno-di-spettatori-ma-basta/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra luci e ombre, promosso il “tridente” formato da Baglioni, Hunziker e Favino. «Festival 2019? No, grazie»</em></p>
<p>Piaccia o non piaccia, Claudio Baglioni esce a testa alta da questo Festival di Sanremo 2018, forte dei 10 milioni e 600 mila spettatori di media accumulati nelle prime quattro serate della manifestazione. Dopo un avvio impacciato, grazie all’estro di Pierfrancesco Favino e all’esperienza di conduzione di Michelle Hunziker, il trio ha trovato maggiore affiatamento col passare dei giorni. La differenza con Carlo Conti – suo predecessore – si è avvertita in maniera inevitabile, soprattutto perché svolgono due mestieri differenti. Se Conti puntava sulla macchina perfetta, Baglioni ha giocato anche con l’imprevisto. Un po’ troppe però le esibizioni con brani del suo repertorio, a volte azzeccate, altre fuori luogo, a tratti pesanti. La riproposizione continua di sketch con tele giornaliste ha dato un po’ troppa ridondanza ad uno spettacolo andato a fasi alterne. «Ho voluto prendermi delle responsabilità pur sapendo di poter sbagliare – dice Baglioni – ma sono contento di averlo fatto. Nel mondo a volte manca un po’ la presa di responsabilità da parte delle persone».<br />
<strong>Quello che alla fine ha funzionato è stato però il trio che avete composto.<br />
</strong>«Michelle e Pierfrancesco sono stati sorprendenti. Devo dire che non avrei potuto fare nulla senza la loro presenza e il loro talento. Abbiamo sostenuto dei ritmi molto stressanti, ma abbiamo ancora energia per la puntata finale».<br />
<strong>I numeri potrebbero far supporre che il suo nome potrebbe essere riproposto anche per il 2019…<br />
</strong>«No. A parte gli scherzi, anche agli uomini fa piacere essere corteggiati, ma per ora non si è parlato di nulla. Rimaniamo concentrati su questo Festival 2018».<br />
<strong>Ci sono state molte esclusioni per decidere la rosa dei 20 big che hanno partecipato a questa edizione. Come l’ha vissuta?<br />
</strong>«Le esclusioni sono pesate, perché so quanto sia dura non essere rappresentati al Festival. Il lavoro di selezione è stato comunque da un gruppo di lavoro con cui abbiamo valutato bene tutte le proposte».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Maria Elena Schiavon (c)</p>
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		<title>Negramaro: «La nostra crisi ci ha regalato una nuova vita artistica»</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 10:25:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Giuliano Sangiorgi dei Negramaro si dichiara a cuore aperto e ricorda con commozione Dolores O’Riordan. Il cantante salentino: «non torneremo più a Sanremo da concorrenti e vi spiego perché. A Padova? Ci penseremo, ma presto saremo a Lignano che non è poi così distante» La separazione come medicina per unirsi. Sembra un ossimoro, eppure l’impressione&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/negramaro-la-nostra-crisi-ci-ha-regalato-una-nuova-vita-artistica/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Giuliano Sangiorgi dei Negramaro si dichiara a cuore aperto e ricorda con commozione Dolores O’Riordan. Il cantante salentino: «non torneremo più a Sanremo da concorrenti e vi spiego perché. A Padova? Ci penseremo, ma presto saremo a Lignano che non è poi così distante»</em></p>
<p>La separazione come medicina per unirsi. Sembra un ossimoro, eppure l’impressione è che i Negramaro siano diventati definitivamente adulti. La storia artistica del gruppo salentino è in fin dei conti un percorso di vita prima ancora che artistico. La crisi, la momentanea separazione lontano dai riflettori e poi il ritorno con l’ultimo album, così sentito e profondo da essere puro come quello di una band emergente che i sogni li deve ancora realizzare. Proprio da qui è giusto partire con quest’intervista, dal momento peggiore.<br />
«In realtà non è successo niente di grave», dice il front man Giuliano Sangiorgi. «Ad un certo punto – prosegue – quasi fisiologicamente, abbiamo fatto finta che un piccolo problema non si volesse risolvere. Un piccolo inconveniente che, se avvenuto in un altro momento della nostra vita, sarebbe stato chiarito semplicemente con un messaggio su whatsapp. Invece ci trovavamo in una fase in cui c’era quasi la volontà di prendere le distanze per ritrovarci. Un po’ come avviene con una moglie oppure una compagna. Eravamo lì a dire a noi stessi che il problema non era risolvibile pur sapendo che si sarebbe risolto. Ma questo ci è servito per indagare meglio in noi stessi dopo tanti anni vissuti fianco a fianco».<br />
<strong>E questo ha inciso sul nuovo disco?<br />
</strong>«Questa crisi si è già risolta da un anno ma, quando dovevamo uscire con un disco per noi bellissimo e pieno di luce, ci chiedevano se fosse davvero giusto parlare di quanto accaduto. Lo facemmo e i nostri fan erano scossi all’inizio. Ma credo che sia giusto parlare delle crisi per evitare che avvengano le prossime. Perché è così che succede nella vita».<br />
