La stele di Padova che rischiò d’essere dedicata a… Napoleone

La straordinaria e incredibile storia della stele Giustiniani di Antonio Canova. “Nascosta” per anni, per poco non fu dedicata a Bonaparte. Un’opera che ha trovato pace solo dopo un secolo dalla sua realizzazione

 

Nato a Possagno (TV) il 1° novembre 1757, il pittore e scultore Antonio Canova fu uno dei principali esponenti degli ideali estetici del neoclassicismo. Fin qui, nulla di nuovo. Basta sfogliare un qualsiasi manuale per scoprirlo. A soli 20 anni, su sollecitazione del letterato e politico veneziano Andrea Memmo, Canova ricevette da Ernestina Stahrenberg e da Leonardo Venier il compito di realizzare le statue in onore del Provveditore Alvise Valaresso e dello scienziato Giovanni Poleni, da posizionare in Prato della Valle a Padova.
Il suo legame con la città di Padova ebbe però la definitiva consacrazione con un bassorilievo datato 1795 e conservato senza troppo scalpore nel museo civico degli Eremitani dal 1896. Esposto ancora oggi al pubblico in un angolo al piano superiore dell’edificio, in pochi sanno che questa splendida opera nasconde una storia molto travagliata.
Una storia fatta di promesse, lunghe attese, spostamenti ma soprattutto di “dediche”. La stele Giustiniani, così immobile nella sua docile maestosità, cela invece un passato movimentato. Perché raccontare tutto questo? Perché il valore di un’opera non è data solo da ciò che rappresenta, ma dalla vicenda che – ad oggi – l’ha portata così ai nostri occhi.

 

Il viaggio può iniziare.

 

LA NASCITA DELLA STELE GIUSTINIANI
E’ il 21 dicembre 1795. Il letterato Giovanni Scardova, “annotatore diligente di cose patrie” e al quale oggi (2018) è dedicata una piccola via nel quartiere San Gregorio di Padova, aggiunse il nome del capitano e vice podestà veneziano Girolamo Giustiniani – in prossimità di lasciare l’incarico – nel libro intitolato “Cittadini nobili che compongono il Consiglio della Magnifica Città di Padova”.
Il Prof. Antonio Selva, in quanto amico intimo di Canova, intercesse con l’artista per la realizzazione di un’opera marmorea che non solo avrebbe reso onore all’operato del Giustiniani, ma che a tutti gli effetti si sarebbe trasformata in un dono rappresentativo della città di Padova.
Nei primi giorni del gennaio 1796, Canova visitò la Sala del Consiglio sopra la Loggia della Gran Guardia in Piazza dei Signori. E’ lì che il bassorilievo sarebbe stato posizionato, tanto che il 23 dello stesso mese Antonio Canova scrisse al Selva: “il lume sarà ottimo, ed io penso di comporlo con una figura sedente, rappresentante Padova con li suoi attributi”.

 

I MODELLI DELLA STELE
Nei mesi seguenti Canova proseguì il suo lavoro a Roma e il 14 maggio del 1796 informò

Disegno preparatorio della stele Giustiniani

Disegno preparatorio della stele Giustiniani

Selva che il modello era pronto. “Sono stato obbligato a farne due di questi modelli”, scrisse, “perché il primo aveva voltata la figura di Padova verso la scala, e non poteva farmi bene con il lume della finestra; dimodoché ne ho composto un’altra che guarda al lume, e sembra che faccia bene”.
A luglio dello stesso anno realizzò inoltre un disegno e un ulteriore modello (probabilmente preparato dalla sua “officina”) che fece spedire a Padova.
Nel mese di maggio del 1797 l’opera trovò il suo compimento, ma bisognava fare i conti con la minaccia francese.
Una minaccia che stava per cambiare il corso di questa storia.

 

LA STELE “BONAPARTE”
Il 1797 è l’anno dell’ingresso dei francesi in Italia. Il 12 maggio l’ultimo doge di Venezia – Ludovico Manin – abdica decretando la fine della Serenissima Repubblica.
Canova riceve indicazioni da Padova di sospendere l’iscrizione dedicata a Giustiniani sulla stele, ma dopo 15 giorni dalla caduta della Serenissima, l’artista contrariato impugna carta e penna scrivendo a Selva che – rinunciando a queste iscrizioni – “…resterà una tabella di forma poco conveniente. Vogliatemi bene, e credetemi”.
I mesi trascorrono, la stele rimane a Roma e nel frattempo Canova attende i 26 zecchini necessari per spedirla a Padova. Tutto tace fino all’ottobre dell’anno 1800. Sotto la minaccia francesce, il segretario Renato Arrigoni scrive a Canova che “nell’epoca democratica chiesero i Padovani che venisse levato dal loro Basso-rilievo il ritratto del Giustiniani, sostituendovi quello di Bonaparte”.
Vuoi per paura, vuoi per un probabile fascino comunque esercitato dal nuovo eroe del secolo, Canova realizza un disegno nel quale scompare la dedica al Giustiniani.
La donna rappresentata nel disegno ora scrive: “NAPOLEON ME AVSPICAT”.

 

IL TEMPO GUARISCE: DA BONAPARTE AL “NUOVO” GIUSTINIANI
La realizzazione del disegno pro-Napoleone e il sopito fervore politico dei primi tempi,

La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova

La stele Giustiniani al museo civico Eremitani di Padova

giocano a favore della stele che, a tutti gli effetti, non subisce modifiche e viene messa in secondo piano rispetto alle esigenze dell’epoca.
Nel 1802 il nobile Antonio Conte Zacco-Lion si fa portavoce di quei padovani che volevano finalmente portare l’opera in quel di Padova. Ecco che questa fu l’occasione per sfruttare l’iscrizione dedicatoria apposta sulla tabella in onore dello zio di Girolamo Giustiniani, ossia Nicolò, vescovo di Padova e fondatore dell’Ospedale.

