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	<title>Alberto Sanavia &#187; speaker</title>
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	<description>Giornalista &#38; Freelancer</description>
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		<title>Stefano Ferrari: la radio, il volley e la rinascita dopo la malattia</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2020 11:58:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il noto dj padovano è tornato in veste di speaker alla Kioene Arena dopo l’avventura a Gran Canaria e la sua personale vittoria contro un tumore. «Se si parlasse di cancro come di Covid, sarebbe più facile relazionarsi coi malati». La sua playlist: «ai giocatori della Kioene Padova dedicherei Jump dei Van Halen. Il volley&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/stefano-ferrari-la-radio-il-volley-e-la-rinascita-dopo-la-malattia/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Il noto dj padovano è tornato in veste di speaker alla Kioene Arena dopo l’avventura a Gran Canaria e la sua personale vittoria contro un tumore. «Se si parlasse di cancro come di Covid, sarebbe più facile relazionarsi coi malati». La sua playlist: «ai giocatori della Kioene Padova dedicherei Jump dei Van Halen. Il volley esalta all’ennesima potenza il concetto di lavoro di squadra»</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sportivo, istruttore subacqueo ma noto al pubblico soprattutto per essere uno dei dj e delle voci radiofoniche più familiari di Padova. Dopo 6 anni lontano dai campi di volley, <strong>Stefano Ferrari</strong> è tornato a fare lo speaker per la Kioene in un anno di sicuro “complicato”. Se è vero che il Covid-19 ha stravolto il modo di vivere le giornate di ognuno di noi, la storia di Stefano sembra davvero il copione di un film, intriso di colpi di scena e di battaglie. Una su tutte: quella personale vinta contro il cancro. Mai come in questo periodo, servono esempi di resilienza e voglia di non mollare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Sono un allegro ragazzotto classe 1975 – dice Stefano – appassionato di fitness e alimentazione, che ha cominciato a fare il dj e lo speaker radiofonico nel 1994. La passione è diventata un lavoro nel 1997, anno in cui ho girato parecchio per poi accasarmi l’anno successivo a Radio Company a Padova. Di lì a poco ho cominciato a fare anche lo speaker pubblicitario. Come istruttore subacqueo, invece, mi sono concesso due anni sabbatici in cui ho mollato tutto e mi sono trasferito a Gran Canaria, dove sono stato nel 2016 e 2017. Poi ho risposto al richiamo del mio primo Amore, la Radio, tornando quindi a fare esattamente quello che facevo prima». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Per te quello dello speaker alla Kioene Arena è un ritorno. Com’è stato il tuo arrivo alla Kioene Padova e come stai vivendo questo anno “socialmente” molto diverso dagli altri?</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Le stagioni 2011-2014 sono state davvero esaltanti, fra retrocessioni e promozioni come sulle montagne russe. Ho imparato questo nuovo lavoro grazie ad Andrea Meoni, sicuramente il migliore all’epoca. Tornare è stato come non essere mai andato via, probabilmente perché molte delle persone che ho conosciuto nel mio primo periodo sono rimaste. Fare lo speaker in un palazzetto semideserto, o come ora totalmente vuoto è molto complicato, però è altrettanto vero che si migliora professionalmente affrontando situazioni difficili. Spero che molto presto si possa tornare ad avere il pubblico alla Kioene Arena, farebbe bene a me e soprattutto alla squadra». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Il Covid-19 ha cambiato modo di fare sport e di fruirlo. E’ accaduto anche per la radio oppure no?</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Sono cambiate le modalità di fruizione e gli orari. Chi lavora a casa in smart working ci ascolta online dal pc su cui sta lavorando oppure ci guarda sulla Company TV, mentre è diminuito molto il cosiddetto &#8220;drive time&#8221; della sera dopo le 18.00, esattamente l’orario in cui comincio la diretta. Fortunato, no?». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Che differenza c’è tra fare lo speaker radiofonico e quello dello sport?