<strong>Fra le tante emozioni, quella che avete avvertito sul palco del Festival di Sanremo nella serata di giovedì era particolarmente forte. Soprattutto tu Giuliano eri visibilmente commosso. Se dovessi fare una classifica delle emozioni che hai provato, a che posto la metteresti?<br />
</strong>«La prima è quella della nascita di mia figlia, ma quella che ho avvertito sul palco non può essere classificata. Finita l’esibizione non ce la facevo a trattenermi. Per chi fa cinema, un premio Oscar non ha eguali. Per un gruppo italiano, una standing ovation a Sanremo insieme a sei fratelli è stata indescrivibile, soprattutto perché con noi sul palco c’erano generazioni di persone che ci hanno ascoltato e che erano con noi sul palco. E’ come un sogno che realizzi con un amico con cui hai condiviso una vita».<br />
<strong>Tornereste sul palco di Sanremo come concorrenti?<br />
</strong>«No. Non è per snobbare la manifestazione, magari è un limite. Ma fa parte di un discorso più ampio. Tredici anni fa ci mettemmo in gioco per crescere ma soprattutto per divertirci. Se chiedete ai cantanti con cui condividemmo il palco quell’anno, tutti vi diranno che eravamo i più “festaioli”. Pensare oggi di fare musica per gareggiare non è nelle nostre corde. Vogliamo che anche i nostri dischi futuri nascano dalla necessità di raccontare un’emozione e non da esigenze di mercato».<br />
<strong>E allora provochiamo: tu torneresti a Sanremo da conduttore?<br />
</strong>«Non credo proprio (<em>ride, ndr</em>). Ci sono persone molto più brave di me a farlo, come Fiorello. Io preferisco scrivere canzoni, è un ruolo in cui mi sento maggiormente a mio agio».<br />
<strong>Continuando a parlare di forti emozioni, quella della scomparsa di Dolores O’Riordan con cui tra l’altro cantaste insieme “Senza fiato” è stata un duro colpo.<br />
</strong>«Oltre al coinvolgimento personale, la scomparsa di Dolores è stato un lutto mondiale. Anche se lei oggi non c’è, la sua voce rimarrà immortale (<em>intona un pezzo del brano “Senza fiato”, ndr</em>)».<br />
<strong>Rimpiangi qualcosa dei Negramaro “non famosi”, ossia di quando ci si esibiva per un gruppo di persone ristrette a inizio carriera? </strong><br />
«No e il motivo è semplice. Se io fossi stato solista,cioè  se i Negramaro non avessero proseguito il loro percorso insieme, oggi non saremmo qui. Solo insieme siamo andati sulla Luna, ma rimanendo ancora con i piedi per terra».<br />
<strong>Quando pensate di venire a suonare a Padova?<br />
</strong>«E’ un piacevole problema che abbiamo con tutte le città d’Italia. Col prossimo tour saremo a Lignano, che non è poi così distante. Ma ci penseremo, ho capito che non cuoi fare troppa strada in macchina (<em>ride, ndr</em>)»</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Maria Elena Schiavon (c)</p>
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		<title>Il Festival Sociale</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 08:24:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“Una vita in vacanza” per uscire da un mondo self-made sempre più virtuale in cui siamo abituati a prenderci tutti troppo sul serio Se vuoi camminare a Sanremo (la città) durante i giorni di Sanremo (il Festival) è necessario farlo qui, sulla strada che costeggia il lungomare. Per osservare tutto da lontano, pur essendoci in&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/il-festival-sociale/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Una vita in vacanza” per uscire da un mondo self-made sempre più virtuale in cui siamo abituati a prenderci tutti troppo sul serio </em></p>
<p>Se vuoi camminare a Sanremo (la città) durante i giorni di Sanremo (il Festival) è necessario farlo qui, sulla strada che costeggia il lungomare. Per osservare tutto da lontano, pur essendoci in mezzo. E’ come se d’inverno i ruoli s’invertissero: le persone che prima correvano per accaparrarsi un ombrellone sulla battigia, adesso sgomitano per cercare un selfie sfuocato con lo sfondo dell’Ariston. In questo luogo, in questi giorni, basta accendere una videocamera amatoriale per illudere chiunque che si rivedrà in televisione. Sai te: “magari sulla Rai…”. Sì, la Rai. Quella “mamma” che tra le vie e viuzze del centro è una sorta di atea e intangibile figura di riferimento per un popolo che – a prescindere dall’età – si è app-socializzata annullando il confine tra idolo e fan, perché il secondo può divenire il primo se è un web influencer con molti <em>follower</em> (ossia “seguaci”, quasi a rimarcare il divino potere che affidiamo all’etere).<br />
La realtà è più semplice, perché ruota attorno ad un Teatro che è forse la massima espressione delle Cattedrali dello spettacolo. Circondato da polizia e carabinieri da ogni lato, nell’epoca dell’abbattimento di tante barriere morali ha invece rinforzato quelle fisiche, allargando i propri confini, inserendo metal detector e gate di sicurezza a cui ormai non facciamo più caso. Se qui vuoi lavorare necessiti di pass per ogni cosa. Il pass per accedere alla sala stampa, il pass per il contenitore d’eventi chiamato Casa Sanremo, il pass per votare le canzoni che dovranno passare. E si passa tra i passaggi ostruiti da auto incolonnate e gente comune che trova il suo minuto di notorietà cantando il karaoke per strada. Osservi il banco della nutrita sala stampa su cui riposano chilogrammi di carta bianca, già destinata al macero. Ti muovi tra i corridoi affollati, sgomiti per ricavare un fazzoletto di spazio solo per appoggiare il tuo computer e poter semplicemente scrivere.<br />