 

IMBALLATO A LUNGO: IL VENTENNIO DI “PRIGIONIA” E LA PACE NEL MUSEO
Giunta finalmente a Padova nel giugno del 1802, la stele rimase imballata per un mese, in quanto il Selva doveva trovare un luogo idoneo e “in buon lume”. Non solo. La famosa dedica da incidere sulla stele ottenne la definitiva approvazione nell’ottobre del 1803, quando tutti convennero sullo scrivere:
stele giustiniani dettaglio 01
NIC. ANT. IVSTINIANO
PONTIFICI
NOSOCOMI AVCTORI
ME
GRATES MIEDITANTEM VNVS
SCVLPAT CANOVA

Finita qui? Assolutamente no. Custodita per tre anni nel Collegio dei Giuristi nel Palazzo Vescovile, nel 1806 la stele venne spostata nella Sala Sedute della Congregazione. L’attesa di definitiva collocazione proseguì fino al 1821 quando lo stesso Antonio Canova si decise di venire a Padova col suo allievo Rinaldi per posizionarla nell’Ospedale Giustinianeo. Inizialmente collocata all’ingresso, fu poi trasferita in un’altra ala a maggior riparo “dagli oltraggi di mano profana”.
Il destino nomade della stele Giustiniani potrà godere della definitiva pace solo verso la fine del secolo (1896), trovando spazio nel museo civico che ancora oggi la ospita.

 

L’OPERA
Storia a parte, la stele Giustiniani è un capolavoro di grazia e simboli.
– La Matrona rappresenta Pastele giustiniani dettaglio 05dova. Appare come una giovane donna, idealizzata e aggraziata nelle forme del viso e del corpo, lasciando intravedere un seno, le forme del corpo, braccia e gambe coperte da un leggero velo. I capelli sono raccolti da un nastro con una ciocca leggera a sfiorarle il collo. Sul capo è posizionata una corona “turrita” e il volto è leggermente chinato a seguire l’incisione di cui abbiamo già parlato.
– La tavola su cui scrive la Matrona è sostenuta da un fanicullo alato, snello e leggero, il cui volto divertito e incuriosito è intento a sbirciare l’iscrizione. Sotto la tavola spuntano due serpenti che si attorcigliano attorno al caduceo, simbolo non solo della città di Padova ma delle scienze e delle arti. Uno dei due serpenti presenta la testa di un caprone, a dimostrare che questa terra era dotata di un suolo fecondo per i pascoli.
– La civetta posta sopra alla tavola, vola verso il basso, a vigilanza degli studi. stele giustiniani dettaglio 04
– Sul braccio della Matrona è posizionata una fettuccia da cui pende un antico sigillo tratto dalla nobile famiglia dei Conti di Lazzara. Attorno al sigillo appare una scritta a definire i confini del territorio secondo l’epoca: MUSON, MONS, ATHES, MARE CERTOS DANT MIHI FINES. Sopra all’antico castello appare la scritta PADUA.
– Lo scalino in pietra su cui poggiano i piedi della Matrona è inciso in maniera leggera e aggraziata per non togliere l’attenzione dello spettatore dalla centralità dell’opera.
A partire da sinistra, la punta di un vascello simboleggia l’arrivo dei troiani a Padova che leggenda vuole fondatori della città. Il primo è un soldato che regge un’asta a guardia del luogo, mentre al suo fianco due abitanti del luogo si abbracciano (compiaciuti per ciò che si sta realizzando) osservando un muratore chino su se stesso mentre è intento a solcare il terreno su indicazione di Antenore, che ragiona sulla formazione della nuova città. Dietro di lui, il figlio e la moglie, con quest’ultima che porta lo sguardo al cielo, riconoscente per aver concesso alla loro famiglia un asilo così felice. Le ultime due figure sulla destra sono una pecora e un toro, simboli della fertilità del terreno e della necessità dell’agricoltura. stele giustiniani dettaglio 06Sullo sfondo, a chiudere l’immagine, il profilo dei Colli Euganei in lontananza.
– La cima della stele è composta da un frontone lavorato con precisione e al cui centro è posizionata una corona d’alloro, simbolo di prestigio per i risultati raggiunti.

 

Alberto Sanavia

 

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
– Albrizzi Isabella, “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova”, Pisa, 1822
– De Lazara Nicolò, “Per le faustissime nozze Pappafava-Cittadella”, Padova, 1859
– Gamba Bartolommeo, “Biblioteca canoviana, ossia, Raccolta delle migliori prose, e de’ più scelti componimenti poetici sulla vita, sulle opere ed in morte di Antonio Canova”, Giovanni Parolari Tipografo Editore, Venezia, 1823
– Missirini Melchior, “Della vita di Antonio Canova”, Milano, 1824
– “Notizie intorno alla vita di Antonio Canova”, Giuseppe Orlandelli Editore, 1822
– Orsolato Giuseppe – Notizie storiche e lettere di Antonio Canova sopra il basso-rilievo collocato nella chiesetta della spedale in Padova
– Rosini Giovanni, “Saggio sulla vita e sulle opere di Antonio Canova”, Niccolò Capurro Editore, Pisa, 1830
IMMAGINI
– Le foto sono realizzate da Alberto Sanavia
– Il disegno è tratto dal terzo tomo di “Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova” di Albrizzi Isabella, Pisa, 1822