</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Fare lo speaker in radio ti dà la possibilità di rilassarti e prepararti nei &#8220;tempi morti&#8221;, cioè durante le canzoni o la pubblicità. Hai dunque tutto il tempo di prepararti gli interventi e ripassare mentalmente quello che devi dire. Sei comunque libero nei contenuti, puoi spaziare e dare un’impronta personale al tuo programma. Alla Kioene Arena, invece, devi essere sempre concentrato, guardare quello che succede in campo e contemporaneamente preparare la musica o l’effetto da mettere al momento giusto. Anche in questo caso c&#8217;è della preparazione, come gli &#8220;accompagnamenti sonori&#8221; che ho ideato e realizzato in studio di registrazione per le richieste di videocheck. Devi anche conoscere le regole del gioco, altrimenti la brutta figura è dietro l’angolo». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Hai mai giocato a pallavolo e cosa ti piace di questa disciplina?</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Ho giocato per sette anni a volley, fra i 13 e i 20 anni. Erano i tempi del cambio palla e dei sei giocatori fissi, la preistoria! Mi piace che il volley innalzi all’ennesima potenza il concetto di lavoro di squadra: puoi giocare la palla una volta, poi tocca ad un tuo compagno. Mettere palla a terra dopo un’azione ragionata è una libidine che non si può spiegare, e il massimo è condividerla con tutti gli altri».</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Che affinità trovi tra il tuo lavoro e il volley?</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Fare lo speaker radiofonico significa mettere la ciliegina su una torta preparata da un programmatore musicale, da un tecnico che mette a punto montaggi e palinsesto, da una redazione che ti suggerisce i contenuti. Esattamente come uno schiacciatore finalizza il lavoro fatto dallo staff tecnico durante la settimana, e quello di chi difende, riceve, palleggia in partita». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Fai una playlist con tre canzoni che dedicheresti: una alla squadra; una allo staff; una ai tifosi.</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Da rockettaro incallito, non potevo che pensare che a tre canzoni piene di chitarre. Alla squadra dedicherei &#8220;Jump&#8221; dei Van Halen, allo staff &#8220;Know your enemy&#8221; dei Green Day, mentre per quanto riguarda il pubblico la scelta è obbligatoria per questioni coreografiche: &#8220;We will rock you&#8221; dei Queen, un classico per vedere tutte le mani battere all&#8217;unisono a palazzo». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Tra le tante battaglie che hai dovuto combattere c’è anche quella contro la malattia, ma che con grande forza hai vinto. Ci spieghi brevemente cosa è accaduto?</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «A novembre del 2019 mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin, terzo stadio: è un tumore che colpisce i linfonodi e di cui non si conosce la causa. Lo stesso di Francesca Schiavone, della sua collega Carla Suarez Navarro, Jeff Bridges, Nanni Moretti, Joey Ramone. Dopo 5 mesi di chemioterapia ed uno di radioterapia abbiamo vinto, soprattutto grazie al grande lavoro dell’equipe dello IOV di Padova che mi ha seguito». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Secondo te perché tra le persone c’è spesso una sorta di “omertà” nel non voler raccontare anche ciò che di negativo è accaduto?</strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Sinceramente non lo capisco: penso sia semplicemente paura, dovuta al fatto che la sensibilizzazione e la divulgazione non siano recepite per quello che effettivamente sono. Le persone hanno il timore di nominare il cancro. Se fosse al centro delle conversazioni social di questi tempi come lo è il Covid, relazionarsi con persone affette da tumore sarebbe davvero più semplice». </span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Lo Stefano Ferrari di oggi è cambiato rispetto al passato e cosa può dire a tutti coloro che hanno affrontato o stanno affrontando ciò che hai vissuto tu?  </strong> </span><br />
<span style="color: #000000;"> «Sostanzialmente è cambiata la percezione di tutto quello che mi circonda: alcune cose che in passato mi mettevano ansia o mi facevano arrabbiare ora sono decisamente passate in secondo piano, mentre ho cominciato a dare importanza a tutto quello che può rendere migliore la mia vita e quella di chi mi circonda. Le mie priorità ora sono diverse. A tutti quelli che si trovano a contatto con il cancro voglio dire di lottare con tutte le forze, di usare ciò che di più potente abbiamo a disposizione: il cervello!».</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Alberto Sanavia<br />
Ufficio stampa Kioene Padova<br />
<a style="color: #000000;" href="http://www.pallavolopadova.com">www.pallavolopadova.com</a> </em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Alessandra Lazzarotto</p>
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