Poi arriva finalmente il momento in cui ti siedi, ascolti varie canzoni di cui molte uguali al passato e finalmente pensi che loro hanno capito tutto. Lo Stato Sociale ha sapientemente mixato i nostri problemi, le nostre corse quotidiane, le nostre aspirazioni più o meno velleitarie fotografando noi stessi con irriverenza ed ironia, quella che spesso manca in un mondo self-made sempre più virtuale in cui siamo abituati a prenderci tutti troppo sul serio. Non sarà la canzone artisticamente più bella, ma almeno è la più vera.</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Maria Elena Schiavon (c)</p>
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		<title>La rivincita dei &#8220;bamboccioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2017 10:19:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nella filosofia indiana, il “karma” è l’attivazione del principio di causa-effetto delle azioni dell’essere umano, svolto all’elevazione dello stesso. Un concetto che, banalizzando, dovrebbe trovare il suo logico compimento nella vita di tutti i giorni: dal lavoro alla famiglia, dai rapporti interpersonali con gli amici all’amore. Coltiva e raccogli, prendi cura e guarisci, dai e&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/la-rivincita-dei-bamboccioni/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella filosofia indiana, il “<em>karma</em>” è l’attivazione del principio di causa-effetto delle azioni dell’essere umano, svolto all’elevazione dello stesso. Un concetto che, banalizzando, dovrebbe trovare il suo logico compimento nella vita di tutti i giorni: dal lavoro alla famiglia, dai rapporti interpersonali con gli amici all’amore. Coltiva e raccogli, prendi cura e guarisci, dai e ti sarà dato. Un concetto troppo spesso dimenticato – soprattutto in Italia – attraverso il quale si è giunti allo smarrimento della logica del “vota e verrà eletto”, “dimettiti e vai a casa”. Da troppo tempo l’effetto non è conseguenza della causa e questo destabilizza, porta ad un’anarchia morale in cui vengono a mancare i punti di riferimento. Il 4 ottobre 2007, davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, l’ex ministro delle Finanze Padoa Schioppa (elaboriamo il lutto con un Amen), invitò con una battuta a mandare i “bamboccioni” fuori di casa. Da lì iniziò una decade di <em>dekarmizzazione</em> (dopo “petaloso” tutti possiamo inventare nuove parole) che fu da precorritrice all’attuale situazione governativa italiana, indicando con un dito la Luna ma soffermandosi con lo sguardo sull’unghia.<br />
Classe 1982, Francesco Gabbani firmò il suo primo contratto discografico a 18 anni, dando inizio così alla sua carriera artistica. Mentre lui studiava, lavorava, lottava, il palcoscenico musicale italiano si divideva in due parti: la prima composta dai grandi autori/interpreti giunti al successo ai tempi del karma (Ferro, Giorgia, Ligabue, Rossi, Zucchero ecc.), la seconda da un susseguirsi di giovani “usa e getta” frutto del susseguirsi delle edizioni dei talent. Curiosamente, l’ultima categoria è divenuta protagonista dei mass media, quali la televisione e il web. Unico baluardo della prima categoria è rimasta una parte della radio, troppo “vecchia” per essere travolta totalmente dalla nuova moda. La vittoria di Francesco Gabbani incarna la rivincita dei bamboccioni, rimasti fino ad oggi nella casa dell’anonimato a discapito della finta autonomia del successo immediato. L’esordio a 33 anni nella categoria Giovani, la vittoria della stessa, la partecipazione tra i Big e il trionfo a 34 anni. Gabbani non si è fatto paracadutare su un’isola, non ha mandato a quel paese i professori che lo valutavano davanti alle telecamere, non ha aperto un canale YouTube sputando giudizi o cattiverie sugli altri. Gabbani ha scelto la strada vecchia per la nuova e, alla fine, proprio lui si è rivelato la novità di questa edizione. In un 2017 in cui alcuni “big” hanno preso coscienza che non possono vivere per sempre sugli allori del tempo che fu pretendendo un continuo riconoscimento anche nel presente, Gabbani ha sfoderato ironia, capacità e sicurezza in se stesso, maturata grazie ad un percorso in cui gli schiaffi hanno a lungo superato gli applausi. Il gigante Sylvestre è apparso piccolo di fronte ad un bamboccione che sicuramente ha affrontato questo Festival con lo spirito giusto. Ora verrà travolto da quel successo che giustamente merita e che per anni non lo ha nemmeno guardato, come la ragazza più bella della scuola che d’un tratto inizia a strizzarti l’occhio. Questa è stata la novità. Il ritorno alla normalità. Occidentali’s Karma.<br />
