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	<title>Alberto Sanavia &#187; voti</title>
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		<title>Le pagelle del Festival di Sanremo 2018</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 11:34:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dal top de Lo Stato Sociale al flop della coppia Facchinetti e Fogli &#160; Ermal Meta e Fabrizio Moro – “Non mi avete fatto niente”: VOTO 6,5 Canzone orecchiabile e facilmente memorizzabile, testo ragionato ma soprattutto interpreti ideali. Detto ciò, un pezzo segnato fin dall’inizio dal plagio (il ritornello è identico) di un brano proposto nel&#160;<a href="https://www.albertosanavia.com/le-pagelle-del-festival-di-sanremo-2018/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal top de Lo Stato Sociale al flop della coppia Facchinetti e Fogli</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ermal Meta e Fabrizio Moro – “Non mi avete fatto niente”: VOTO 6,5<br />
</strong>Canzone orecchiabile e facilmente memorizzabile, testo ragionato ma soprattutto interpreti ideali. Detto ciò, un pezzo segnato fin dall’inizio dal plagio (il ritornello è identico) di un brano proposto nel 2016 tra i giovani di Sanremo (il cui autore è lo stesso di “Non mi avete fatto niente”). Brano – quello “vecchio” – che rimane caricato on-line sul sito della Rai per scomparire magicamente appena fatta la frittata. Tutto viene ridimensionato, tutto viene taciuto. Meta e Moro sono i meno colpevoli, ma appare chiaro che si voleva ormai salvare l’operazione di mercato. Un pasticcio che farà saltare qualche testa, ma questo probabilmente non lo sapremo mai.</p>
<p><strong> Lo Stato Sociale – “Una vita in vacanza: VOTO 7<br />
</strong>La vera fresca novità di questa edizione. Brano che già tutti canticchiano e che in radio passa senza bisogno di spinte. Questi ragazzi hanno aperto il varco, ora starà alla loro intelligenza sfruttare l’opportunità per dare una svolta alla loro carriera.</p>
<p><strong>Annalisa – “Il mondo prima di te”: VOTO 6,5<br />
</strong>Una voce bella, potente, limpida. Un brano probabilmente non tra i suoi più immediati ma molto godibile.</p>
<p><strong>Ron – “Almeno pensami”: VOTO 5,5<br />
</strong>La canzone è di Lucio Dalla e anche il modo d’interpretarla da parte di Ron aiuta a capirlo. Più che un premio della critica, purtroppo quello assegnato dalla stampa appare più un premio alla memoria. Lucio ne ha fatti di meglio ed è giusto dirlo, anche se non c’è più e – inevitabilmente – manca a tutti.</p>
<p><strong>Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico – “Imparare ad amarsi”: VOTO 6/7<br />
</strong>Finché canta, la Vanoni continua ad avere una voce unica e adattissima a questo pezzo abilmente creato da Pacifico e Bungaro, due tra i migliori autori italiani contemporanei. Appena termina la musica, la cara Ornella però fatica ad avere punti di riferimento. Resterà negli annali la scena in cui, dopo aver ricevuto il premio per la migliore interpretazione, si rivolge a Baglioni chiedendo candidamente: “è il premio per che cosa?”</p>
<p><strong>Max Gazzè – “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”: VOTO 5/6<br />
</strong>Che sia un virtuoso della musica e un intellettuale del panorama musicale italiano è noto, motivo per cui l’orchestra ha premiato giustamente il suo lavoro. Detto ciò, quello proposto è un pezzo troppo complicato per il Festival di Sanremo.</p>
<p><strong>Luca Barbarossa – “Passame er sale”: VOTO 5/6<br />
</strong>Una ballata romana vecchio stampo, molto ben interpretata ma circoscritta ad un repertorio già sentito. Ben poco aggiunge di “nuovo”. Un esercizio stilistico che, nella competizione, è stata limitata dal dialetto.</p>
<p><strong>Diodato e Roy Paci – “Adesso”: VOTO 6/7<br />
