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	<title>Alberto Sanavia &#187; serenissima</title>
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		<title>La stele di Padova che rischiò d’essere dedicata a… Napoleone</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 01:57:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La straordinaria e incredibile storia della stele Giustiniani di Antonio Canova. “Nascosta” per anni, per poco non fu dedicata a Bonaparte. Un’opera che ha trovato pace solo dopo un secolo dalla sua realizzazione &#160; Nato a Possagno (TV) il 1° novembre 1757, il pittore e scultore Antonio Canova fu uno dei principali esponenti degli ideali&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/la-stele-di-padova-che-rischio-dessere-dedicata-a-napoleone/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La straordinaria e incredibile storia della stele Giustiniani di Antonio Canova. “Nascosta” per anni, per poco non fu dedicata a Bonaparte. Un’opera che ha trovato pace solo dopo un secolo dalla sua realizzazione</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato a Possagno (TV) il 1° novembre 1757, il pittore e scultore Antonio Canova fu uno dei principali esponenti degli ideali estetici del neoclassicismo. Fin qui, nulla di nuovo. Basta sfogliare un qualsiasi manuale per scoprirlo. A soli 20 anni, su sollecitazione del letterato e politico veneziano Andrea Memmo, Canova ricevette da Ernestina Stahrenberg e da Leonardo Venier il compito di realizzare le statue in onore del Provveditore Alvise Valaresso e dello scienziato Giovanni Poleni, da posizionare in Prato della Valle a Padova.<br />
Il suo legame con la città di Padova ebbe però la definitiva consacrazione con un bassorilievo datato 1795 e conservato senza troppo scalpore nel museo civico degli Eremitani dal 1896. Esposto ancora oggi al pubblico in un angolo al piano superiore dell’edificio, in pochi sanno che questa splendida opera nasconde una storia molto travagliata.<br />
Una storia fatta di promesse, lunghe attese, spostamenti ma soprattutto di “dediche”. La stele Giustiniani, così immobile nella sua docile maestosità, cela invece un passato movimentato. Perché raccontare tutto questo? Perché il valore di un’opera non è data solo da ciò che rappresenta, ma dalla vicenda che – ad oggi – l’ha portata così ai nostri occhi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il viaggio può iniziare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA NASCITA DELLA STELE GIUSTINIANI<br />
</strong>E’ il 21 dicembre 1795. Il letterato Giovanni Scardova, “annotatore diligente di cose patrie” e al quale oggi (2020) è dedicata una piccola via nel quartiere San Gregorio di Padova, aggiunse il nome del capitano e vice podestà veneziano Girolamo Giustiniani – in prossimità di lasciare l’incarico – nel libro intitolato “Cittadini nobili che compongono il Consiglio della Magnifica Città di Padova”.<br />
Il Prof. Antonio Selva, in quanto amico intimo di Canova, intercesse con l’artista per la realizzazione di un’opera marmorea che non solo avrebbe reso onore all’operato del Giustiniani, ma che a tutti gli effetti si sarebbe trasformata in un dono rappresentativo della città di Padova.<br />
Nei primi giorni del gennaio 1796, Canova visitò la Sala del Consiglio sopra la Loggia della Gran Guardia in Piazza dei Signori. E’ lì che il bassorilievo sarebbe stato posizionato, tanto che il 23 dello stesso mese Antonio Canova scrisse al Selva: “<em>il lume sarà ottimo, ed io penso di comporlo con una figura sedente, rappresentante Padova con li suoi attributi</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I MODELLI DELLA STELE<br />
</strong>Nei mesi seguenti Canova proseguì il suo lavoro a Roma e il 14 maggio del 1796 informò</p>
<div id="attachment_1376" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/disegno-stele-giustiniani.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1376" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/disegno-stele-giustiniani-150x150.jpg" alt="Disegno preparatorio della stele Giustiniani" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Disegno preparatorio della stele Giustiniani</p></div>
<p>Selva che il modello era pronto. “<em>Sono stato obbligato a farne due di questi modelli</em>”, scrisse, “<em>perché il primo aveva voltata la figura di Padova verso la scala, e non poteva farmi bene con il lume della finestra; dimodoché ne ho composto un’altra che guarda al lume, e sembra che faccia bene</em>”.<br />