<strong>LO SPETTACOLO</strong>. Carlo Conti stava giocando la sua partita da due anni e stava vincendo già per 2-0. Al novantesimo minuto ha deciso di far entrare in campo il “Maradona” degli ascolti televisivi, Maria De Filippi. E così ha vinto 3-0, regalando ascolti e professionalità. Si percepiva inoltre che la stima reciproca era reale, non di facciata. E’ come se il “fiorentino” Conti avesse fatto giocare in maglia viola un’amica “juventina”, ottenendo un plebiscito che non potrà più replicare. Dopo il 3-0 meritatissimo, Conti si tirerà giustamente fuori. Al nuovo coach spetterà il compito di rifare la squadra che dovrà essere rivoluzionata, necessariamente. Serviranno nuovi stimoli, nuove alchimie sul palco e dietro le quinte. Serviranno nuovi nomi. Solo così Sanremo potrà continuare ad essere il grande spettacolo che solo Conti è riuscito a rivalorizzare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTO DI MAURO PASTORELLO</p>
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		<title>Diamo i voti alle canzoni di Sanremo 2017</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2017 10:27:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Al Bano – Di rose e di spine: voto 4,5 E’ chiaro che una buona fetta del pubblico di Sanremo sia composta da nostalgici – giusto per non chiamarli “anziani” – legati al prototipo di canzone sanremese anni ’50 – ed è giusto rappresentarli. E’ vero anche che Al Bano ha scritto una pagina importante della musica italiana.&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/diamo-i-voti-alle-canzoni-di-sanremo-2017/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Al Bano – <em>Di rose e di spine: </em><em>voto</em> 4,5<br />
E’ chiaro che una buona fetta del pubblico di Sanremo sia composta da nostalgici – giusto per non chiamarli “anziani” – legati al prototipo di canzone sanremese anni ’50 – ed è giusto rappresentarli. E’ vero anche che Al Bano ha scritto una pagina importante della musica italiana. Tutto vero. Ma di recente con “Il Volo” abbiamo già dato, anche troppo. Inps.</p>
<p>Gigi D’Alessio – <em>La prima stella:</em><em> voto 5<br />
</em>Qualcuno, citando il cantore-poeta-chi-più-ne-ha-più-ne-metta partenopeo, potrebbe dirmi: ma “<em>Tu che ne sai</em>”! In effetti ne so ben poco di Gigi D’Alessio, non essendo egli un artista inserito nel mio lettore mp3. Ma gli va dato atto che in passato, rimanendo nel genere, ha fatto di meglio. Qui si è imitato.</p>
<p>Ron – <em>L’ottava meraviglia</em>: voto 5<br />
La stiamo cercando tutti, la meraviglia. Che in questo pezzo non si sente. Con l’immenso rispetto per un artista che ha già vinto Sanremo e vanta una carriera da Wikipedia, il brano non gli fa davvero onore.</p>
<p>Michele Zarrillo – <em>Mani nelle mani</em>: voto 5<br />
I suoi brani più famosi e belli sono passati tutti per Sanremo. Ascoltando i suoi album, le altre track non lasciano il segno. Credo che, questa volta, una delle track sia scivolata in Liguria.</p>
<p>Michele Bravi – D<em>iario degli errori:</em> voto5<br />
Dopo essermi fatto odiare da coloro che prima ho definito “anziani”, ora mi concentro sui teenager in modo da stare sul culo a tutti. Michele di “Bravi” ha solo il cognome, perché questo brano è una reale nenia da ninna nanna che non racconta niente di nuovo che non sia già stato detto. E meglio.</p>
<p>Nesli e Alice Paba – <em>Do retta a te</em><em>: voto 5</em><br />
Da un autore capace come Nesli mi aspettavo qualcosa di più graffiante. Il ritornello formato dalle rime “tu”, “più” e “blu” però merita l’applauso della mia maestra delle elementari (che, tra l’altro, saluto con affetto). Di Paba ricorderò con piacere il trucco shocking.</p>
<p>Sergio Sylvestre – <em>Con te</em>: voto 5<br />
Quando esci vincitore da un programma televisivo come “Amici”, solitamente canti 2-3 pezzi che diventano subito delle hit e – obiettivamente – gli autori già sanno che quello che ti faranno cantare diventerà un successo. Poi arrivi a Sanremo, il pezzo non decolla e punti tutto sulla voce che – nulla da dire – è bella. Ma non è un po’ poco?</p>
<p>Clementino – <em>Ragazzi fuori</em>: voto 5,5<br />
Il brano dell’anno scorso era terribile. All’Ariston c’erano solo amici e parenti che saltavano in piedi per tifarlo in maniera un po’ troppo… plateale. Quello di quest’anno è leggermente più sopportabile, a tratti quasi carino (ok, sto esagerando). Però sto 6 non arriva.</p>
<p>Bianca Atzei – <em>Ora esisti solo tu</em>: voto 5,5<br />
Al primo ascolto ho pensato che il ritornello fosse ideale per farlo eseguire all’orchestra “Titti Bianchi”. Al secondo ascolto ho pensato che alla sagra del pisello di Baone farebbe cantare l’intera piazza. Al terzo ascolto… no, non l’ho più ascoltato.</p>
<p>Alessio Bernabei – <em>Nel mezzo di un applauso</em><em>: voto 5,5</em><br />
Nel 2016 presentò “Noi siamo infinito”, che le radio mandarono in onda a lungo, prendendosi meritatamente la rivincita su coloro che non apprezarono il pezzo durante il Festival. Ora torna con un brano decisamente “peggiore”. Peccato per la serata cover: il suo Bennato non ha lasciato davvero il segno.</p>
<p>Raige e Giulia Luzi – <em>Togliamoci la voglia</em>: voto 5,5<br />
La sfortuna di questo pezzo è che sembra un inno ormonale da sottofondo per video di YouPorn. Il ritmo e l’idea però possono dare buoni frutti a lungo termine. Probabilmente, con un altro testo (o in lingua inglese) avrebbe spaccato da subito. Diesel.</p>