</strong>Diodato ha potenzialità immense sotto svariati punti di vista. Un brano che convince dopo averlo ascoltato un po’ di volte ma l’interpretazione dei due sul palco è stata una delle migliori.</p>
<p><strong>The Kolors – “Frida (mai, mai, mai)”: VOTO 6<br />
</strong>Le radio probabilmente la lanceranno per un po’. Orecchiabile, accattivante ma poco più. Mi perdonino, ma citazione di Frida Kahlo appare un’operazione da “guardate che siamo anche culturali”. Poi ascolti il brano e sul “mai mai mai” del ritornello, sorridi.<br />
<strong>Giovanni Caccamo – “Eterno”: VOTO 5<br />
</strong>Se l’avesse fatta Tiziano Ferro probabilmente avrebbe avuto più successo, perché stranamente ci si attende di sentire la voce del cantautore di Latina. Brano però con poca verve, ennesima apparizione di Caccamo che arriva puntuale a Sanremo e poi svanisce nel nulla per tutto l’anno.</p>
<p><strong>Le Vibrazioni – “Così sbagliato”: VOTO 6<br />
</strong>Una canzone alla “Vibrazioni”, ma oltre al ritmo e ad una bella interpretazione sul palco, non regala particolari note che le permetteranno di essere ricordata negli anni.</p>
<p><strong>Enzo Avitabile e Peppe Servillo – “Il coraggio di ogni giorno”: VOTO 5<br />
</strong>Il pezzo non è male, ma la sua esecuzione manca di mordente. Si trasforma in una ballata mediterranea trita e ritrita che, sinceramente, ha stancato.</p>
<p><strong>Renzo Rubino – “Custodire”: VOTO 5<br />
</strong>Ci si aspettava di essere stupiti come ha fatto in passato. Invece ha voluto andare sul sicuro e questa carta non ha giovato nel confronto con gli altri.</p>
<p><strong>Noemi – “Non smettere mai di cercarmi”: VOTO 5,5<br />
</strong>La sua voce ha un mordente che le consente di dare un plus al brano. Ma va detto che è molto simile ad altri del suo passato, troppo. Dovrebbe iniziare a sperimentare qualcosa di diverso per non rischiare d’incagliarsi.</p>
<p><strong>Red Canzian – “Ognuno ha il suo racconto”: VOTO 6<br />
</strong>Probabilmente sarà un brano che verrà dimenticato presto dalle radio, ma la sua interpretazione è una delle più rock del Festival 2018. Oscura completamente gli ex colleghi dei Pooh, anche loro in gara.</p>
<p><strong>Decibel – “Lettera dal Duca”: VOTO 6<br />
</strong>Ruggeri si ritrova con i Decibel con cui portarono “Contessa” al Festival oltre 30 anni fa. E’ già stato detto che il pezzo è un omaggio a David Bowie. Buona musicalità ma forse testo poco coinvolgente per un pubblico così vasto.</p>
<p><strong>Nina Zilli – “Senza appartenere”: VOTO 5<br />
</strong>Non basta la sua bellissima voce a salvare un brano anonimo come la lettura di un codice fiscale.</p>
<p><strong>Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – “Il segreto del tempo”: VOTO 4<br />
</strong>Il brano peggiore. Facchinetti è una caricatura di se stesso che dice “muari” al posto di muori o “cuare” al posto di cuore. Fogli si sente ancora un ragazzino. E’ una canzone “alla Pooh” ma senza un proprio carattere.</p>
<p><strong>Mario Biondi – “Rivederti”: VOTO 4,5<br />
</strong>Voce profonda ma che a volte sembra impastarsi sulla lingua italiana. Brano lento che si trasforma in ninna nanna per il pubblico da casa e non.</p>
<p><strong>Elio e le storie tese – “Arrivedorci”: VOTO 5<br />
</strong>L’operazione di addio dalle scene è più centrata a livello teatrale che musicale. Li ricorderemo per altri brani, non per questo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Maria Elena Schiavon (c)</p>
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		<title>Diamo i voti alle canzoni di Sanremo 2017</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2017 10:27:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Al Bano – <em>Di rose e di spine: </em><em>voto</em> 4,5<br />