A luglio dello stesso anno realizzò inoltre un disegno e un ulteriore modello (probabilmente preparato dalla sua “officina”) che fece spedire a Padova.<br />
<strong>Nel mese di maggio del 1797 l’opera trovò il suo compimento, ma bisognava fare i conti con la minaccia francese</strong>.<br />
Una minaccia che stava per cambiare il corso di questa storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA STELE “BONAPARTE”<br />
</strong>Il 1797 è l’anno dell’ingresso dei francesi in Italia. Il 12 maggio l’ultimo doge di Venezia – Ludovico Manin – abdica decretando la fine della Serenissima Repubblica.<br />
Canova riceve indicazioni da Padova di sospendere l’iscrizione dedicata a Giustiniani sulla stele, ma dopo 15 giorni dalla caduta della Serenissima, l’artista contrariato impugna carta e penna scrivendo a Selva che – rinunciando a queste iscrizioni – “<em>…resterà una tabella di forma poco conveniente. Vogliatemi bene, e credetemi</em>”.<br />
I mesi trascorrono, la stele rimane a Roma e nel frattempo Canova attende i 26 zecchini necessari per spedirla a Padova. Tutto tace fino all’ottobre dell’anno <strong>1800</strong>. Sotto la minaccia francesce, il segretario Renato Arrigoni scrive a Canova che “<em>nell’epoca democratica chiesero i Padovani che venisse levato dal loro Basso-rilievo il ritratto del Giustiniani, sostituendovi quello di Bonaparte</em>”.<br />
Vuoi per paura, vuoi per un probabile fascino comunque esercitato dal nuovo <em>eroe</em> del secolo, Canova realizza un disegno nel quale <strong>scompare la dedica al Giustiniani</strong>.<br />
La donna rappresentata nel disegno ora scrive: “NAPOLEON ME AVSPICAT”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL TEMPO GUARISCE: DA BONAPARTE AL “NUOVO” GIUSTINIANI<br />
</strong>La realizzazione del disegno pro-Napoleone e il sopito fervore politico dei primi tempi,</p>
<div id="attachment_1380" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-01.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1380" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-01-150x150.jpg" alt="La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova</p></div>
<p>giocano a favore della stele che, a tutti gli effetti, non subisce modifiche e viene messa in secondo piano rispetto alle esigenze dell’epoca.<br />
Nel 1802 il nobile Antonio Conte Zacco-Lion si fa portavoce di quei padovani che volevano finalmente portare l’opera in quel di Padova. Ecco che questa fu l’occasione per sfruttare l’iscrizione dedicatoria apposta sulla tabella in onore dello zio di Girolamo Giustiniani, ossia <strong>Nicolò</strong>, vescovo di Padova e fondatore dell’Ospedale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IMBALLATO A LUNGO: IL VENTENNIO DI “PRIGIONIA” E LA PACE NEL MUSEO<br />
</strong>Giunta finalmente a Padova nel giugno del <strong>1802</strong>, la stele rimase imballata per un mese, in quanto il Selva doveva trovare un luogo idoneo e “in buon lume”. Non solo. La famosa dedica da incidere sulla stele ottenne la definitiva approvazione nell’ottobre del <strong>1803</strong>, quando tutti convennero sullo scrivere:<br />
<a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-01.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1381" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-01-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 01" width="150" height="150" /></a><br />
NIC. ANT. IVSTINIANO<br />
PONTIFICI<br />
NOSOCOMI AVCTORI<br />
ME<br />
GRATES MIEDITANTEM VNVS<br />
SCVLPAT CANOVA</p>
<p>Finita qui? Assolutamente no. Custodita per tre anni nel Collegio dei Giuristi nel Palazzo Vescovile, nel <strong>1806</strong> la stele venne spostata nella Sala Sedute della Congregazione. L’attesa di definitiva collocazione proseguì fino al <strong>1821</strong> quando lo stesso Antonio Canova si decise di venire a Padova col suo allievo Rinaldi per posizionarla nell’Ospedale Giustinianeo. Inizialmente collocata all’ingresso, fu poi trasferita in un’altra ala a maggior riparo “<em>dagli oltraggi di mano profana</em>”.<br />
Il destino nomade della stele Giustiniani potrà godere della definitiva pace solo verso la fine del secolo (<strong>1896</strong>), trovando spazio nel museo civico che ancora oggi la ospita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’OPERA<br />
</strong>Storia a parte, la stele Giustiniani è un capolavoro di grazia e simboli.<br />