<p>Elodie – <em>Tutta colpa mia</em>: voto 6<br />
No Elodie, non è colpa tua. Il timbro della tua voce è pulito, bello, forse meno “caratteristico” rispetto ad altre colleghe. Si nota che c’è alle spalle una “gavetta” ma questa canzone non sfonda come dovrebbe. Ritornello carino, orecchiabile. Magari ci abitueremo a cantarla fra un po’. Forse.</p>
<p>Fabrizio Moro – <em>Portami via</em>: voto 6,5<br />
Nonostante l’ego smisurato di Fabrizio Moro arrivi allo spettatore prima della sua voce, nonostante i suoi sguardi siano sempre pronti per divenire lo “scatto ideale” per i fotografi, nonostante la sua aria da bello e dannato/tatuato, la canzone è ben strutturata. Testo e musica si fondono armoniosamente. Non è un brano da ballare in spiaggia, ma convince.</p>
<p>Chiara – <em>Nessun posto è casa mia</em> 6,5<br />
Per la nostra saonarese DOC, la nota negativa di questo brano è che sia poco adatto ad un contesto come quello di Sanremo. Ascoltatevi il brano su YouTube, magari in silenzio. L’atmosferà è sincera, magica. Però sullo schermo televisivo – anche se in HD – colpisce poco. Probabilmente questo la penalizzerà. Ma solo per l’evento Sanremo.</p>
<p>Ermal Meta – <em>Vietato morire</em>: voto 6,5<br />
Ha meritatamente vinto la serata delle cover, dimostrando di possedere una voce fuori dal comune. L’anno scorso portò in gara un bellissimo pezzo, premiato poi dalle radio. Pur non essendo incisivo come il precedente, questo “Vietato morire” e questa edizione potrebbero definitvamente consacrarlo.</p>
<p>Lodovica Comello – <em>Il cielo non mi basta</em>: voto 6,5<br />
Sembra di ascoltare un cartone animato, con consonanti e vocali scandite meglio della voce di Google Translate. Dovrebbe essere meno “Disney”, giusto per evitare che la prossima volta la facciano duettare con Topolino. Ma la canzone è fresca, orecchiabile. Alle radio piacerà.</p>
<p>Marco Masini – <em>Spostato di un secondo</em>: voto 6,5<br />
Molto radiofonico non lo è mai stato (se non in passato), ma questa volta si mette in gioco con ritmi differenti rispetto a quelli che lo caratterizzano. Un testo intenso, un’interpretazione che a tratti ricorda alcuni sound “alla Tiziano Ferro”. Professionista.</p>
<p>Paola Turci – <em>Fatti bella per te: </em>voto7<br />
Fosse per il suo fascino, avrebbe già vinto. Dovendo essere sinceri, “Fatti bella per te” non è il massimo della profondità, ma la costruzione del pezzo e la sua esecuzione sono tipiche di chi sa fare musica. Artigiana delle note.</p>
<p>Giusy Ferreri – <em>Fatalmente male</em>: voto 7<br />
Apparirà come un voto controcorrente rispetto a quello che potrà essere il suo cammino in questa edizione del Festival (era in bilico dall’essere eliminata). Eppure questa canzone è davvero bella. Un pop italiano che può essere trasmesso e ascoltato ovunque. Outsider.</p>
<p>Samuel – <em>Vedrai</em> 7<br />
Il difetto di Samuel può essere paragonabile a quello di Ligabue: alcune canzoni tra loro sembrano uguali. E’ un confine labile, in cui si richia di passare dal baratro al capolavoro. “Vedrai” non è un capolavoro, ma porta dentro un sound marchiato “Subsonica” che – immagino – per lui possa esserespesso sia gioia che dolore.</p>
<p>Francesco Gabbani – <em>Occidentalis Karma</em>: voto 7<br />
Il vincitore di Sanremo Giovani 2016 non ha paura d’osare ma, soprattutto, di divertirsi. Una canzone “stupida” (di sicuro gli autori non sono Verdi e Leopardi)? In realtà s’inserisce in quella fascia ora occupata da artisti come Gazzè e Silvestri, in grado di far ballare, divertire e riflettere allo stesso tempo. Una dote che in pochi hanno.</p>
<p>Fiorella Mannoia – <em>Che sia Benedetta</em>: voto 7<br />
Con quella voce può cantare ciò che vuole. Ma non basta per assegnarle un bel voto. “Che sia Benedetta” è un mix intenso di testo e musica. Probabilmente poco “canticchiabile” e questo probabilmente penalizzerà la sua radiofonicità nel lungo tempo. Ma l’applauso è d’obbligo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTO DI MAURO PASTORELLO</p>
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		<title>San &#8220;remore&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 10:33:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Per oltre 60 anni, il Festival di Sanremo è stato uno specchio dei tempi. La rappresentazione concentrata di mode, tendenze, pregi ma soprattutto difetti del popolo italiano. Guai ad esprimere un giudizio prima di aver visto. Eppure una considerazione dev’essere concessa. Il Festival che sta per iniziare non solo conserva l’andatura “talent” iniziata da qualche&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/san-remore/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Per oltre 60 anni, il Festival di Sanremo è stato uno specchio dei tempi. La rappresentazione concentrata di mode, tendenze, pregi ma soprattutto difetti del popolo italiano. Guai ad esprimere un giudizio prima di aver visto.<br />