E’ chiaro che una buona fetta del pubblico di Sanremo sia composta da nostalgici – giusto per non chiamarli “anziani” – legati al prototipo di canzone sanremese anni ’50 – ed è giusto rappresentarli. E’ vero anche che Al Bano ha scritto una pagina importante della musica italiana. Tutto vero. Ma di recente con “Il Volo” abbiamo già dato, anche troppo. Inps.</p>
<p>Gigi D’Alessio – <em>La prima stella:</em><em> voto 5<br />
</em>Qualcuno, citando il cantore-poeta-chi-più-ne-ha-più-ne-metta partenopeo, potrebbe dirmi: ma “<em>Tu che ne sai</em>”! In effetti ne so ben poco di Gigi D’Alessio, non essendo egli un artista inserito nel mio lettore mp3. Ma gli va dato atto che in passato, rimanendo nel genere, ha fatto di meglio. Qui si è imitato.</p>
<p>Ron – <em>L’ottava meraviglia</em>: voto 5<br />
La stiamo cercando tutti, la meraviglia. Che in questo pezzo non si sente. Con l’immenso rispetto per un artista che ha già vinto Sanremo e vanta una carriera da Wikipedia, il brano non gli fa davvero onore.</p>
<p>Michele Zarrillo – <em>Mani nelle mani</em>: voto 5<br />
I suoi brani più famosi e belli sono passati tutti per Sanremo. Ascoltando i suoi album, le altre track non lasciano il segno. Credo che, questa volta, una delle track sia scivolata in Liguria.</p>
<p>Michele Bravi – D<em>iario degli errori:</em> voto5<br />
Dopo essermi fatto odiare da coloro che prima ho definito “anziani”, ora mi concentro sui teenager in modo da stare sul culo a tutti. Michele di “Bravi” ha solo il cognome, perché questo brano è una reale nenia da ninna nanna che non racconta niente di nuovo che non sia già stato detto. E meglio.</p>
<p>Nesli e Alice Paba – <em>Do retta a te</em><em>: voto 5</em><br />
Da un autore capace come Nesli mi aspettavo qualcosa di più graffiante. Il ritornello formato dalle rime “tu”, “più” e “blu” però merita l’applauso della mia maestra delle elementari (che, tra l’altro, saluto con affetto). Di Paba ricorderò con piacere il trucco shocking.</p>
<p>Sergio Sylvestre – <em>Con te</em>: voto 5<br />
Quando esci vincitore da un programma televisivo come “Amici”, solitamente canti 2-3 pezzi che diventano subito delle hit e – obiettivamente – gli autori già sanno che quello che ti faranno cantare diventerà un successo. Poi arrivi a Sanremo, il pezzo non decolla e punti tutto sulla voce che – nulla da dire – è bella. Ma non è un po’ poco?</p>
<p>Clementino – <em>Ragazzi fuori</em>: voto 5,5<br />
Il brano dell’anno scorso era terribile. All’Ariston c’erano solo amici e parenti che saltavano in piedi per tifarlo in maniera un po’ troppo… plateale. Quello di quest’anno è leggermente più sopportabile, a tratti quasi carino (ok, sto esagerando). Però sto 6 non arriva.</p>
<p>Bianca Atzei – <em>Ora esisti solo tu</em>: voto 5,5<br />
Al primo ascolto ho pensato che il ritornello fosse ideale per farlo eseguire all’orchestra “Titti Bianchi”. Al secondo ascolto ho pensato che alla sagra del pisello di Baone farebbe cantare l’intera piazza. Al terzo ascolto… no, non l’ho più ascoltato.</p>
<p>Alessio Bernabei – <em>Nel mezzo di un applauso</em><em>: voto 5,5</em><br />
Nel 2016 presentò “Noi siamo infinito”, che le radio mandarono in onda a lungo, prendendosi meritatamente la rivincita su coloro che non apprezarono il pezzo durante il Festival. Ora torna con un brano decisamente “peggiore”. Peccato per la serata cover: il suo Bennato non ha lasciato davvero il segno.</p>
<p>Raige e Giulia Luzi – <em>Togliamoci la voglia</em>: voto 5,5<br />
La sfortuna di questo pezzo è che sembra un inno ormonale da sottofondo per video di YouPorn. Il ritmo e l’idea però possono dare buoni frutti a lungo termine. Probabilmente, con un altro testo (o in lingua inglese) avrebbe spaccato da subito. Diesel.</p>
<p>Elodie – <em>Tutta colpa mia</em>: voto 6<br />
No Elodie, non è colpa tua. Il timbro della tua voce è pulito, bello, forse meno “caratteristico” rispetto ad altre colleghe. Si nota che c’è alle spalle una “gavetta” ma questa canzone non sfonda come dovrebbe. Ritornello carino, orecchiabile. Magari ci abitueremo a cantarla fra un po’. Forse.</p>