&#8211; La <strong>Matrona</strong> rappresenta Pa<a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-05.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1377" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-05-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 05" width="150" height="150" /></a>dova. Appare come una giovane donna, idealizzata e aggraziata nelle forme del viso e del corpo, lasciando intravedere un seno, le forme del corpo, braccia e gambe coperte da un leggero velo. I capelli sono raccolti da un nastro con una ciocca leggera a sfiorarle il collo. Sul capo è posizionata una corona “turrita” e il volto è leggermente chinato a seguire l’incisione di cui abbiamo già parlato.<br />
&#8211; La <strong>tavola</strong> su cui scrive la Matrona è sostenuta da un fanicullo alato, snello e leggero, il cui volto divertito e incuriosito è intento a sbirciare l’iscrizione. Sotto la tavola spuntano due serpenti che si attorcigliano attorno al caduceo, simbolo non solo della città di Padova ma delle scienze e delle arti. Uno dei due serpenti presenta la testa di un caprone, a dimostrare che questa terra era dotata di un suolo fecondo per i pascoli.<br />
&#8211; La <strong>civetta</strong> posta sopra alla tavola, vola verso il basso, a vigilanza degli studi. <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-04.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1378" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-04-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 04" width="150" height="150" /></a><br />
&#8211; Sul braccio della Matrona è posizionata una fettuccia da cui pende un antico <strong>sigillo</strong> tratto dalla nobile famiglia dei Conti di Lazzara. Attorno al sigillo appare una scritta a definire i confini del territorio secondo l’epoca: MUSON, MONS, ATHES, MARE CERTOS DANT MIHI FINES. Sopra all’antico castello appare la scritta PADUA.<br />
&#8211; Lo <strong>scalino in pietra</strong> su cui poggiano i piedi della Matrona è inciso in maniera leggera e aggraziata per non togliere l’attenzione dello spettatore dalla centralità dell’opera.<br />
A partire da sinistra, la punta di un vascello simboleggia l’arrivo dei troiani a Padova che leggenda vuole fondatori della città. Il primo è un soldato che regge un’asta a guardia del luogo, mentre al suo fianco due abitanti del luogo si abbracciano (compiaciuti per ciò che si sta realizzando) osservando un muratore chino su se stesso mentre è intento a solcare il terreno su indicazione di Antenore, che ragiona sulla formazione della nuova città. Dietro di lui, il figlio e la moglie, con quest’ultima che porta lo sguardo al cielo, riconoscente per aver concesso alla loro famiglia un asilo così felice. Le ultime due figure sulla destra sono una pecora e un toro, simboli della fertilità del terreno e della necessità dell’agricoltura. <a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-06.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1379" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/03/stele-giustiniani-dettaglio-06-150x150.jpg" alt="stele giustiniani dettaglio 06" width="150" height="150" /></a>Sullo sfondo, a chiudere l’immagine, il profilo dei Colli Euganei in lontananza.<br />
&#8211; La cima della stele è composta da un frontone lavorato con precisione e al cui centro è posizionata una corona d’alloro, simbolo di prestigio per i risultati raggiunti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
&#8211; Albrizzi Isabella, “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova”, Pisa, 1822<br />
&#8211; De Lazara Nicolò, “Per le faustissime nozze Pappafava-Cittadella”, Padova, 1859<br />
&#8211; Gamba Bartolommeo, “Biblioteca canoviana, ossia, Raccolta delle migliori prose, e de&#8217; più scelti componimenti poetici sulla vita, sulle opere ed in morte di Antonio Canova”, Giovanni Parolari Tipografo Editore, Venezia, 1823<br />
&#8211; Missirini Melchior, “Della vita di Antonio Canova”, Milano, 1824<br />
&#8211; “Notizie intorno alla vita di Antonio Canova”, Giuseppe Orlandelli Editore, 1822<br />
&#8211; Orsolato Giuseppe – Notizie storiche e lettere di Antonio Canova sopra il basso-rilievo collocato nella chiesetta della spedale in Padova<br />
&#8211; Rosini Giovanni, “Saggio sulla vita e sulle opere di Antonio Canova”, Niccolò Capurro Editore, Pisa, 1830<br />
IMMAGINI<br />
&#8211; Le foto sono realizzate da Alberto Sanavia<br />
&#8211; Il disegno è tratto dal terzo tomo di “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova” di Albrizzi Isabella, Pisa, 1822</p>
