La storia del Ponte della Libertà che trasformò Venezia in penisola

Che lo si chiami “Gran Ponte sulla veneta Laguna”, “Ponte Littorio” o “Ponte della Libertà”, esso ha cambiato vita a Venezia e ai veneziani. A 172 anni dalla sua inaugurazione, il vento è divenuto complice del suo provvisorio “isolamento”

 

Che andiate in auto, in treno, con i mezzi pubblici o in bicicletta, il primo approccio con Venezia passa attraverso un ponte. Come un’insolita anguilla della terraferma che prova a morderla invidiosa, il Ponte della Libertà è l’anticamera dell’ingresso nella città senza tempo. Alla stregua di Caronte, questi attuali 3.850 metri traghettano i visitatori verso un’esperienza unica nel suo genere. Vi accorgerete che Venezia nasconde sempre qualcosa, vi dona un’immagine che ne cela altre. Racconta storie e bugie, come una donna affascinante che stringe la mano al proprio uomo strizzando l’occhio ad un passante. Vi accorgerete che Venezia svelerà segreti, abbatterà certezze, rinnoverà la vostra conoscenza con un pizzico di magia.

MUSSOLINI? NON ERA ANCORA NATO
Ecco che la prima bugia – seppur veniale – transita già su questo ponte, anzi, doppio ponte. In molti sostengono che il Ponte della Libertà fu fatto costruire da Benito Mussolini. Anzitutto non si chiamava Ponte della Libertà ma “Gran Ponte sulla veneta laguna” e fu edificato (in prima realizzazione), 42 anni prima della nascita del dittatore italiano.

La prova arriva dal libro di Giovanni Gerlin – oggi conservato nella Osterreichische Nationalbibliothek – dato alle stampe dalla tipografia veneziana di Giovanni Cecchini. L’impero asburgico sotto la guida di Ferdinando I d’Austria, che tanto aveva tolto e dato al popolo veneziano, citando il Gerlin “il 27 novembre 1840 concedette ad una società lombardo-veneta l’erezione di questo ponte che lungo 3.600 metri e di archi 222 costò sei milioni di lire correnti”. Presumibilmente, all’epoca, tale opera non fu vista subito con positività dai veneziani (soprattutto dai barcaioli), tanto che lo stesso Gerlin nella sua prefazione precisò che “noi faremo riflettere che da un aumentato e più vivo movimento di passeggeri e di oggetti fino a Venezia, consegue un più animato movimento nell’interno di essa”.  La direzione dei lavori fu affidata all’ingegner Andrea Noale e oltre 1000 uomini al giorno presero parte all’opera, piantando complessivamente in acqua 80 mila pali di larice per le fondazioni e utilizzando 21 milioni di mattoni cotti. Il Gran Ponte venne inaugurato domenica 11 gennaio 1846 ma aperto al pubblico da mercoledì 14 gennaio dello stesso anno, divenendo così il ponte più lungo del mondo.

LA RINASCITA
Nel 1931, il bresciano Eugenio Miozzi vinse il concorso pubblico per titoli di Ingegnere della direzione lavori e servizi pubblici del Comune di Venezia. La sua rivoluzione urbanistica – un po’ come avvenne un secolo prima sotto il controllo austriaco – servì a ridare slancio alla città. Non è un caso che il 15 ottobre del  1973 il consiglio comunale gli assegnò il titolo di Capo emerito del Comune di Venezia come “novatore e restauratore di vecchi sistemi”. Oltre a progettare e sostituire i due ponti in ferro sul Canal Grande, fece erigere in legno provvisorio il ponte dell’Accademia e il ponte degli Scalzi (in pietra e inaugurato il 28 ottobre 1934). Miozzi non fece altro che riprendere in mano il progetto del suo collega Vittorio Umberto Fantucci (in un turbolento rapporto di amore e conflitto con il Governo del tempo). Il 25 aprile del 1933 il Gran Ponte venne affiancato dalla nuova opera, che permise l’accesso a Venezia con le automobili. Inaugurato dai principi di Piemonte Umberto e Maria Josè, prese così il nome di Ponte Littorio dato che quel giorno a presenziare vi fu anche il prima citato Benito Mussolini. Un nome (il secondo) che durò fino alla caduta del fascismo, venendo poi mutato in Ponte della Libertà, che mantiene ancora oggi. Negli anni ’70 e ’80 furono aumentate – non senza difficoltà – le linee ferroviarie e ad oggi si presenta come un ponte formato da due carreggiate separate con due corsie per senso di marcia (ora è presente anche una linea per il tram). I binari ferroviari sono quattro e vi è un lungo marciapiede con pista ciclabile a completamento dello stesso.

 
IL VENTO CHE VUOLE ISOLARE VENEZIA
Ponte della Libertà Venezia
La pista ciclabile, a seguito della giornata di maltempo verificatasi l’11 giugno 2016, fu divelta dal vento in quanto la passerella in legno era semplicemente poggiata sulla struttura, ma senza essere assicurata alla stessa. Chissà cosa avrebbe commentato il Gerlin..

Non solo. A poco più di 172 anni dalla sua inaugurazione – ed esattamente il 25 febbraio 2018 – un grosso palo in acciaio cadde rovinosamente a terra all’altezza del pilone 70, sempre a causa delle forti raffiche di vento. Per più di 8 ore la circolazione fu bloccata in entrambi i sensi di marcia, riportando per brevissimo tempo Venezia alle sue origini di “isola”.

LA PIETRA, CHE MODERNITA’…
A proposito di ponti… bisogna scomodare il filologo e storico Giovanni Battista Gallicciolli per capire che inizialmente i ponti di Venezia erano in legno. Realizzati in modo semplice – cioè piani – perché appoggiati sopra pali di sostegno, al massimo potevano essere appena un poco arcuati. Di sicuro non avevano gradini, in modo da poter essere cavalcati liberamente (può sembrare strano ma i cavalli a Venezia una volta c’erano, eccome). Il primo ponte in pietra pare che nacque ufficialmente il 10 giugno del 1337 in quanto venne citato nel libro Philipicus come “S. Barnabae pons lapideus struitur”. Per costume, i ponti dovevano essere realizzati e curati dai residenti dei sestieri, che facevano capo ai Capi di Contrada. Tra pubblici e privati, oggi a Venezia si contano 435 ponti.

 

Alberto Sanavia

 


NOTE
– Copertina: disegno del Gran ponte sulla veneta laguna del 1846
– Photo By Didier Descouens (Own work) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons –
https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AVenise_Aero_Pont_de_la_Libert%C3%A9.jpg