<p>Fabrizio Moro – <em>Portami via</em>: voto 6,5<br />
Nonostante l’ego smisurato di Fabrizio Moro arrivi allo spettatore prima della sua voce, nonostante i suoi sguardi siano sempre pronti per divenire lo “scatto ideale” per i fotografi, nonostante la sua aria da bello e dannato/tatuato, la canzone è ben strutturata. Testo e musica si fondono armoniosamente. Non è un brano da ballare in spiaggia, ma convince.</p>
<p>Chiara – <em>Nessun posto è casa mia</em> 6,5<br />
Per la nostra saonarese DOC, la nota negativa di questo brano è che sia poco adatto ad un contesto come quello di Sanremo. Ascoltatevi il brano su YouTube, magari in silenzio. L’atmosferà è sincera, magica. Però sullo schermo televisivo – anche se in HD – colpisce poco. Probabilmente questo la penalizzerà. Ma solo per l’evento Sanremo.</p>
<p>Ermal Meta – <em>Vietato morire</em>: voto 6,5<br />
Ha meritatamente vinto la serata delle cover, dimostrando di possedere una voce fuori dal comune. L’anno scorso portò in gara un bellissimo pezzo, premiato poi dalle radio. Pur non essendo incisivo come il precedente, questo “Vietato morire” e questa edizione potrebbero definitvamente consacrarlo.</p>
<p>Lodovica Comello – <em>Il cielo non mi basta</em>: voto 6,5<br />
Sembra di ascoltare un cartone animato, con consonanti e vocali scandite meglio della voce di Google Translate. Dovrebbe essere meno “Disney”, giusto per evitare che la prossima volta la facciano duettare con Topolino. Ma la canzone è fresca, orecchiabile. Alle radio piacerà.</p>
<p>Marco Masini – <em>Spostato di un secondo</em>: voto 6,5<br />
Molto radiofonico non lo è mai stato (se non in passato), ma questa volta si mette in gioco con ritmi differenti rispetto a quelli che lo caratterizzano. Un testo intenso, un’interpretazione che a tratti ricorda alcuni sound “alla Tiziano Ferro”. Professionista.</p>
<p>Paola Turci – <em>Fatti bella per te: </em>voto7<br />
Fosse per il suo fascino, avrebbe già vinto. Dovendo essere sinceri, “Fatti bella per te” non è il massimo della profondità, ma la costruzione del pezzo e la sua esecuzione sono tipiche di chi sa fare musica. Artigiana delle note.</p>
<p>Giusy Ferreri – <em>Fatalmente male</em>: voto 7<br />
Apparirà come un voto controcorrente rispetto a quello che potrà essere il suo cammino in questa edizione del Festival (era in bilico dall’essere eliminata). Eppure questa canzone è davvero bella. Un pop italiano che può essere trasmesso e ascoltato ovunque. Outsider.</p>
<p>Samuel – <em>Vedrai</em> 7<br />
Il difetto di Samuel può essere paragonabile a quello di Ligabue: alcune canzoni tra loro sembrano uguali. E’ un confine labile, in cui si richia di passare dal baratro al capolavoro. “Vedrai” non è un capolavoro, ma porta dentro un sound marchiato “Subsonica” che – immagino – per lui possa esserespesso sia gioia che dolore.</p>
<p>Francesco Gabbani – <em>Occidentalis Karma</em>: voto 7<br />
Il vincitore di Sanremo Giovani 2016 non ha paura d’osare ma, soprattutto, di divertirsi. Una canzone “stupida” (di sicuro gli autori non sono Verdi e Leopardi)? In realtà s’inserisce in quella fascia ora occupata da artisti come Gazzè e Silvestri, in grado di far ballare, divertire e riflettere allo stesso tempo. Una dote che in pochi hanno.</p>
<p>Fiorella Mannoia – <em>Che sia Benedetta</em>: voto 7<br />
Con quella voce può cantare ciò che vuole. Ma non basta per assegnarle un bel voto. “Che sia Benedetta” è un mix intenso di testo e musica. Probabilmente poco “canticchiabile” e questo probabilmente penalizzerà la sua radiofonicità nel lungo tempo. Ma l’applauso è d’obbligo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Alberto Sanavia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FOTO DI MAURO PASTORELLO</p>
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