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		<title>Cristoforo Moro, il docile Doge sepolto da francescano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jan 2018 23:50:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Potendosi calare con una capsula del tempo nella realtà della Serenissima, ci renderemmo conto che non tutti i Dogi  furono uguali. Ci mancherebbe. Chi governò con i più nobili intenti, chi per potere, chi per voglia di sangue o di denaro. Il fascino della storia, e di riflesso quella di Venezia, sta proprio qui: nelle&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/cristoforo-moro-il-docile-doge-sepolto-da-francescano/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Potendosi calare con una capsula del tempo nella realtà della Serenissima, ci renderemmo conto che non tutti i Dogi  furono uguali. Ci mancherebbe. Chi governò con i più nobili intenti, chi per potere, chi per voglia di sangue o di denaro. Il fascino della storia, e di riflesso quella di Venezia, sta proprio qui: nelle persone. Con i loro pregi e i loro difetti, da sempre sono gli uomini che hanno contribuito alla costruzione di un mondo che continua ad alimentare curiosità, rivisitazioni e leggende. Questa è la breve storia di un Doge molto lontano dalle figure antiche alla Napoleone Bonaparte o dalle più moderne alla Donald Trump. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>TUTTO COMINCIA DA QUI</strong>. Cristoforo Moro nasce a Venezia nel 1390 circa e sempre</span></p>
<div id="attachment_1298" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/moro-moneta.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1298" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/moro-moneta-150x150.jpg" alt="Moneta con l'effige di Cristoforo Moro" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Moneta con l&#8217;effige di Cristoforo Moro</p></div>
<p><span style="color: #000000;">qui, nel 1471, esala l’ultimo respiro. Con 30 voti favorevoli su 41, succede a Pasquale Malipiero il 12 maggio 1462. Attenzione: che non sia un guerrafondaio è abbastanza chiaro anche se – suo malgrado – proprio dopo la sua elezione deve far fronte ad una sciagurata lotta contro gli ottomani che terminerà con Giovanni Mocenigo solo nel 1479, otto anni dopo la sua morte. Per evitare lo scontro prova a giocare l’allora poco perseguita strada della diplomazia (questa sconosciuta!) partecipando anche alla dieta di Mantova nel 1463 su convocazione di Papa Pio II Piccolomini. Se ad oggi la figura papale è simbolo di pace, Pio II lotta soprattutto con la sua indecisione: guerra o tregua, guerra o tregua? Ovviamente, senza troppo forzare, vince la guerra. Cristoforo Moro le prova tutte per non prendere parte alla crociata, tanto che il capitano navale Vittore Cappello si rivolge a lui così: “Serenissimo Principe, se la serenità vostra non vorrà andar co le bone, la faremo andar per forza, perché gavemo più caro el ben e l’onor de sta tera, che no xe la persona vostra”. Per la serie: pensala come vuoi, ma noi imbracciamo le armi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA PARTENZA</strong>. Con le spalle al muro Cristoforo Moro non può che accettare, anche se l’aspetto più fragile del suo carattere trapela in una frase pronunciata al seguito di quattro consiglieri che aveva portato con sé per trovare il coraggio di dire: “Voria co mi sier Lorenzo Moro, che xe duca de Candia, asmiragio su una galea, perché… <em>mi no me ne intendo de armade</em>”. Che tenero. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1464 dal porto di Ancona partono solo 24 galee veneziane e 8 pontificie: degli alleati</span></p>
<div id="attachment_1299" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/Papa-Pio-II.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1299" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/Papa-Pio-II-150x150.png" alt="Papa Pio II" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Pio II</p></div>