Eppure una considerazione dev’essere concessa. Il Festival che sta per iniziare non solo conserva l’andatura “talent” iniziata da qualche anno, ma ne rafforza la presenza inserendo una co-conduttrice come Maria De Filippi che i talent li ha praticamente inventati. L’aspetto curioso è che questo nuovo prototipo di cantanti usa-e- getta (destino, ahimè, di una buona parte delle talentuose voci televisive) dividerà il palco con un’altra metà composta in gran parte da personaggi (Al Bano, Zarrillo e D’Alessio, giusto per citarne tre) che appartengono ad un mondo lontanissimo. Se i grandi Chef riescono a fondere abilmente il dolce col salato, Carlo Conti riuscirà a creare un piatto prelibato? Oppure rischieremo di sputare un boccone disgustoso?<br />
E’ un rischio che alcuni potrebbero chiamare “coraggio”. Per ora lo declasserei al ruolo di semplice remora, in attesa di assaggiare questa stravagante pietanza.<br />
In tutto ciò, l’mmagine più rappresentativa è quella che vedete in primo piano: blocchi di cemento a chiudere le vie d’accesso al teatro Ariston.<br />
L’evento mondano per eccellenza si fonde alla paura di tempi in cui la paura e il terrore vogliono prendere il sopravvento. Sarà un Festival simile ma – per certi aspetti – molto diverso rispetto ai precedenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTO DI MAURO PASTORELLO</p>
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		<title>Sanremo 2016: Le lacrime dell&#8217;esperienza</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 12:40:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Anche per Padovando si è conclusa l’esperienza Sanremese 2016. Rispetto alla passata edizione, l’impatto con le canzoni in gara è stato meno entusiasmante, inutile nasconderlo. La vittoria di Francesco Gabbani con “Amen” nella categoria Giovani e quella degli Stadio con “Un giorno mi dirai” nella categoria Big, sembrava scontata fin dai primi ascolti. Il televoto&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/sanremo-2016-le-lacrime-dellesperienza/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Anche per <em>Padovando</em> si è conclusa l’esperienza Sanremese 2016. Rispetto alla passata edizione, l’impatto con le canzoni in gara è stato meno entusiasmante, inutile nasconderlo. La vittoria di Francesco Gabbani con “Amen” nella categoria Giovani e quella degli Stadio con “Un giorno mi dirai” nella categoria Big, sembrava scontata fin dai primi ascolti. Il televoto non ha stravolto – come si temeva – una classifica che ha premiato le canzoni più orecchiabili e qualitativamente meglio composte.<br />
Parallelamente ora si muovono altre classifiche: quella delle radio, delle web radio, di YouTube, dei dischi venduti, delle canzoni scaricate. L’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione ha aperto molte nuove strade, tanto che parlare di “canzone vincitrice” ha un significato marginale. Quello che ci rimarrà nella memoria è soprattutto la commozione di un gruppo – gli Stadio – che non ha celebrato il passato sfoderando un pezzo scialbo, ma si sono messi in gioco con un brano che, destino della vita, l’anno prima era stato scartato. La loro fortuna è stata quella di ripresentarlo modificato nel 2016, spiccando in mezzo ad una media di pezzi meno “immediati”. Lo #StileStadio è ritornato preponderante, convincendo giovani e meno giovani. In sala stampa, Gaetano Curreri era un bambino col volto solcato da lacrime di gioia, un’immagine diametralmente opposta a quella del gruppo “Il Volo” che nel 2015 aveva celebrato la propria vittoria tra le polemiche, con una sala stampa sconcertata e polemica nei confronti di un gruppo di ragazzotti che si credevano arrivati nonostante fossero stati spinti, come avviene ancora oggi, da coloro che tessono il loro futuro discografico.<br />
Probabilmente i brani del 2016 dureranno meno, ma qualcosa di positivo c’è stato. Quest’edizione ha messo in mostra gli autori (vedi il pezzo di Zampaglione purtroppo cantato da una Patty Pravo schiava di se stessa), il ritmo di brani rock come quello del sempreverde Enrico Ruggeri, così come quelli della categoria Giovani che, ammettiamolo, erano nettamente più freschi dei grandi.<br />
Tra la massa di cantanti dell’ultima ora usciti dai vari “Amici” o “X-Factor” e destinati ad un futuro da meteore, tra le ballate alquanto basso popolari di Rocco Hunt e il non-rap un po’ antipatico di Clementino, qualcosa di buono è emerso. E’ da lì che bisogna ripartire, per capire che un buon piatto è tale se ha qualità, non solo “novità” od “estro”. In un’epoca di mille talent è impossibile avere mille talenti e coloro che – alla fine dei giochi – davvero emergono, sono coloro che mettono il lavoro al servizio del loro sogno. Ecco perché i veri talentuosi sono stati altri.<br />
<strong>IL CONTORNO SANREMESE</strong>. Decisamente favolosa l’organizzazione fuori e dentro al teatro Ariston. Più volte Carlo Conti ha chiesto un applauso in diretta tv per le forze dell’ordine, che quest’anno erano dispiegate in maniera massiccia in ogni angolo della città. La loro presenza però ha indotto sicurezza e non tensione. In un periodo storico in cui la paura del terrorismo ha la padrona sulle altre emozioni, Sanremo ha dimostrato che i timori si combattono col sorriso e con la prevenzione. La città ha vissuto appieno la sua settimana di notorietà nonostante la pioggia, ha dimostrato che è capace di adattarsi costantemente a quello che – ancora oggi – è lo spettacolo più bello e complicato della tv italiana.</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>foto di Maria Elena Schiavon</strong></p>
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		<title>Virginia Raffaele: Il fascino di chi sa far ridere</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2016 13:10:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L’attrice comica Virginia Raffaele si racconta da Sanremo e ironizza su se stessa: «sto diventando bipolare» E’ in assoluto la vincitrice della 66° edizione del Festival di Sanremo. Questa volta non parliamo di cantanti, bensì di una donna che – rispetto alla vigilia dell’inizio della manifestazione – non solo non ha tradito le aspettative, ma&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/virginia-raffaele-il-fascino-di-chi-sa-far-ridere/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’attrice comica Virginia Raffaele si racconta da Sanremo e ironizza su se stessa: «sto diventando bipolare»</em></p>
<p>E’ in assoluto la vincitrice della 66° edizione del Festival di Sanremo. Questa volta non parliamo di cantanti, bensì di una donna che – rispetto alla vigilia dell’inizio della manifestazione – non solo non ha tradito le aspettative, ma le ha pure superate. Stiamo parlando di Virginia Raffaele, 35 anni, verace romana. Bellissima, intelligente, brava. «Una donna da sposare», dicono tutti in sala stampa. Ma della sua vita privata non si sa nulla. Attrice comica e perfetta imitatrice, in grado di regalare ai personaggi interpretati una vera e propria anima parallela.<br />
«Carlo Conti è riuscito a creare un’atmosfera serena», esordisce Virginia. «Non mi aspettavo quest’accoglienza per cui ringrazio davvero tutti per i tanti apprezzamenti che sto ricevendo. Pensate che, oltre ai soliti mazzi di fiori, ho ricevuto una forma di formaggio gorgonzola dal teatro di Novara in cui avevo debuttato come attrice. E’ stato fantastico oltre che divertente. Detto questo, siamo molto stanchi. Stasera andremo ad ubriacarci io, Madalina e Gabriel insieme al Maestro Peppe Vessicchio».<br />
<strong>Ti vediamo sempre nei panni di qualcuno. Quand’è che ti vedremo nei panni di Virginia Raffaele?<br />
</strong>«Sto studiando da un po’ il personaggio di Virginia ma non indovino mai la camminata (<em>ride</em>). Poi ho paura di querelarmi da sola…».<br />
<strong>Dei personaggi che hai interpretato in queste serate, qual è stato il più difficile nella fase trucco?<br />
</strong>«Il trucco più complesso è stato senza dubbio quello di Carla Fracci. Hanno dovuto effettuare il tiraggio della pelle: un procedimento complicato e scomodo perché bisogna lavare prima il viso con alcool. Ma non è stata tanto la fase di preparazione il problema, ma lo strucco: avevo la pelle in fiamme. Se continuo così, a 40 anni “schioppo”».<br />
<strong>Come l’hanno presa gli imitati?<br />
</strong>«Sono stati tutti molto carini. Ho parlato sia con la Sig.ra Fracci che con Donatella Versace: hanno capito con grande ironia quanto ho portato sul palcoscenico».<br />
<strong>Quanto dai di tuo ai personaggi imitati e quanto loro lasciano in te?<br />
</strong>«I personaggi che interpreto mi arricchiscono… in realtà sto diventando bipolare. A parte gli scherzi: è una sorta di scambio. Inoltre, ad un certo punto i miei personaggi si distaccano dall’originale e prendono una vita propria da cui mi lascio coinvolgere. L’effetto risata poi deve venire da sé. Inutile nasconderlo: il comico è una persona fragile, perché “dipende” dalla risata. Ecco che lo scambio col pubblico è fondamentale. Mi diverto tantissimo ad osservare la reazione di chi mi sta guardando. Se il pubblico ride, mi fornisce la carica per continuare, altrimenti è il segno che devo percorrere una nuova strada».</p>
<p><em>Alberto Sanavia </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>foto di Maria Elena Schiavon</strong></p>
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		<title>Elio e le storie tese: “Siamo gli eredi di Toto Cutugno”</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2016 12:51:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Realizzare un’intervista seria al gruppo “Elio e le storie tese” è impossibile. Il loro merito sta nell’autenticità, nell’inimitabilità. Di tanto in tanto, qualcuno ha tentato di togliere loro l’esclusiva, ma è grazie alla loro capacità comunicativa che hanno creato un embargo artistico che è diventato un punto di forza difficile da scardinare. Ecco che –&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/elio-e-le-storie-tese-siamo-gli-eredi-di-toto-cutugno/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Realizzare un’intervista seria al gruppo “Elio e le storie tese” è impossibile. Il loro merito sta nell’autenticità, nell’inimitabilità. Di tanto in tanto, qualcuno ha tentato di togliere loro l’esclusiva, ma è grazie alla loro capacità comunicativa che hanno creato un embargo artistico che è diventato un punto di forza difficile da scardinare. Ecco che – davanti al plotone d’esecuzione della sala stampa – iniziano la loro non-conferenza prendendo le domande, smontandole, giocando con le parole e inducendo i giornalisti a scherzare a loro volta. La loro genialità non sfocia nella macchia perché, ammettiamolo candidamente, sono dei musicisti eccellenti.<br />