<p><span style="color: #000000;">nemmeno l’ombra. Ma proprio zero. Come se non bastasse il 15 agosto dello stesso anno il “finto indeciso” Pio II… beh, muore. Cristoforo Moro si trova così da solo a dover fronteggiare il sultano Mehmet in una guerra che nemmeno voleva e che – maledetto destino – lo vede coinvolto in prima linea. Cosa fare? Lo potete immaginare. Saluta i turchi da lontano con la manina e se ne ritorna nella sua Venezia. Una decisione che, negli anni a seguire, costerà alla Serenissima la perdita di Albania, Negroponte e altri territori della Grecia. Niente male. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>IL RITORNO</strong>. Stanco nel morale e nel fisico, Moro si prodiga nel completamento della chiesa di S. Giobbe (i cui lavori iniziarono nel 1450) a Cannaregio, in una zona del sestiere allora “centrale” nella vita della città ma soprattutto pregna di significati ‘caritatevoli’. Il primo: la presenza del piccolo ospizio eretto lì vicino già dal 1378 per gli indigenti e dal 1428 affidato da Lucia Contarini ai frati per dare vita a quella che sarà poi la chiesa. Il secondo: la stessa intitolazione della chiesa a San Giobbe, protettore dei poveri e dei diseredati, dei ricchi caduti in tentazione e assaliti dalla sventura, dalla miseria, dalla malattia e del dolore. Il terzo: l’amicizia con San Bernardino da Siena che proprio qui esercita la sua parola di fede. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>LA SPOGLIAZIONE</strong>. Cristoforo è ormai vecchio (superare gli 80 all’epoca era davvero</span></p>
<div id="attachment_1300" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/chiesa-di-san-giobbe.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1300" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/chiesa-di-san-giobbe-150x150.jpg" alt="Chiesa di San Giobbe a Venezia" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Chiesa di San Giobbe a Venezia</p></div>
<p><span style="color: #000000;">un bel traguardo) e senza figli. Tre mesi prima della sua morte dona la bellezza di 10 mila ducati per il completamento del luogo di culto, incaricando lo scultore Piero Lombardo alla realizzazione del portale d’ingresso. Tre le statue sopra al portale (di cui oggi rimane solo l’ombra e un corrispondente ferro di sostegno in evidenza): San Ludovico da Tolosa a sinistra, San Bernardino da Siena (ovvio) al centro e Sant’Antonio da Padova a destra (fu proprio a Padova che il Moro si formò da giovane). E il bassorilievo? L’apoteosi francescana: un sole, posizionato al centro, scaglia i suoi dardi infuocati verso gli empi peccatori, trasformandosi in frecce simbolo della pestilenza lanciata da Dio. Ma il paesaggio e le case in sottofondo vengono protette dalla presenza di San Francesco (a sinistra) che esibisce il crocefisso mostrando le stimmate in segno di sacrificio per la redenzione di Cristo, mentre a destra a fare da scudo col suo corpo c’è, altrettanto ovviamente, San Giobbe. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Come da sua volontà, all’interno della chiesa, sotto all’altare dedicato a San Bernardino,</span></p>
<div id="attachment_1301" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/san-bernardino-da-siena.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1301" src="http://www.albertosanavia.com/wp-content/uploads/2018/01/san-bernardino-da-siena-150x150.jpg" alt="San Bernardino da Siena" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">San Bernardino da Siena</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Cristoforo Moro viene sepolto dopo la sua morte: a piedi scalzi e con l’abito francescano. Leggenda vuole che il Moro dell’Otello di Shakespeare s’ispiri proprio a lui, ma oggi quella stele posizionata a terra ci ricorda solamente di quel doge che lo si sente ancora sussurrare… “mi no me ne intendo de armade”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “I personaggi che hanno fatto grande Venezia”, Newton Compton Editori, 2006, Roma.<br />
&#8211; Giuseppe Tassini, “Curiosità Veneziane – Vol. 1”, Filippi Editore Venezia, 2009, Venezia.<br />
&#8211; Alberto Toso Fei, “La Venezia segreta dei Dogi”, Newton Compton Editori, 2015, Roma.<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “La grande guida dei monumeti di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2005, Roma.<br />
&#8211; Marcello Brusegan, “Guida insolita ai misteri, ai segreti alle leggende e alle curiosità delle chiese di Venezia”, Newton &amp; Compton Editori, 2004, Roma.</p>
<p>FOTOGRAFIE<br />
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&#8211; <a href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwiBxeq1_cHYAhVBPxQKHR2nB1MQjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FSan_Giobbe&amp;psig=AOvVaw2LH_qsGF1bv910xwVcpTCp&amp;ust=1515281395263661">https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwiBxeq1_cHYAhVBPxQKHR2nB1MQjhwIBQ&amp;url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FSan_Giobbe&amp;psig=AOvVaw2LH_qsGF1bv910xwVcpTCp&amp;ust=1515281395263661</a><br />
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