“Vincere l’odio” è una canzone che porta il loro marchio, inconfondibile, per certi versi poco trasmettibile in radio, ma sicuramente l’ennesima perla che i fan aggiungeranno alla loro bacheca. Dal 29 aprile partirà il loro tour, che farà tappa il prossimo 21 maggio 2016 al Gran teatro Geox di Padova.<br />
Elio e Faso sono la doppia voce che rende la conferenza uno show. «Siamo gli eredi di Toto Cutugno», esordiscono rispondendo alla domanda che chiedeva loro se fossero interessati ad esportare la loro musica in Russia. «Siamo un esempio di collettività h24 su qualunque argomento. Questo forse è il nostro segreto. Alcuni intenditori di musica hanno ascoltato attentamente il brano presentato a Sanremo e ci hanno dato un responso che ci è interessato molto. Ci hanno detto: “è bello”».<br />
<strong>Perché quest’anno non avete portato Magoni al Festival?<br />
</strong>«Non lo portiamo a Sanremo per questione di soldi. Economicamente è costoso. E’ dura ammetterlo ma è così».<br />
<strong>Cosa vi aspettate da questo Festival?<br />
</strong>«Lo abbiamo detto più volte: l’obiettivo è il ripescaggio e oggi ci impegneremo in tal senso. Vogliamo vivere l’emozione di uscire ed essere ripescati».<br />
<strong>Come in alcune canzoni, ascoltando al contrario il vostro brano, c’è un messaggio nascosto?<br />
</strong>«Capovolgendo il brano, c’è un messaggio nascosto così bene che non l’abbiamo trovato. Però, se ascoltate l’intero album al contrario e al rallentatore, troverete una versione lentissima di “Wish you were here” dei Pink Floyd».<br />
<strong>“Vincere l’odio” può essere definito un brano che permette alla bruttezza di vincere sulla bellezza?<br />
</strong>«Noi pensiamo che la bruttezza sia bella, basta guardarla dall’angolo giusto. E’ il punto di vista che cambia il significato delle cose».<br />
<strong>Elio, hai avuto difficoltà nello scandire le parole di questa canzone? Non è assolutamente facile e anche per questo siete sempre innovativi.<br />
</strong>«Noi siamo degli sperimentatori. A volte va bene e altre va male. La mia tecnica per parlare bene si chiama “Acapulco”, cioè scansione perfetta delle frasi. Faso mi aveva consigliato di andare a Scandicci al noto istituto Aldo Feffi per imparare a scandire bene le parole. Ma io uso la tecnica Acapulco».<br />
<strong>C’è il rischio che, a proporre sempre cose innovative, si rischi di diventare conformisti?<br />
</strong>«Il rischio può esserci ma non c’è il rischio di trovare canzoni simili al Festival di Sanremo. Secondo un nostro attento studio, il 98% delle canzoni del Festival sono identiche. Da voi giornalisti questo nostro modo di fare musica è accettato, ma non è detto che piaccia all’altro 98% degli italiani».<br />
<strong>Cosa potete dirci dell’album “Figgata de Blanc” in uscita dal 12 febbraio?<br />
</strong>«Ci siamo divertiti a realizzare il disco come non accadeva da tanti, troppi anni. Abbiamo coinvolto nuovamente il produttore dei nostri primi dischi al quale abbiamo dato il nuovo alias “Kromosex”. Soprattutto è la prima volta che siamo riusciti a farlo uscire durante il Festival e non dopo due mesi da cazzoni come eravamo, perdendo quindi tutta l’onda positiva del Festival. Il disco è di colore giallo, quindi è facile trovarlo. Inoltre, in una tiratura limitata di 1.000 copie, è presente un massaggiatore per lei e lui, chiamato “Lelo”. Con questo vogliamo sfatare il mito secondo cui siamo nemici delle donne, anzi. Noi le donne le amiamo così tanto che abbiamo pensato a questa iniziativa esclusiva. Inoltre è un dono perfetto per il prossimo San Valentino».<br />
<strong>Elio, è vero che ora sei iscritto a tutti i social network?<br />
</strong>«Se siete stati attenti, il mio è stato un esperimento. Ho creato un account su tutti i social ma sono assente dai social. Volevo vedere se mi piacevano ma in realtà non so usarli».<br />
<strong>Come mai Rocco Tanica non si è esibito con voi ricoprendo il ruolo d’incursore nel Festival?<br />
</strong>«Rocco Tanica non c’è perché si è creato un grosso malinteso. Aveva ormai firmato un contratto capestro che lo obbligava a fare la “rassegna stampa” in questo Festival. Nel corso della giornata però è sempre con noi. E’ un continuo abbracciarci e riabbandonarci, come accade nei rapporti che funzionano per tanto tempo».<br />
Gli applausi, la folla divertita che richiede una foto con loro. Faso si alza e – prima di congedarsi – regala l’ultima battuta. «Voglio dire grazie a Rocco Hunt, perché ho capito che non si dice <em>guagliò</em>, ma <em>guagliù</em>. Questo mi ha cambiato la percezione della vita».</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>foto di Maria Elena Schiavon</strong></p>
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